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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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§. 2. Della falsa setta de' Manichei.

 

20. Diciamo qui ancora qualche cosa della setta dei manichei, i quali in parte sono simili a' gentili, mentre ammettono due dei distinti. Questi tengono esservi due principj, o sia due dei indipendenti ed eterni, ma contrari l'uno all'altro, uno sommamente buono, l'altro sommamente malo. Or chi non vede l'insussistenza di un sistema così empio e così ridicolo? Un principio solamente malo esistente ripugna in se stesso; perché se si considera un tal principio contrario in ogni cosa al principio buono, egli non sarebbe altro che un infinito niente, il quale non ha alcuna perfezione, né di potenza, né d'intelligenza e neppure di realtà. Se poi s'intendesse come un principio che possedesse tutte le altre perfezioni di potenza, intelligenza ecc., ma fosse di natura malevola, egli sarebbe composto di attributi ripugnanti. Poiché se fosse intelligente, dovrebbe intendere quel che è retto, ed intendendo il retto, come potrebbe poi rifiutarlo? Almeno,


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in questa ipotesi, egli sarebbe un Dio ingiusto ed infelice; ingiusto, perché sarebbe contrario al retto senza giusta causa: infelice, perché odierebbe la stessa sua natura così perversa, che odia il bene conosciuto. Oltreché Iddio si considera come un ente infinitamente perfetto: e come poi un ente sommamente malo può considerarsi qual Dio, mancandogli l'esser pietoso verso i miseri, ed anche l'esser benevolo verso i buoni?

 

21. Si aggiunge che se vi fossero questi due principj tra loro opposti, o la potenza loro sarebbe ineguale o sarebbe eguale. Se fosse ineguale, o prevarrebbe il principio buono, ed egli non permetterebbe mai che il malo operasse; o prevarrebbe il principio malo, e nel mondo non vi sarebbe alcun bene. Se poi si volesse fingere che questi due principj avessero egual potenza, in tal caso non vi sarebbe nel mondo altro che una continua confusione e sconcerto; poiché l'uno continuamente perturberebbe l'opera dell'altro.

 

22. Più ridicola poi è la convenzione che finge tra questi due principj l'empio Bayle. Si domanda: tra questi due principj chi avrà determinati i termini del bene che vorrebbe fare il principio buono, ed i termini del male che vorrebbe fare il principio malo, giacché l'uno e l'altro sono indipendenti? Inoltre a chi di questi due sarebbe data la facoltà di creare gli uomini? Forse sta limitato a ciascuno il numero delle anime che debbono crearsi? E chi ha stabilita questa limitazione? A chi poi spetterà la potestà di condannare o di perdonare? Ma a che serve più l'andar esaminando questa convenzione così inetta, quando non può considerarsi un ente che sia Dio, e non sia, come di sopra si disse, sommo, perfettissimo, onnipotente e rettore del tutto?

 




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