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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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CAP. VII. Si dimostra la necessità d'un capo supremo nella chiesa per conservare l'unità della dottrina, e si fa vedere che questo capo fu san Pietro.

 

1. Affinché nel governo della chiesa vi fosse un ordine perfetto, non bastava il destinar solamente diversi ministri per assisterla, disposti con diversi gradi secondo i diversi ministerj che vi sono nella gerarchia ecclesiastica; ma era ancor necessaria la subordinazione degli uni agli altri, acciocché tutte le parti della chiesa si riducessero ad una perfetta unità. Perciò nella chiesa si fa distinzione della podestà di ordine da quella di giurisdizione, come già si distingue la ragion di comandare da quella d'ubbidire. Ond'è che nella chiesa si è stimata sempre necessaria la missione de' ministri ordinata da' loro superiori.

 

2. Il nostro Salvatore pertanto, lasciando di esser presente alla chiesa, prima della sua gloriosa ascensione volle in questa terra costituire un suo vicario visibile, che come supremo capo la governasse, acciocché tutti i fedeli a lui ricorressero ne' loro dubbj e da lui potessero ottenere il certo oracolo della vera dottrina, e così all'incontro si conservasse in tutta la chiesa una stessa fede; altrimenti non avrebbe ciò potuto ottenersi, se non si fosse stabilito da Dio un sol rettore e giudice, che infallibilmente definisse le controversie, ed a cui tutti dovessero sottoporsi. Propterea, scrisse s. Girolamo, unus eligitur, ut, capite constituto, schismatis tollatur occasio1. S. Cipriano pronunziò quella gran sentenza che tutte le eresie e gli scismi son nati, perché non si è ubbidito al pontefice, e non si è considerato ch'egli è l'unico giudice che in nome di Cristo regge la chiesa: Neque enim aliunde haereses obortae sunt, aut nata schismata, quam inde quod sacerdoti Dei non obtemperatur, nec unus in ecclesia ad tempus sacerdos et ad tempus iudex vice Christi cogitatur: cui si secundum magisteria divina obtemperaret fraternitas universa, nemo adversus sacerdotum collegium quidquam moveret2.

 

3. Perciò ne' sacri vangeli la chiesa è paragonata ora ad un regno, dove uno è il re; ora ad un ovile, dove uno è il pastore; ora ad un esercito, dove uno è il comandante; ora ad una casa, dove uno è il capo; ed ora ad una nave, dove uno è il piloto. Così fu già instituita anche l'antica chiesa, cioè la sinagoga, la quale era retta dal sommo sacerdote con governo monarchico, che fra tutti i governi è il migliore, giusta il comun sentimento di tutti i savj. Onde non può credersi che G. Cristo abbia voluto meglio provvedere alla sinagoga, la quale dovea dopo la sua venuta esser ripudiata, che alla chiesa sua sposa, che non mai aveva ad esser da esso abbandonata.

 

4. Troppo chiaramente poi apparisce dal vangelo che fra tutti gli apostoli s. Pietro fu eletto da Gesù Cristo per suo


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vicario, ed a lui fu dato il primato sulla chiesa, allorché, avendolo egli confessato per figlio di Dio vivo, il Signore gli disse: Et ego dico tibi quia tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam1. Con tali parole ben fu dichiarato che s. Pietro restava in terra per fondamento e sostegno di tutto l'edificio della chiesa, secondo comunemente l'intendono i santi padri. S. Basilio: Quoniam fide praestabat, ecclesiae aedificationem in seipsum recepit2. S. Leone: Tantum in hac fidei sublimitate (Petrus Christo) complacuit, ut beatitudinis felicitate donatus, sacram inviolabilis petrae acciperet firmitatem, supra quam fundata ecclesia portis inferi praevaleret3. Ed in altro luogo rappresenta Cristo che parla a Pietro: Cum ego sim inviolabilis petra... tamen tu quoque petra es, qui mea virtute solidaris, ut quae mihi potestate sunt propria, sint tibi mecum participatione communia4. S. Cipriano: Primatus Petro datur, ut una Christi ecclesia et cathedra una monstretur5. Ed altrove dopo le parole: Tu es Petrus etc. soggiunge: Super illum unum aedificat ecclesiam, et illi pascendas mandat oves suas6. E lo stesso dicono s. Ilario, Tertulliano, Origene, s. Epifanio e s. Gio. Grisostomo7.

 

5. Ma preveniamo l'opposizione degli eretici. Non ha dubbio che il fondamento principale della chiesa è stato, e sempre sarà Gesù Cristo, secondo quel che scrisse s. Paolo: Fundamentum aliud nemo potest ponere, praeter id quod positum est, quod est Christus Iesus8. Ma avendo Gesù Cristo poi costituito Pietro per fondamento della chiesa, con ciò venne a dichiarare che egli è il fondamento primario della chiesa, di Pietro e di tutti i fedeli, ma che Pietro poi è il fondamento secondario, niente però dal suo diverso. S. Basilio9 dice che Cristo Petra est, et petram facit: quae sua sunt, largitur servis suis. È indubitabile che il Signore, comunicando a Pietro il nome di pietra, gli comunicò la podestà vicaria di capo. Sicché la fabbrica della chiesa si ritrova eretta sopra l'uno e l'altro fondamento, principalmente sopra quello di Cristo, ma immediatamente ancora sopra quello di Pietro; e quindi è che coloro i quali escono fuori di questo piano, non appartengono più alla chiesa, e restano da lei divisi. E così svanisce ogni lusinga degli eretici di poter ritrovar salute, fabbricando solamente, come dicono, sulla fede di Gesù Cristo. Poiché tal fede non sarà mai vera, se non va unita con quella di Pietro e de' pontefici suoi successori. All'incontro è sicuro, né può errare chi si ritrova unito col capo visibile della chiesa, che ci ha lasciato Gesù Cristo per fondamento, regola, dottore e vindice della fede.

 

6. Inoltre soggiunse il Signore a san Pietro: Et tibi dabo claves regni coelorum. Et quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum et in coelis; et quodcumque solveris super terram, erit solutum et in coelis10. Per la parola claves fu confermata la podestà suprema, secondo quel che dicesi nell'Apocalisse11: Haec dicit sanctus et verus, qui aperit, et nemo claudit; claudit, et nemo aperit.

 

7. Né osta che agli altri apostoli furono dette le stesse parole, e data la podestà di sciogliere e legare: Amen dico vobis, quaecumque alligaveritis super terram etc.12. Poiché tutti gli apostoli furono mandati da Gesù Cristo a propagare la fede, colla facoltà di crear sacerdoti, vescovi e chiese in quel principio, in cui dovea stabilirsi la nuova legge; questa facoltà non però data agli apostoli fu una facoltà subordinata sempre a quella di s. Pietro, come dice lo stesso p. Natale nel tomo 3. al §. 3. e 4. , ove difende il primato di Pietro, altrimenti non avrebbe potuto difenderlo; e fu estraordinaria che in essi si estinse; ma la podestà


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data a s. Pietro fu assoluta e come ordinaria, secondo scrive Pietro de Marca1 che dovea passare anche a' successori. Sicché dice s. Girolamo che sebbene in quel principio, nel quale dovea propagarsi la fede, tutti gli apostoli ebbero la stessa facoltà, nondimeno solamente a Pietro fu data la podestà suprema, affinché come capo presiedesse a tutti: Super Petrum fundatur ecclesia, licet idipsum alio in loco super omnes apostolos fiat, et cuncti claves regni coelorum accipiant, et ex aequo super eos ecclesiae fortitudo solidetur; tamen propterea inter duodecim unus eligitur, ut, capite constituto, schismatis tollatur occasio2. Lo stesso dice s. Cipriano: Pari consortio praediti (erant) apostoli et honoris et potestatis; sed exordium ab unitate proficiscitur, et primatus Petro datur, ut ecclesia una monstretur3. Il che si unisce a quel che scrisse in altro luogo, dove disse che siccome il lume del sole è uno, ed i raggi son molti: Sic et ecclesia Domini luce perfusa per totum orbem radios suos porrigit, unum tamen lumen est, quod ubique diffunditur... unum caput est et origo una, cioè s. Pietro, a cui è stato conferito il primato della chiesa4.

 

8. Erra Lodovico Dupino5 in dire che la podestà suprema è presso la chiesa, e dalla chiesa è comunicata al papa ed a' vescovi. Erra, dico, perché in tal modo affatto distrugge il primato di Pietro. È vero che s. Agostino disse che Cristo diede le chiavi alla chiesa rappresentata da Pietro, ma il santo non considerò già Pietro come ministro della chiesa, ma come principe e capo di quella, rappresentante la chiesa, siccome il re rappresenta tutti i suoi vassalli e 'l padre di famiglia tutti i suoi figli. E perciò s. Agostino scrisse poi che Pietro in tanto rappresenta la chiesa, in quanto ne ha il primato: Quaedam dicuntur, quae ad apostolum Petrum proprie pertinere videantur, nec tamen habent illustrem intellectum, nisi cum reiiciuntur ad ecclesiam, cuius ille agnoscitur in figura gestare personam propter primatum, quem in discipulis habuit: sicut est: tibi dabo claves regni coelorum6. Ed in verità dice il p. Natale questo esser il sentimento di s. Agostino, che a s. Pietro furon date le chiavi, non già come legato della chiesa, ma come suo capo e rettore: Petro non sunt collatae claves nisi nomine ecclesiae legato, nego: ut ecclesiae supremo post Christum et sub Christo rectore ac moderatore, concedo. Illius itaque propositionis duplex potest esse sensus: primus, quod s. Petrus ecclesiae nomine claves acceperit, quemadmodum regius orator nomine regis alicuius civitatis claves accipit, in quam propterea nullam habet potestatem; at nequaquam ita est. Secundus, quod ecclesiae nomine claves acceperit, ut illius rector et moderator, quomodo princeps populi nomine gladium accipit, et ad eius tuitionem regni splendorem convertere tenetur. Quo sensu s. Petrum claves nomine ecclesiae accepisse dixit s. Augustinus7. Quindi scrive un dotto autore moderno, Carlo Gagliardi8, Haeresim porro (parlando del dir di Dupino) et schisma sapiunt assertiones istae. Dal capo scorre la podestà alle membra, non già dalle membra al capo. Claves Dominum Petro, scrisse Tertulliano, et per eum ecclesiae reliquisse9.

 

9. Ma almeno, dicono gli avversarj, s. Paolo fu eguale nella podestà a san Pietro; mentre scrivono s. Ireneo e s. Epifanio che ambedue questi apostoli furono vescovi di Roma; e lo stesso s. Paolo disse che a lui incumbea sollicitudo omnium ecclesiarum10. Ma si risponde che non si nega aver fatto ambedue questi apostoli l'officio di pastori in Roma, e non altro che ciò conchiudono le autorità addotte de' citati padri; ma non già che a s. Paolo fosse stata da Dio concessa la stessa podestà


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suprema, che fu data a s. Pietro. In quanto poi alla sollecitudine che avea s. Paolo di tutte chiese, risponde s. Agostino che quella solamente riguardava clavem scientiae, che fu data a s. Paolo, come dottore delle genti, ma non già clavem potentiae, che solo a s. Pietro fu conferita. S. Paolo dunque fu già eguale a s. Pietro nel predicar la dottrina, ma non già nell'esercitare la podestà nel governo universale della chiesa1. Perciò solo a s. Pietro fu imposta la cura di confermare gli apostoli suoi fratelli: Et tu aliquando conversus confirma fratres tuos2. E Gesù medesimo dichiarò che gli apostoli non erano tutti eguali, ma che v'era tra essi il maggiore, volendo che questi si portasse come il minore per amore dell'umiltà. Qui maior est in vobis, fiat sicut minor: et qui praecessor est, sicut ministrator. Nam quis maior est? Qui recumbit, an qui ministrat? Nonne qui recumbit3? Colle quali ultime parole spiegò il Signore che non parlava della maggioranza di virtù, ma di grado del ministero della chiesa, quale fu quel primato concesso a s. Pietro, che fu supremo, come quello di Gesù Cristo. Onde scrisse s. Cirillo che a san Pietro si dee la stessa ubbidienza che si dee a Gesù Cristo: Petro omnes iure divino caput inclinant, et primates mundi, tanquam ipsi Domino Iesu, obediunt4.

 

10. Inoltre disse il Signore a s. Pietro: Pasce agnos meos... pasce oves meas5. Per la parola pasce s'intende ogni atto pastorale di presedere, condurre e ridurre. Per agnos s'intendono tutti i fedeli, che sono i figli; e per oves, che sono le loro madri, s'intendono tutti gli apostoli e i vescovi loro successori, secondo il comun sentimento de' santi padri con s. Leone, che scrisse: De toto mundo unus Petrus eligitur, qui et universarum gentium vocationi et omnibus apostolis, cunctisque ecclesiae patribus praeponatur, ut quamvis in populo Dei multi sacerdotes sint, multique pastores, omnes tamen proprie regat Petrus, quos principaliter regit et Christus6.

 

11. Dunque, tornano a replicare gli eretici, sarà vero che la chiesa ha due capi, o che non è Cristo il capo della chiesa, ma il papa. Ma la risposta è patente ad ognuno. Cristo è stato ed è il capo principale che ha fondata la chiesa, ed ora la governa colla sua assistenza; ma perché, come si disse di sopra, partendosi egli dalla terra, vi bisognava un capo visibile, cui tutti potessero ricorrere, e regolarsi col di lui giudizio, perciò Cristo medesimo ha costituito un suo vicario in terra qual capo a sé sostituito della chiesa, a cui vuole che tutti ubbidiscano. E siccome chi ubbidisce al viceré, ubbidisce al re; così chi ubbidisce al pontefice, ubbidisce a Gesù Cristo. Ma come può chiamarsi il papa capo della chiesa, se egli è membro della chiesa? È membro a rispetto di Gesù Cristo, ch'è il capo principale ed invisibile di tutti; ma a rispetto della chiesa è capo visibile, che la governa da parte di Gesù Cristo.

 

12. Non lasciano poi di replicare quell'invecchiata opposizione, a cui s'è risposto tante volte, della riprensione che fece san Paolo a san Pietro, scritta da lui stesso a' galati: In faciem ei restiti, quia reprehensibilis erat7. Altri, come s. Girolamo8, rispose che quella contesa fu concertata ad arte per quietare gli ebrei: ma altri più verisimilmente e più comunemente, con s. Agostino9 con s. Cipriano, s. Gregorio, s. Tommaso10 e collo stesso san Girolamo, che poi si rivocò11, dissero che fu vera riprensione, ma che non già trattavasi allora del dogma che anche


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nella legge evangelica dovessero riceversi le osservanze giudaiche. Ben sapea s. Pietro che quelle doveano abolirsi, anzi egli stesso prima quando s. Paolo riferì i rumori che faceano i giudei convertiti di Antiochia, volendo che i gentili venuti alla fede si circoncidessero, fortemente riprese una tal pretensione, dicendo: Nunc ergo quid tentatis Deum imponere iugum super cervices iudaeorum, quod neque patres nostri, neque nos portare potuimus1? Ma solamente si trattava d'un punto di disciplina e di convenienza, cioè se conveniva allora abolire o no, la legge mosaica. Poiché sebbene ella era già morta, nondimeno non era ancora fatta mortifera, onde disse s. Agostino che dovea seppellirsi con onore. Ed in fatti s. Paolo stesso in que' principj, per evitare lo scandalo de' giudei, volle che s. Timoteo fosse circonciso2. Del resto giustamente s. Paolo riprese poi san Pietro, il quale per timore di non disgustare i giudei credenti si separò dai gentili, che non osservavano le leggi di Mosè; poiché in quel tempo doveasi tenere più conto di non atterrire i gentili credenti, i quali erano molti, che di non disgustare i giudei, ch'erano pochi, e senza ragione si scandalizzavano in vedere che gl'incirconcisi non si uniformavano alle loro osservanze.

 

13. Oppone di più un certo autor protestante anonimo che la nostra chiesa neppure è infallibile, essendo tra noi controverso qual sia il tribunale che infallibilmente definisca le questioni di fede, se il papa solo, o il concilio solo, o pure il papa col concilio uniti. Ma erra questo autore; perché, ancor dato che la prima sentenza, cioè che il papa solo sia infallibile nelle sue definizioni ex cathedra, fosse dubbia, benché noi la teniamo per certa, siccome dimostreremo nel capo X., con tutto ciò da niuno de' nostri si dubita, né si è dubitato mai che risieda l'infallibilità nel papa, almeno quando a lui si unisce il consenso de' vescovi o congregati in concilio, o dispersi per la terra.

 




1 L. 1. contra Iulian.

2 S. Cypr. l. 1. ep. ad Cornel.

1 Matth. 16. 18.

2 L. 2. contra Eunom.

3 Serm. 94. de Transf.

4 Serm. in annivers. Assumpt.

5 L. de unit. eccl.

6 Advers. Novat.

7 Apud Ios. Baron. contra Picin. diss. 2. c. 3.

8 1. Cor. 3. 11.

9 Hom. 28. de poen.

10 Matth. 16. 19.

11 C. 3. v. 7.

12 Matth. 18. 18.

1 Diss. de primat. Petri n. 8.

2 S. Hier. l. de unit. eccl.

3 Ep. 2. ad Cor. c. 11.

4 S. Cyp. de unit. eccl.

5 Diss. primat. Rom. p.

6 S. Aug. in ps. 108.

7 In dissert. 4. sect. 1. §. 3.

8 Iust. can. tit. 12.

9 L. Scorpiaci c. 10.

10 2. Cor. 11. 28.

1 Si avverta qui che l'opinione da alcuni proferita che s. Pietro e s. Paolo fossero due capi della chiesa fu condannata da Innocenzo X. con decreto speciale a' 24. di febbraio del 1647, e fu dichiarata vera eresia, condannandosi insieme tutti i libri dove questa perniciosa opinione trovasi scritta.

2 Luc. 22. 32.

3 Luc. 22. 26. e 27.

4 L. Thesaur. ap d. Th. opusc. contra graec.

5 Io. 21. 16. et 17.

6 Serm. 3. de Assumpt. ad pontificat.

7 Gal. 2. 12.

8 Comment. in Gal. 2.

9 Ep. 81. n. 22.

10 2. 2. q. 33. a. 4.

11 Apud Aug. ep. 180. ad Ocean.

1 Act. 15. 10.

2 Act. 16. 3.




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