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Giuseppe Timoteo Giaccardo, SSP
Il libro di una filiale memoria

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  • Il libro di una filiale memoria
    • LA VITA E LE OPERE DELLA PIA SOCIETÀ SAN PAOLO
      • Capo I. - VOTO E VIRTÙ DELL' OBBEDIENZA
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LA VITA E LE OPERE DELLA PIA SOCIETÀ SAN PAOLO



Capo I. - VOTO E VIRTÙ DELL' OBBEDIENZA


Roma, 10 maggio '47

Art. 102 . - [Natura del voto di obbedienza]

§ I. - Il voto di obbedienza è la promessa deliberata fatta a Dio di obbedire90; cioè è la volontà, il proposito di obbedire stabilito nel vincolo della religione.

§ II. - A chi? in che cosa? Ai Superiori legittimi; in ciò che comandano e riguarda la vita della Congregazione; ossia è compreso nella materia dei voti e nell'ambito delle Costituzioni

§ III. - Procurino quindi i Superiori maggiori a preporre sempre dei Superiori veri, legittimi, che abbiano autorità indiscussa.

§ IV. - I Superiori esercitino la loro autorità, diano precetti non arbitrari, ma che possono veramente dare, cioè che non escano e siano nell'ambito dei nostri doveri di pietà, studio, apostolato, servizio alla Provvidenza, vita comune, voti; siano compresi nelle Costituzioni e nelle tradizioni della casa.

§ V. - Naturalmente, nel dubbio, l'interpretazione disciplinare la il Superiore; e chi deve obbedire tenga presente il grave vincolo religioso, con cui ha legato il suo proposito e le sue promesse; l'abbondanza del merito, se obbedisce; e l'abbondanza della malizia, se trasgredisce.


VOTI E VIRTÙ RELIGIOSE

Sia per l'obbedienza, che per la castità e la povertà,
sia ancora per il combattimento spirituale che per l'apostolato
l'intelligenza sampaolina, la pratica e il senso ci è interpretato e dato dalla Coroncina a S.Paolo.
In Casa si recita fin dal 1917.
I benefici spirituali e interiori sono inenarrabili.



Art. 103. - 104 - L'estensione del voto di obbedienza.

§ I. - Il religioso che si è posto nel voto di obbedienza è diventato l'oboediens, si è posto nello stato di obbedienza religiosa; egli quindi, ogni volta che agisce per obbedienza, in tutto merita in virtù dell'obbedienza e in virtù del voto; così in ogni precetto, in ogni osservanza delle regole, e della vita comune.

§ II. - Il religioso vincolato dal voto d'obbedienza, dovrebbe pure mancare al voto ogni volta che disubbidisce a un precetto o a una regola: invece no; come le regole disciplinari obbligano, ma non sotto gravame di colpa; così per misericordiosa disposizione della Chiesa che si deduce dagli usi e dall'insegnamento universale, il voto di obbedienza obbliga sempre, ma non sotto gravame di colpa, se non quando il precetto è dato espressamente e formalmente in virtù di santa obbedienza.

§ III. - Essendo così solenne il precetto dato in virtù di santa obbedienza, sebbene ogni superiore abbia il potere di darlo, tuttavia le Costituzioni lo riservano ai Superiori maggiori.
Non solo, ma anche i Superiori maggiori non lo diano se non con prudenza e riserbo, e per una causa grave, o pubblica o privata, e con due testimoni e per iscritto.

§ IV. - Perciò i Superiori locali non lo diano mai; se non per cause gravissime, a loro giudizio; e urgenti, e avvisandone subito il Superiore generale.

§ V. - È evidente che il comandare in virtù di santa obbedienza, sebbene per sé sia perfezione di comando, non è proprio del comando caritativo, giacché nulla aggiunge al precetto per il merito del voto, ma solo lo rende minaccioso91 di colpa, se si viola. Perciò ordinariamente è proprio degli indocili, dei duri di cuore, dei liberi di mente.
Esso tuttavia ha virtù di corroborare il volere: e quindi, come rimedio di eccezione, può servire anche utilmente per gli incerti, per gli incostanti, per i pusillanimi.

§ V. - Il voto di obbedienza ha il suo centro e fulcro, la sintesi del suo essere nella sommissione ai Superiori.


Napoli, 12 maggio '47

Art. 105. - 108. - La virtù dell'obbedienza religiosa
Natura, estensione, modo, grado.

§ I. - L'obbedienza religiosa è la firmissima adhesio voluntatis Superiorum praeceptis propter auctoritatem Dei praecipientis.
Il motivo formale dell'obbedienza, ossia ciò che fa virtù di obbedienza l'adesione della volontà propria alla volontà dei Superiori, è l'autorità di Dio che in essi comanda.
Iddio quindi bisogna vedere nella persona dei Superiori; e a "Dio unicamente" si obbedisce, obbedendo al Superiore che comanda.

§ II. - Si obbedisce alle disposizioni delle Costituzioni e dei Superiori: questi a loro volta dànno ordinamenti, disposizioni, precetti nell'ambito delle Costituzioni e delle tradizioni dell'Istituto. Poiché la virtù prende non solo moralità, ma natura dal suo oggetto, si ponga attenzione e da chi comanda e da chi obbedisce all'oggetto. Così se un Superiore un consiglio, non un precetto, e il consiglio non è oggetto di obbedienza; così se mostra un desiderio, non un precetto, e i desideri non sono propriamente oggetto di obbedienza; così, se un indirizzo un anziano, un maestro, non superiore, non avendo e quando non ha autorità, non propone un oggetto di obbedienza. Similmente dicesi per la coscienza dei religiosi: l'andar contro un consiglio, un desiderio, un gusto non è propriamente mancare a l'obbedienza; come non lo è il mancare di rispetto a un fratello.
Qui però bisogna osservare che un superiore saggio ordinariamente non comanda con forma imperativa, ma adatta la forma dei suoi comandi alla materia, all'indole caritativa e familiare della casa, e soprattutto alle persone; e perciò spesso usa la forma di preghiera, chiede per piacere, fa un'esortazione, propone al buon volere di uno: e il religioso saggio capisca, nella forma paterna e amichevole, il valore del precetto, e si tenga obbligato ad eseguirlo, e lo compia fedelmente.

§ III. - Il modo di obbedire è detto in queste tre parole: studet, fideliter, quam perfectissime.
Quanto al soggetto, la studiositas indica la coscienza, l'applicazione, il desiderio;
quanto all'oggetto la fidelitas indica l'interpretazione obbiettiva, si fa quel che si comoda, per davvero;
quanto all'esecuzione, il quam perfectissime indica la delicatezza, la finitezza, la diligenza del compimento.
Perciò le Costituzioni invitano, sospingono, mostrano l'ideale di una obbedienza religiosa eroica, degna di grande premio.

§ IV. - L'obbedienza, quanto al grado, deve essere perfettamente umana, ossia morale.
Dev'essere effettiva, ossia esteriore, esecutiva del comando nel modo detto sopra.
Dev'essere anche affettiva, volontaria, razionale, cioè degna di un uomo intelligente e libero e capace di amare, ossia morale.
Si deve volere personalmente quello che si fa, volere proprio quello che è nella volontà dei Superiori;
si deve amare quello che si fa, e far quindi volentieri quello che è comandato, ed eseguirlo con generosità di cuore; si deve fare con coscienza di far bene, sapendo certamente di far bene facendo l'obbedienza; non solo ma anche sottomettere al giudizio dei superiori il proprio giudizio, riconoscendo la loro autorità e potere di comandare e il nostro dovere di obbedire, stimando le loro ragioni di comando anche se a noi sono ignote, ordinando alle loro vedute e giudizi le nostre vedute e i nostri giudizi, anzi dei nostri giudizi non far caso alcuno, nulla habita ratione, come della persona che comanda92.

§ V. - L'obbedienza deve essere soprannaturale; e il carattere spirituale e soprannaturale della nostra obbedienza sampaolina sta nell'onorare, seguire, imitare, vivere la vita del Divin Maestro nel mistero della sua obbedienza.
1) Il Divin Maestro partì dal seno del Padre per fare la sua volontà93; ed entrando nel mondo, nel primo istante della sua virginea incarnazione, si dispose come ostia nella volontà del Padre; e obbedì fino alla morte;
il Divin Maestro colla sua obbedienza espiò, soddisfece, riparò la disubbidienza del primo Uomo, e divenne causa di giustificazione e di eterna salute per noi tutti, per quelli che obbediscono a lui e lo seguono;
il Divin Maestro per la sua obbedienza ebbe premio e regno, un nome sopra ogni nome, un nome davanti a cui deve piegare ogni ginocchio.
2) Osserviamo come il Divin Maestro ingrediens mundum al tempio, fra i dottori, a Cana, sulla Croce, nell'Ascensione compì i suoi atti di obbedienza sotto l'occhio della Madonna, all'altare del Cuore Immacolato di Maria.
3) Questa obbedienza, nello stesso spirito, noi pratichiamo e professiamo specialmente nella oscurità del dubbio, negli ostacoli delle difficoltà, nelle pene delle dolorose rinunzie.
In Gesù Maestro, con Gesù, per Gesù, sotto lo sguardo, la protezione, la custodia di Maria, per lo stesso premio, per dare a Dio la stessa riparazione e la stessa gloria, per portare al mondo la stessa restaurazione e salvezza.


Reggio C., 13 maggio '47

Art. 106. - Chi ha veste di comandare.

§ I. - È importante per le coscienze e per l'edificazione della Casa, che si tenga ben chiaro a mente questo punto: l'obbedienza ci obbliga solo ai comandi dei Superiori; ma i comandi dei Superiori possono essere immediati e mediati, diretti o indiretti.
Sono immediati se il Superiore comunica col religioso egli stesso, senza intermediari; mediati se il comando viene affidato a noi col mezzo di un altro, per es. di un segretario.

§ II. - Ora chi dalle Costituzioni o dai Superiori ha un ufficio da compiere, nell'ambito del suo ufficio egli ha diritto di comandare e gli altri dipendenti da lui lo devono ubbidire.
Così dicasi dei Capireparto, ordinariamente.

§ III. - Tutti coloro che esercitano un ufficio, ed hanno perciò diritto di comandare, lo facciano umilmente, soavemente, nel pensiero del Superiori; e si astengano assolutamente dall'imporre comandi fuori dell'ambito del proprio ufficio, dai modi aspri e offensivi, e dall'imporre comandi in virtù di santa obbedienza, perché sarebbero invalidi.
Preghino invece i fratelli come fratelli, vincano col bene il male, precedano con l'esempio e durino pazienza.

§ IV. - Ciò che costituisce il fratello nella capacità del comando è il mandato; a jure vel ab homine, ossia che dànno94 o le Costituzioni o il Superiore.
Il mandato sia quindi chiaro, determinato, e lasci il mandatario senza dubbio, senza perplessità, senza timori; ma con l'obbligo di render conto del suo operato.

§ V. - Una speciale raccomandazione si deve fare a tutti, ai maggiori specialmente, di aver sommo rispetto e docilità amorevole e umile deferenza verso gli uffici esercitati dai Discepoli: come il portinaio, l'autista, il sacrestano, il cellerario, il telefonista, il giardiniere, etc. non si trascurino, non si violentino, non si umilino, né di presenza, né, meno ancora, fuori la loro presenza; e si stia agli ordini.


Catania, 14 maggio '47

Art. 107. - 109. - I consigli di chi fa l'obbedienza.

§ I. - I Superiori si aiutano con un mezzo negativo: non pensare male, non giudicare, non criticare; non fermarsi nelle difficoltà, non creare ostacoli, non fare malvolentieri; non vituperare.

§ II. - Ma più si aiutano con mezzi positivi: con la disposizione continuata, pronta, universale ad obbedire sempre e in ogni cosa e dappertutto.

§ III. - Più valido consiglio e aiuto ai Superiori è dire con semplicità, libertà, fiducia le proprie difficoltà o inclinazioni, e quindi con semplicità, con docilità, con fiducia, stare ai Superiori.

§ IV. - Ancora più valido aiuto è la preghiera continuata per i Superiori, onde nella luce, nella forza, nella soavità compiano il loro corso.

§ V. - Infatti non solo una buona autorità, ma il buon governo dei Superiori è fonte di gioia, di pace, di bene; è il patrimonio della società.


Messina, 15 maggio '47

Art. 110. - I sommi beni dell'obbedienza

§ I. - Poiché l'obbedienza religiosa, sia nella sua natura, sia nella sua proprietà, è il sacrificio più personale, più costoso, più distruttivo dell'io, è necessario essere convinti di compiere cosa preziosa, e bella, e grande, onde la volontà la ricerchi e il cuore la desideri.

§ II. - L'argomento massimo l'abbiamo dalla fede: ed è l'esempio, l'ecce venio, del Divin Maestro, ut faciam Deus voluntatem tuam.

§ III. - L'obbedienza nel suo principio ci fa aderire alla divina volontà, alla bontà, alla sapienza, alle virtù della divina volontà; si vuole perché è volontà di Dio; si compie il dovere per far piacere a Dio; l'obbedienza perciò ci stabilisce nell'amor vero, nell'amor puro, nell'amore perfetto, giacché l'osservanza dei comandamenti è la prova dell'amore.

§ IV. - L'obbedienza oggettivamente ci fa scegliere ciò che è più perfetto, perché nulla supera quello che Iddio stesso sceglie; ed è appunto con l'obbedienza che si opera propter auctoritatem Dei praecipientis. Ciò che si fa può essere anche non il più perfetto, ma il farlo per obbedienza, per aderire alla volontà del Superiore, per conformarsi all'autorità di Dio che comanda, lo rende formaliter il più perfetto95, il più meritorio, il più degno di lode, e perciò il mezzo e la scala della perfezione morale.

§ V. - L'obbedienza stabilisce la volontà del religioso nella volontà dei Superiori, e conferma nella Congregazione l'unione, anzi l'unità dei voleri, delle vedute, dei desideri, degli sforzi, delle orazioni, dello spirito: tutti in uno, onde da per tutto e sempre e in ogni cosa tutta la casa è presente per lavorare, per soffrire, per pregare, per attendere ad un solo ideale. L'obbedienza mette a disposizione il patrimonio sociale.

§ VI. - Non si raccomanderà perciò abbastanza ai Superiori di rendere l'obbedienza amabile, ricercata, ragionevole: per ottenere molta obbedienza si diano pochi comandi; riflettano i Superiori che vestono la persona di Dio e del Divin Maestro, e perciò osservino le costituzioni, precedano con l'esempio, illuminino con la parola, pieghino con la soavità dignitosa; soprattutto non siano dispotici, autocrati, inflessibili; ma preghino molto per conoscere quae sit voluntas Dei beneplacens, perseguano voleri ragionevoli e stiano ordinariamente alle parole del Consiglio, cerchino il bene comune e comandino nei limiti delle costituzioni e dei loro poteri.

§ VII. - A queste regole si dànno nella vita tante eccezioni, che solo risolvono la virtù dei santi e la fede dei santi e le preghiere dei santi.
E per questo chi comanda, comandi in piena coscienza e fiducia; e chi obbedisce faccia la sua obbedienza in piena fede e fiducia.





90 Revisore aggiunge: "per motivo di religione".

91 Revisore: "gravido".

92 Revisore: "come non dobbiamo fermarci alla persona che comanda".

93 Revisore: "la volontà del Padre".

94 Revisore: "gli dànno".

95 Revisore: "perfetto, in sé".




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