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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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CAP. V. Si prova che la chiesa cattolica romana è l'unica vera, e tutte le altre sono false ed eretiche.

 

1. Per ben intendere che la chiesa cattolica romana è l'unica vera, bisogna supporre due cose per certe. La prima, che siccome vi è un solo vero Dio, così non può esservi che una sola vera fede ed una vera chiesa di Gesù Cristo: Una fides, unum baptisma, unus Deus1. Onde di due chiese che insegnano cose opposte circa i dogmi o precetti della legge, una sola può esser la vera; e fuori di questa chiesa ch'è l'unica arca di salute, niuno può salvarsi, come confessò lo stesso Calvino. La seconda cosa certa è che la chiesa cattolica romana è stata la prima chiesa cristiana. Chi volesse negarlo, dica qual è stata la prima. Ma no, perché niuna setta ciò nega. Ecco come parla l'eretico Gerardo: Certum quidem est primis quingentis annis veram fuisse, et apostolicam doctrinam tenuisse2. Né può negarsi, perché è noto a tutti che la chiesa romana è stata la prima fondata da Gesù Cristo, propagata poi dagli apostoli, ed indi data ad esser coltivata e retta da' pastori, che dagli stessi apostoli discendono per legittima e continuata successione, secondo quel che scrisse s. Paolo: Ipse dedit quosdam quidem apostolos... alios autem pastores et doctores ad consummationem sanctorum in opus ministerii, in aedificationem corporis Christi3. E questo carattere non può trovarsi che solamente nella chiesa romana, dove non può negarsi che i loro pastori traggono la loro origine immediatamente dagli apostoli, come attestano s. Cipriano, s. Girolamo, s. Agostino, e prima di essi s. Ireneo scrivendo così: Per Romae fundatae ecclesiae eam, quam habet ab apostolis traditionem et fidem, per successionem episcoporum provenientem usque ad nos, confundimus omnes eos, qui per caecitatem et malam conscientiam aliter quam oportet colligunt4. Scrisse s. Ottato milevitano: Bono unitatis b. Petrus praeferri omnibus apostolis meruit, et claves regni coelorum communicandas ceteris solus accepit. Lo stesso scrisse Tertulliano5. il quale dice che quella società cristiana che non potesse dimostrare d'essere stata la prima per farsi conoscere vera e legittima, almeno dovrebbe provare di aver l'origine da alcuno degli apostoli. Ma ciò era quel che assicurava s. Agostino, a tenere fermamente che la romana fosse la vera chiesa di Gesù Cristo: Tenet me, dicea, in ipsa ecclesia ab ipsa sede Petri usque ad praesentem episcopatum successio sacerdotum6. Dunque la costante e perpetua successione de' pontefici da s. Pietro sino a' tempi nostri prova senza dubbio


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che la chiesa romana è la vera chiesa di Gesù Cristo.

 

2. Ma a noi basta che gli eretici ammettano che la chiesa romana sia la prima: perché, ammesso che sia la prima, ella non può esser vera; mentre scrisse l'apostolo che la chiesa fondata da Gesù Cristo è vera chiesa di Dio, ed è la colonna e la base della verità: Scias quomodo oporteat te in domo Dei conversari, quae est ecclesia Dei vivi, columna et firmamentum veritatis1. Se dunque la chiesa romana è vera chiesa di Dio, tutte le altre da lei uscite e separate sono false ed eretiche. Ex hoc ipso, scrisse s. Girolamo, quod postea instituti sunt, eos se esse iudicant, quos apostolus futuros praenuntiavit, cioè falsi profeti.

 

3. Oppongono gli eretici pretesi riformati, e dicono che la chiesa romana fu vera sino al terzo secolo (altri dicono sino al quarto ed altri sino al quinto) e che poi non è stata più sposa, ma è divenuta adultera, poiché è stata corrotta da' cattolici, che hanno corrotti i dogmi. Ma come è mancata la nostra chiesa? Ed in quali dogmi può dirsi corrotta, mentr'ella ha ritenuti gli stessi dogmi che tenne sin dal principio in cui fu fondata da Gesù Cristo? Ella è stata sempre la medesima in tutt'i tempi, sicché quelle verità che oggi noi crediamo, furono già credute ne' primi secoli, come la libertà dell'arbitrio, la virtù de' sacramenti, la presenza reale di Gesù Cristo nell'eucaristia, l'esistenza del purgatorio, l'invocazione de' santi, la venerazione delle loro reliquie ed immagini. I novatori, queste verità che noi teniamo esser di fede, ardiscono di chiamarle errori; ma dicono, siccome ci avvisa il Bellarmino2, che tali errori furono certi nei nel volto della chiesa nascente. Dunque l'adorar Gesù Cristo come presente nell'eucaristia, l'adorar la croce, il venerare le immagini dei santi ne' primi secoli non furono che semplici nei? E come poi oggidì questi nei son diventate orrende idolatrie, com'essi le appellano? Forse le idolatrie sono semplici nei? Inoltre come ha potuto Iddio permettere questi errori così enormi per tanti secoli nella sua chiesa, sino che venissero questi novelli riformatori Lutero, Zuinglio e Calvino a dissiparli? E se la vera chiesa è mancata almeno per nove secoli, secondo dicono, come Dio ha potuto permettere che gli uomini fossero stati per tanto tempo senza chiesa, finché venissero questi nuovi illuminati maestri?

 

4. Stretti gli avversarj da questi argomenti, han trovato l'invenzione di dire che sia mancata la chiesa visibile, ma non l'invisibile: asserendo che la chiesa è composta de' soli predestinati, come vogliono i calvinisti, o dei soli giusti, come vogliono i luterani confessionisti: cose tutte contrarie agli evangeli, dove abbiamo che la chiesa militante è composta di giusti e peccatori; e perciò ella è figurata ora coll'aia dove vi è frumento e paglia, ora colla rete che ritiene pesci d'ogni genere, ora col campo dove vi è grano e zizzania. Dicono i novatori: almeno non è necessario che la chiesa sia sempre visibile. Ma si risponde in primo luogo che ciò dovrebbero provarlo, ma non lo provano. Giovan Battista Croffio (come riferisce il p. Pichler nella sua teologia dogmatica) palesò in una sua scrittura, data fuori nell'anno 1695. , aver pregato più volte i predicanti ad additargli qualche testo di scrittura, dove s'indicasse questa chiesa invisibile, e non averlo potuto ottenere. Quandoché all'incontro è chiaro dal vangelo che la chiesa non può essere invisibile: Non potest abscondi civitas supra montem posita3. Siccome, dice il Signore, una città posta sopra d'un monte non può esser celata agli occhi di chi vi passa; così la chiesa non può esser nascosta agli uomini che vivono in questa terra. Come potea parlare più chiaro Gesù Cristo? Quindi abbiamo che il medesimo Salvatore disse a s. Pietro: Et tibi dabo claves regni coelorum. Et quodcumque


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ligaveris super terram, erit ligatum et in coelis; et quodcumque solveris super terram, erit solutum et in coelis1. Per qualunque cosa che qui s'intenda il legare e lo sciogliere, o per l'assoluzione sacramentale (come l'intendono i cattolici), o per le censure, o per la predicazione (come l'intendono gli eretici), tutti senza dubbio son ministerj esterni della chiesa visibile e patente; sicché, come scrisse monsignor Bossuet nella sua conferenza avuta col signor Claudio, e data poi alle stampe, quella fu dichiarata vera chiesa di G. Cristo, che confessa Gesù Cristo esternamente, e che esercita il ministero esterno delle chiavi.

 

5. Che poi quindi la chiesa fosse visibile in ogni tempo, è stato e sarà sempre necessario, acciocché ognuno in ogni tempo possa apprendere la vera dottrina de' pastori ecclesiastici, ricevere i sacramenti, ed esser indirizzato per la buona via, se mai ha errato. Altrimenti se in qualche tempo la chiesa fosse nascosta ed invisibile, a chi allora dovrebbero gli uomini ricorrere per sapere ciò che han da credere e da operare per conseguire l'eterna salute? Quomodo credent ei, dice s. Paolo, quem non audierunt? Quomodo autem audient sine praedicante2? Di più scrisse il medesimo apostolo agli ebrei: Obedite praepositis vestris, et subiacete eis. Ipsi enim pervigilant, quasi rationem pro animabus vestris reddituri3. Or come potrebbero i fedeli osservar questa ubbidienza a' loro prelati, se la chiesa fosse nascosta, sicché non potessero conoscere chi fossero i loro prelati? Quindi scrisse lo stesso s. Paolo che il Signore ha posti visibilmente nella sua chiesa i pastori e i dottori, acciocché non restiamo ingannati da' falsi maestri, che insegnano errori: Et ipse dedit quosdam quidem apostolos... alios autem pastores et doctores etc., ut iam non simus parvuli fluctuantes, et circumferamur omni vento doctrinae in nequitia hominum, in astutia ad circumventionem erroris4.

 

6. Si risponde in secondo luogo che la chiesa cattolica, essendo stata vera nel suo principio, non ha potuto mai mancare neppure per un momento; poiché questa fu la promessa di Gesù Cristo, che non mai le porte dell'inferno (s'intendono le eresie) avrebbero avuta forza di abbatterla. Ecco quel che disse s. Pietro: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam5. Ed un'altra volta promise agli apostoli, e per essi a tutti i fedeli, che non mai gli avrebbe abbandonati sino alla fine del mondo: Et ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi6. Posto dunque per certo che la chiesa romana è stata la prima fondata da G. Cristo, se ella è stata vera una volta, attese le promesse di Gesù Cristo, dee necessariamente tenersi ch'è stata sempre vera, e sarà sempre vera. Con questo argomento s. Agostino confutò i donatisti, i quali parimente diceano che a' tempi loro, cioè nel quinto secolo, era mancata la chiesa. Quindi saggiamente dice un dotto autore (Pichler7) che per convincere gli eretici non vi è strada più breve e più accertata che il far loro vedere che la nostra chiesa cattolica è stata la prima chiesa fondata da Gesù Cristo; perché, provato ciò, resta provato ch'ella è l'unica vera chiesa, e che tutte le altre che da essa si son separate, e discordano ne' punti di fede, vanno certamente errate. Ecco come scrisse il re Carlo II. d'Inghilterra in un suo foglio, che dopo la di lui morte fu ritrovato chiuso in una sua cassettina: Cristo non può avere qui in terra se non una chiesa (il che pare a me evidente); e quest'unica chiesa non può esser altra che la romana cattolica. Onde stimo che l'unica questione è di sapere dove sia quella chiesa che noi professiamo di credere; e poi dobbiamo credere tutto ciò ch'ella


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ci propone. E quindi finalmente egli abbracciò la fede cattolica.

 

7. Il calvinista Jurieu convinto appunto da questa verità, e vedendo non potersi negare che la vera chiesa di G. Cristo non può risedere tra le società separate dalla chiesa romana, ch'è la più antica di tutte, ha inventato un nuovo sistema, il quale al presente è stato abbracciato specialmente dalle sette calviniste, dicendo che tutte le società che non discordano ne' punti fondamentali, elle non sono già uscite dalla chiesa romana, ma sono la chiesa medesima. Siccome, dice, nella chiesa romana vi son diverse sentenze secondo le diverse scuole de' tomisti, scotisti, agostiniani e d'altri, e contuttociò professano la stessa fede; così tra noi la fede e la chiesa è la stessa, benché diversi siano i canoni e le discipline. E dicendo così, avviene a costoro quel che scrisse s. Agostino agli eretici del suo tempo: Quod vultis, creditis: quod non vultis, non creditis: vobis potius, quam evangelio creditis1. Ma rispondiamo agli avversarj: è vero che tra' cattolici vi sono diverse scuole e diverse sentenze; ma però le loro questioni si aggirano solamente circa alcuni punti non definiti dalla chiesa: ma tutti convengono poi circa i dogmi, o siano articoli principali di fede e dalla chiesa già decisi. Per esempio tutte le scuole confessano la necessità della grazia ad ogni atto buono e la libertà dell'arbitrio nell'uomo, cose che noi teniamo per articoli di fede. Come poi sia efficace la grazia, se pel concorso del libero consenso umano, o efficace per se stessa: se poi quest'efficacia sia nella predeterminazione fisica, o nella dilettazione vittrice: e se nella dilettazione vittrice relativa, o vittrice morale; queste son controversie non ancor decise, e che non si oppongono alla fede.

 

8. Ma vediamo pure quali sono i punti che il signor Jurieu tiene per soli fondamentali. Egli non gli spiega, o gli spiega troppo confusamente, dicendo: Articolo fondamentale è quello, da cui dipende la rovina della gloria di Dio e 'l distruggimento dell'ultimo fine dell'uomo. Onde, per quel che può ricavarsi da' suoi scritti, i punti fondamentali sono quattro: il mistero della Trinità, il mistero dell'Incarnazione, il premio eterno de' giusti e la pena eterna de' peccatori dopo la presente vita. Ma noi diciamo che oltre a cotesti articoli, tutti gli altri, proposti dalla chiesa come di fede, tutti debbono credersi fermamente da' fedeli con eguale assenso, e tutti sono fondamentali; e perciò le sette discordanti nella credenza di tali articoli sono state sempre giudicate come separate dalla chiesa cattolica così da' padri, come dai concilj e specialmente dal Niceno I. can. 8. , dal Costantinopolitano I. can. 6. e Costantinopolitano II. act. 3. Quindi s. Vittore papa nel secolo II. separò dalla comunione della chiesa romana gli asiatici, detti Quartodecimani, che voleano celebrar la pasqua nel giorno decimoquarto della luna di marzo, non nella domenica seguente. Nel Cartaginese II. furono condannati i novaziani, che negavano la remissione a' caduti nelle persecuzioni. Nel Costantinopolitano II. furono separati dalla chiesa quei che diceano essere state le anime prodotte prima della formazione de' corpi, can. 1. e quei che diceano che i cieli e le stelle erano animate, can. 6. Inoltre noi leggiamo nel vangelo di s. Matteo2: Si ecclesiam non audierit, sit tibi sicut ethnicus. Basta dunque il non voler sentire le definizioni della chiesa per esser fuori della chiesa, la quale, dice s. Paolo, non essendo che un solo corpo, non può aver che un solo spirito3.

 

9. Ma dice Jurieu: Il distinguere i punti fondamentali da' non fondamentali è una questione spinosa e difficile a risolversi. Di più dice: Non appartiene alla chiesa il definire quali siano i punti fondamentali; ma sono eglino tali di lor natura. Ma chi, dimandiamo, definirà quali punti son fondamentali e quali no? Il giudizio forse privato di ciascheduno?


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Ma se dovesse esser così, quante definizioni contrarie vi sarebbero? Mille. Ed ecco allora tante chiese quante sono le definizioni diverse de' punti. No, replica il Jurieu, non appartiene ad alcuno il definire quali punti di fede sieno fondamentali; poiché questi punti fondamentali son tali di lor natura. Ma se son tali di lor natura, perché egli dice poi che il distinguere i punti fondamentali da' non fondamentali è una questione spinosa e difficile a risolversi? E chi definirà quali sieno questi punti fondamentali di lor natura? Questi punti fondamentali di lor natura o sono manifesti da sé, o sono oscuri: se sono manifesti, essi non debbono esser soggetto di questione spinosa e difficile; o sono oscuri, ed han bisogno di definizione.

 

10. Da tutto ciò che si è detto si vede quanto è insussistente questo nuovo sistema del Jurieu, nuovo a tutti gli stessi protestanti, i quali prima di lui, non già si son chiamati uniti alla chiesa romana, ma più presto si son vantati di essersi da lei separati, per esser ella dopo il secolo quarto o quinto divenuta chiesa adultera (come dicono) e fede dell'Anticristo, infetta di errori e d'idolatrie. Inoltre come il signor Jurieu può dire che le loro chiese riformate sieno una sola e medesima chiesa, che professa la medesima fede, quando sappiamo che i teologi di Zurigo nella prefazione apologetica diretta alle chiese riformate nel 1578. asseriscono che tra loro vi erano più controversie circa i punti fondamentali, come d'intorno alla persona di Gesù Cristo, circa l'unione e distinzione delle due nature divina ed umana ed altre simili. Indi soggiungono che le loro discordie erano giunte a segno che si erano tra essi ripigliate molte eresie che prima erano state già condannate. Ecco le loro parole: Tanto furore contenditur, ut non paucae veterum haereses, quae olim damnatae fuerunt, quasi ab inferis revocatae, caput attollant. Di più Giovanni Sturmio protestante, parlando similmente delle controversie che v'erano tra le loro chiese, dice: Praecipui articuli in dubium vocantur; multae haereses in ecclesiam Christi invehuntur; plana ad atheismum paratur via. E questo autore può dirsi profeta; perché in fatti oggidì buona parte de' protestanti sono caduti nell'ateismo, siccome si scorge da' libri che continuamente caccian fuori. Poiché in verità col tempo le cose si sono ben dicifrate, sì che i medesimi protestanti han conosciuta l'insussistenza del loro sistema e della loro dottrina; onde han cercato poi di abbandonarsi all'estremo dell'ateismo, o sia materialismo, con negare ogni massima di fede, e dire che ogni cosa è materia: e perciò si avanzano a dire che non vi è né Dio, né anima, né altra vita per noi che la presente, e così han cercato di liberarsi da ogni rimorso nella vita brutale che menano. Ma per quanto pensano e faticano, affin di rimuover dalle loro coscienze questo rimorso, sarà sempre impossibile che vi giungano. Al più che potranno giungere, sarà di mettersi a dubitare se vi è Dio e vita eterna: ma il pienamente persuaderselo non è, né sarà mai loro possibile; perché la stessa ragion naturale ci detta che vi è un Dio creatore del tutto e giusto rimuneratore, e che le anime nostre sono eterne ed immortali. Pretendono gli infelici di trovar pace col dubitare se vi è Dio, per non avere alcun censore e punitore delle loro iniquità; ma non troveranno mai questa pace; perché il solo dubbio che vi sia, seguirà a tormentarli sempre col timore della divina vendetta.

 

11. Ma ritorniamo al punto. Al detto dunque di essi medesimi novatori, mettonsi in dubbio tra loro anche gli articoli principali della fede. Ed infatti, come riferisce il cardinal Gotti nella sua dotta opera: La vera chiesa1, i luterani riconoscono una persona in Cristo; ma Calvino e Beza ne mettono due, uniformandosi in ciò a Nestorio. Lutero ed altri suoi discepoli dicono che


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in Cristo la stessa natura divina patì e morì; ma Beza giustamente riprova questa esecranda bestemmia. Calvino fa Dio autore del peccato; i Luterani all'incontro dicono questa esser bestemmia. Lutero dice che Cristo, anche secondo l'umanità, è in ogni luogo; ma Zuinglio e Calvino lo riprovano. Calvino dice che i bambini de' fedeli, benché muoiano senza battesimo, pure si salvano; ma lo nega Lutero. Di più Lutero ammette tre soli sacramenti: battesimo, eucaristia e penitenza; Calvino ammette il battesimo e l'eucaristia, e nega la penitenza; ma poi ammette l'ordine, che nega Lutero. Zuinglio all'incontro nega così la penitenza, come l'ordine, ed ammette il battesimo e l'eucaristia. Di più Lutero confessa doversi adorare nell'eucaristia la presenza reale di Gesù Cristo nell'attual comunione, ma Calvino ciò chiama un'idolatria. Melantone (a cui si unì poi anche Lutero) dice esser necessarie le opere buone per la salute eterna; ma i calvinisti assolutamente lo negano. Ora dimando: come questi articoli non sono fondamentali, quando dal crederli o negarli, secondo gli stessi riformatori, dipende l'esser noi o salvi o dannati, o fedeli o idolatri? Bisogna dunque dire che queste chiese dette evangeliche nel contraddirsi in tali articoli errano circa i mezzi necessarj alla salute e circa i punti principali della fede. Ed infatti, come abbiam detto di sopra, Calvino chiama i Luterani falsarj, empj, calunniatori ed anche idolatri, perché adorano Gesù Cristo nell'eucaristia. E per la stessa ragione Zuinglio (presso il cardinal Gotti nel luogo citato) chiama Lutero seduttore e negatore di Gesù Cristo. All'incontro Lutero chiama i zuingliani e gli altri sacramentarj sette dannate, bestemmiatori ed anche eretici, dicendo: Haereticos censemus omnes sacramentarios, qui negant corpus Christi ore carnali sumi in eucharistia1.

 

12. Scrive un dotto autore, ben inteso, della ruina della fede che fanno nel presente secolo gl'indipendenti ed i latudinarj, i quali sotto il pretesto di unione hanno introdotta una dissoluzione di quasi tutti i misterj della fede, e così han data l'ultima mano all'opera incominciata da' falsi riformatori de' due secoli passati, facendo della religion cristiana quel che fecero i romani di Gerusalemme, nella quale non lasciarono pietra sopra pietra: sicché in quanto a costoro tutto è andato a terminare in un generale indifferentismo, sino ad ammettere il giudaismo e 'l maomettismo. Ben ciò fu preveduto da monsignor Bossuet, che dal disprezzo che faceano i riformati dell'autorità della chiesa cattolica doveano passare a non far conto neppure dell'autorità de' lor riformatori. Invano han preteso i ministri protestanti di rimediare al disordine di veder ridotta a nulla la religion cristiana, col tenere per articoli non essenziali, e così giungere anche a negare la divinità di Gesù Cristo e dello Spirito santo, la verità delle sacre scritture, la necessità della soddisfazione di Cristo, del battesimo, della grazia, l'immortalità dell'anima e l'eternità delle pene infernali. Cercarono di riparare con prediche, decreti, minaccie, deposizioni e scomuniche, come appunto si fece nel sinodo Vallone, che tennero i protestanti nell'anno 1690 in Amsterdam; ma a poco a poco l'empia indipendenza e l'esterminatrice libertà di coscienza si son fatte amare dal partito riformato. Diceano i latudinarj: Noi siamo mille contro ad uno. Soggiungeano che i decreti e le censure spettavano al papismo, non già alla riforma, che gode il privilegio della libertà di coscienza. Ma non vedono che da questa libertà di coscienza son nate poi innumerabili sette diverse, che hanno riempita l'Inghilterra, l'Olanda e la Germania di eretici, di deisti e di atei?

 

13. Lutero e Calvino furono già i primi ad aprir la porta a questo perverso libertinaggio. Indi Zanchio, i due Socini, Arminio ed Episcopio allargarono la porta, e pensarono di toglier le


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difficoltà col ritrovato della generale indifferenza. Il d'Huisseau ministro di Saumur, Chillingworth co' suoi teologi di Oxford, Cromwel co' suoi Liberi Muratori allargarono più la via. Altri poi, come le accademie di Duisburg e dello stato di Brandeburg, e l'università di Francfort co' suoi due eroi Corrado e Giovanni Berg, e con Samuello Strimesio e Gregorio Franco ed altri amici, come Ugone Grozio, Martino Hundio, Calisto, Paion, Burneto, Locke ed altri si sono adoperati ad avanzar la grande opera, ch'è giunta finalmente, come si vede nel famoso Comentario Filosofico ed in tanti altri libri moderni pestilenziali, ad un tal indifferentismo, che si riduce ad un puro deismo e deismo tale, ch'è pronto a vivere in pace coll'ateismo. Il ministro Papin (il quale fu ricondotto alla chiesa da monsignor Bossuet) fu talmente atterrito dalla vista di sì formidabili conseguenze, a cui vedeasi strascinato dalla forza della libertà di coscienza, che coll'aiuto della divina grazia diede in dietro, e ritornò all'antica madre la santa chiesa cattolica, la quale si ride di tutte queste religioni che non s'accordano con loro stesse, ed in somma non sono che un gruppo di confusioni e di opinioni particolari, che ciascuno adatta a se medesimo e muta secondo gli piace, sì che finalmente si riducono questi tali a fare una vita rilasciata, e a non credere più niente. Scrisse bene il vescovo di Londra Edmondo Gibson in una sua lettera pastorale: Tra la rilassatezza e l'empietà vi è troppo gran vicinanza. E monsignor di Fénélon arcivescovo di Cambrai disse che tra il cattolicismo e l'ateismo non vi è via di mezzo. E ciò in fatti la sperienza lo dimostra.

 




1 Ephes. 4. 5.

2 De eccl. c. 11. Sect. 6.

3 Eph. 1. 11. et 12.

4 L. 3. c. 3.

5 L. de praescr. c. 20.

6 S. Aug. epist. fundatum. c. 4. n. 5.

1 1. Tim. 3. 15.

2 De Notis eccl. c. 5.

3 Matth. 5. 14.

1 Matth. 16. 18.

2 Rom. c. 10. 14.

3 Hebr. 13. 17.

4 Ephes. 4. 11.

5 Matth. 16. 18.

6 Matth. 28. 19.

7 Teol. dogm. controv. 3. de eccl. in praef.

1 L. 13. contra Faust. c. 3.

2 Cap. 18.

3 Ephes. c. 4. 4.

1 C. 8. §. 1. n. 9.

1 Apud Ospin. part. 2. histor. sacram. p. 326.




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