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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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CAP. XI. Conclusione dell'opera.

 

1. Giova qui per ultimo concludere, e rivangare in breve tutto ciò che si è detto nella prima, seconda e terza parte. Certamente vi è Dio, altrimenti se non vi fosse un Dio creatore, non vi sarebbe alcun di noi, sue creature, perché non può esservi alcun effetto senza la sua causa. I materialisti per escludere che vi sia Iddio, ricorrono alla materia eterna, e dicono che tutti gli oggetti sono materia, e dalla materia sono stati prodotti. Ma questo empio sistema è affatto insussistente per tante ragioni che sono già addotte nella prima parte. Se non vi fosse altra ragione,


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a provarlo basta il vedere che la materia è per sé cieca ed inerte; onde non potea da sé muoversi a produrre altr'oggetto senza il suo motore. E se non vi fosse stato Iddio, come vogliono i materialisti, il motore di questa materia non sarebbe stato altri che il caso, che l'avrebbe mossa e regolata; ma il caso che non ha mente non potea esser autore del mondo, per cui formare vi ha bisognata una mente d'infinita sapienza, affin di costruirlo con un ordineregolato e sì costante, come lo vediamo formato. Oltreché la materia non potea produrre gli spiriti, quali sono le anime nostre, perché niuno può dare quel che non ha; posto il quale principio, ch'è evidente, formammo quel grande argomento, a cui non v'è risposta, cioè: l'anima ha mente che pensa: la materia non può aver mente: dunque l'anima non può esser prodotta dalla materia. Tolta dunque di mezzo la materia eterna, v'ha da esser un primo principio che ha dato l'essere a tutti gli oggetti così materiali, come spirituali. E questo principio è Dio, che essendo da sé, è indipendente, perfettissimo ed infinito in tutte le perfezioni.

2. Posto poi che vi è Dio, vi ha da esser religione; giacché, avendo egli creati uomini ragionevoli, è giusto e necessario che da costoro sia adorato, amato ed ubbidito per mezzo della religione; e perciò l'uomo è tenuto a cercare fra tutte le religioni, tanto diverse fra di loro, qual sia la vera. Ma all'uomo ottenebrato nella mente in pena del peccato non bastava il solo lume naturale a fargli vedere qual fosse la vera religione; onde fu a ciò necessaria con modo speciale la divina rivelazione che ce la scoprisse. Quella religione dunque che ha ricevuta la vera rivelazione divina, quella dobbiamo credere, ch'è la vera. Per tanto abbiam veduto nell'opera, che non ha potuto esser rivelata da Dio la religione de' gentili, giacché questi in vece del vero Dio, adoravano tanti falsi dei, e tra questi annoveravano i pianeti, le bestie, i demonj e gli uomini morti dopo una vita scellerata. Basta dire che credeano più dei, per intendere ch'erano tutti falsi, poiché, siccome abbiam dimostrato nella parte III. c. II. Iddio non può esser che uno.

 

3. La religione ebraica fu vera un tempo prima della venuta del Messia, e questa ricevette allora la vera divina rivelazione, la quale prima fu da Dio comunicata a' patriarchi e profeti di quel popolo, e poi fu registrata nelle sacre scritture e confermata da' miracoli, e dall'avveramento delle profezie. Ma dopo la venuta del Messia, che fu Gesù Cristo, ella non è più religione, ma è divenuta una setta di empj e di ostinati, che sieguono a rifiutare il lor Redentore promesso, quantunque abbiano veduto avverarsi tutte le profezie fatte nelle divine scritture, che da essi medesimi sono a noi pervenute, nelle quali stava già predetto così il tempo della venuta del Messia, come il castigo che dovean patire il pena della loro ostinazione. Oltreché al presente sieguono essi la legge del Talmud piena di errori e di bestemmie.

 

4. La religione maomettana ognuno sa non esser altro che un miscuglio di ebraismo e di eresie, di cui fu propagatore un uomo vile, qual fu Maometto, impudico e ladrone, che colla ciurmaglia di gente a lui simile sedusse i popoli ad abbracciare una fede ed una legge, ch'è più propria per le bestie che per gli uomini. Vantava Maometto, come scrisse nel suo Alcorano, che questa sua religione gli era stata rivelata da Dio; ma basta legger l'Alcorano per vedere che quanto ivi sta scritto non è altro che favole, inezie ed empietà. Sicché vedesi al presente che fra tutte la sola religion cristiana è l'unica vera, rivelata da Dio prima nel testamento vecchio e poi nel nuovo, che insegna a credere misterj superiori bensì, ma non opposti alla ragione; che impone precetti tutti santi e ragionevoli; comprovata di poi colla conversione del mondo, che illuminato dalla luce delle verità s'indusse a lasciare


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una legge, qual'era quella dei gentili, che dava licenza d'ammetter tutti i vizj, per abbracciar la legge di Gesù Cristo, che comanda di vincere ogni passione terrena, e di astenersi da ogni atto e pensiero malvagio. Di più ella è stata confermata coll'avveramento delle profezie, colla testimonianza de' miracoli e colla costanza dei martiri, che senza l'aiuto divino non avrebber potuto certamente soffrire tante crudeltà de' tiranni. Sono insomma sì chiare le prove della religion cristiana, che ogni fedele giustamente può dire a Dio con Riccardo di s. Vittore: Domine, si error est, quem credimus, a te decepti sumus; iis enim signis doctrina haec confirmata est, quae, nisi a te, fieri non potuerunt1.

 

5. Ma nella religion cristiana vi sono diverse chiese, che professano diversi dogmi di fede: tra queste quale sarà la vera? La vera è la chiesa cattolica romana; e perché? Perché ella è stata la prima fondata da Gesù Cristo, e tutte le altre da essa sono uscite, e si son separate; cosa che niuno nega. E se la chiesa romana è stata la prima, ella senza dubbio è l'unica vera; poiché Gesù Cristo medesimo che l'ha fondata, ha detto ch'ella non mai mancherà sino alla fine del mondo. Dunque se la romana è vera, tutte le altre che sono da lei divise, e professano diversa fede, son certamente false. A torto pertanto si lamenta Pietro Bayle che il dogma dell'intolleranza che tengono i cattolici è orribile, e li rende nemici del genere umano. Si legge praticata quest'intolleranza dai primi secoli della chiesa, ne' quali i fedeli han ricusata sempre la comunione degl'infedeli e degli eretici. Ripiglia il signor Rousseau: Iddio si contenta di ogni culto, purché gli sia fatto dal cuore. Questo è falsissimo, perché il cuore dipende dall'intelletto: onde se i sentimenti dell'intelletto son giusti, il culto è giusto; ma se quelli son falsi, il culto ancora è falso: ed essendo una la verità, un solo culto può essere gradito a Dio, e tutti gli altri sono da lui abbominati. Scrive Lampridio2 che Alessandro imperatore, volendo in Roma fra i templi degli altri dei ergere un altro tempio a Cristo, No, dissero i sacerdoti idolatri, perché questo Dio dei cristiani vuol esser solo ad essere adorato; se fai questo tempio, tutti gli altri dei saranno abbandonati. Ed aveano ragione di così dire, perché Iddio è uno, e non può essere altra che una la fede che l'onora. E siccome al tempo di Noè fu preda della morte ognuno che ritrovossi fuori dell'arca; così dopo che è stata divulgata la legge di grazia, fuori della chiesa cattolica non v'è salute. Fu inganno del Tammerlano il dire che siccome è gloria de' monarchi aver soggette molte nazioni tra loro contrarie di costumi, così è gloria di Dio il tener varie religioni opposte tra loro di fede. Se altro non confessarono i settarj, se non che questa sola verità (come già la confessano), cioè che nella chiesa cattolica ben anche vi è salute, pure sarebbon tenuti ad abbracciarla; poiché, se la loro religione è falsa, com'è certo, per essi non v'è scusa, se si perdono; mentre, posto che la nostra fede è vera, ed è vero quel che insegna, è necessario che le altre sian false; giacché tutte queste altre dalla nostra son riprovate e condannate. Quest'argomento ha convinto più di un maomettano e di un eretico protestante, considerando che così l'Alcorano come la religion pretesa riformata danno a' cattolici speranza di salute; laddove se l'Alcorano e la religion riformata promettono salute ai loro seguaci, loro la nega la chiesa cattolica. Così Errico IV. nel congresso che unì di cattolici e protestanti, udendo che da' cattolici si negava la salute nella chiesa riformata, ed all'incontro da' protestanti si concedeva nella chiesa cattolica, con ciò si risolse ad esser cattolico.

 

6. In causa salutis (scrive s. Agostino, parlando contro gli eretici del suo tempo) hoc ipso quis peccat quod certis


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in certa praeponat1. Abbiamo veduto che in punto di morte molti infedeli ed eretici hanno abbracciata la nostra fede; ma per contrario non si è trovato mai alcun cattolico che in punto di morte abbia abbracciata altra setta. Perciò Melantone a sua madre che l'interrogò qual'era la miglior religion per salvarsi, se la sua riformata o la nostra cattolica, rispose: La riformata è migliore per vivere, la cattolica è migliore per morire.

 

7. Ma oh Dio! Ancorché tutte le altre sette, siccome sono evidentemente false, così potessero essere presso di alcuni dubbiamente vere, qual pazzia è l'attenersi alle incerte, e non abbracciar la cattolica ch'è certamente sicura? Una certa dama inglese in Londra, avendo intesa una predica dell'immortalità dell'anima, ritirata in sua casa, si chiuse in una camera, ed ivi s'impiccò, lasciando scritto in una cartella: Voglio andare a vedere se è vera questa immortalità che si dice. Misera! già ha veduto ch'è troppo vera; ma dopo averla veduta qual rimedio più troverà alla sua dannazione eterna? Lo stesso dico a taluno, che, lusingandosi di potersi salvare nella sua pretesa religione volesse morire fuor della chiesa cattolica, e così sperimentar se la sua religione è vera; se poi in morte troveralla falsa, siccome certamente ella è, come potrà più riparare la sua rovina eterna? Ah che Dio troppo chiaramente ci ha illuminati a conoscere qual sia la vera religione, ove solo possiamo acquistar la salute. Ma l'inferno e più le passioni e il desiderio de' piaceri terreni oscurano la mente di tanti infelici, che certamente non si arrischierebbero a porsi in mare sopra una barca sdruscita, con dire: Può essere che non mi perda; e poi si arrischiano a vivere e morire in una supposta religione, con dire: Può esser che non mi danni. Ma tutto il male nasce dall'infermità del cuore; il cuore infermo rende inferma ancora la mente. Se costoro procurassero di sanare il cuore, resistendo alle passioni ed abbracciando le virtù, certamente verrebbe loro la luce, che lor farebbe conoscere la somma importanza che vi è di accertar la salute eterna, e di unirsi a quella chiesa, in cui solamente possono conseguirla.




1 L. 1. de Trin. c. 2.

2 In vita Alex. c. 43.

1 L. 1. de Baptism. c. 5.




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