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Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro - CEI
Le comunità crist. educano al soc. e al politico

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3. Educare al sociale e al politico

È dunque patrimonio ecclesiale la coscienza di dover educare al sociale e al politico, e le comunità cristiane devono sentirlo come loro compito, pena una evangelizzazione monca. Giudicare marginale questa formazione rivela un grave ritardo di mentalità e di prospettive pastorali. Molte porzioni di Chiesa italiana hanno superato tale impaccio, anche se parti di essa vi si attardano rischiando di essere cittadelle chiuse in se stesse, perché non si sono ancora misurate con la dimensione della città e del territorio 11.
Il magistero della Chiesa toglie ogni alibi affermando che "la non facile transizione sollecita la nostra progettualità pastorale a inserire l'educazione all'impegno sociale e politico nella catechesi ordinaria dei giovani e degli adulti" 12. Diversamente la formazione dei credenti risulta carente di quella parte essenziale del messaggio cristiano espresso con forza dall'insegnamento sociale della Chiesa 13. Emerge, quindi con urgenza, la domanda: a quale profilo di laico stiamo educando? 14





11 "Al momento presente gravosi compiti attendono i cattolici e tutti gli uomini di buona volontà nella difficile situazione del Paese, segnata da vari fenomeni di degrado: squilibrio fra i pubblici poteri, Stato che gestisce troppo e governa poco, inefficienza della pubblica amministrazione, particolarismi corporativi e territoriali, illegalità diffusa, diffidenza dei cittadini per la politica. Molti purtroppo si tengono in disparte, preferendo sviluppare un prezioso e imponente volontariato in campo ecclesiale e sociale, che non può però esaurire la loro responsabilità. Altri, giustamente, vanno maturando la consapevolezza che la politica è necessaria, che partecipare è oggi più urgente che mai e che la presenza dei cattolici, sia pure in forme diverse rispetto al recente passato, ha ancora molto da dire per il bene del popolo italiano. È questa la convinzione condivisa e dichiarata a Palermo: "I cattolici non sono una 'realtà a parte' del Paese. Essi intendono rinnovare il loro servizio alla società e allo Stato alla luce della loro tradizione culturale e civile, della dottrina sociale della Chiesa e delle numerose testimonianze di carità politica, alcune giunte fino al martirio" (III Convegno Ecclesiale, I lavori del secondo ambito, Indicazioni e proposte, I, 2)" (Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale Con il dono della carità dentro la storia 30).




12 Conferenza Episcopale Italiana, Con il dono della carità dentro la storia 31.




13 "Riaffermiamo anzitutto che la dottrina sociale cristiana è parte integrante della concezione cristiana della vita" (Giovanni XXIII, Lett. enc. Mater et magistra, IV, 3).




14 "Il Concilio esorta i cristiani, che sono cittadini dell'una e dell'altra città, di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano di poter per questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno. Al contrario, però, non sono meno in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente negli affari della terra, come se questi fossero estranei del tutto alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali. Il distacco, che si constata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverato fra i più gravi errori del nostro tempo. Contro questo scandalo già nell'Antico Testamento elevavano con veemenza i loro rimproveri i profeti, e ancora di più Gesù Cristo stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi pene. Non si venga a opporre, perciò, artificiosamente, le attività professionali e sociali da una parte e la vita religiosa dall'altra. Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna. Siano contenti piuttosto i cristiani, seguendo l'esempio di Cristo, che fu un artigiano, di poter esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio" (Concilio ecumenico Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes 43.







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