Capo II - [VOTO E VIRTÙ DELLA CASTITÀ]
Salerno, 16 maggio '47
Art. 111. - Il voto di castità.
§ I. - È il voto bello, il voto della bellezza spirituale, della vita angelica, dell'amicizia e della partecipazione alle cose intime di Dio e del Maestro Divino.
§ II. - Nel viridarium castitatis, nella domus virginitatis: il Divin Maestro è la sorgente, il tipo, la corona dei vergini; la Madonna è Madre purissima, l'Immacolata, la Regina dei Vergini e la Vergine dei Vergini; San Giuseppe è il Padre Virgineo di Gesù, lo Sposo Virgineo e il custode della Vergine Purissima, colui che della castità, della purezza, della verginità, dà il senso, la pratica, il gusto; San Paolo è il Doctor, il Dux, il Pater Virginitatis, come ne è il cantore, l'esemplare, la mente.
§ III. - Il voto di castità è la promessa deliberata fatta a Dio96 di conservare il sacro celibato per amor di Dio; e di custodire la castità perfetta del corpo e dell'anima, e perciò di astenersi da qualunque atto volontario interno ed esterno opposto alla castità perfetta. È quindi la volontà deliberata e determinata di conservare il celibato e la castità perfetta confermata nel vincolo della religione.
§ IV. - Perciò il voto di castità, quanto all'estensione, abbraccia tutto l'oggetto della virtù della castità; e vi aggiunge la volontaria conservazione del celibato custodito per motivo soprannaturale, ossia per maggiore amore e più intima donazione a Dio.
§ V. - Note importanti: il voto è mezzo per un più sicuro e spedito e amorevole esercizio della virtù; ma a sua volta il voto è conferma, corona, conservazione della virtù; è bene che nelle nostre case i giovani, nell'uscire da la fanciullezza si esercitino ad breve vel longius tempus a far voti privati di castità: per essi ameranno di più la virtù e si renderanno più forti, gioiosi e sereni; ma il voto si conceda o si consigli solo quando la pratica della virtù è virtuosa, cosciente e abituale. Siccome la castità perfetta vuol essere purissima e tutelarsi anche negli inizi e nei confini, lo Spirito Santo consiglia spesso "voti di tutela e di bellezza" che sono voti di pudicizia, per es. mulierem non tangere ne manu quidem: sono voti privati, determinanti più che aggiuntivi, che conferiscono al combattimento spirituale tanta pace, tanta sveltezza, tanta libertà.
§ VI. - Il voto di castità ha il centro del suo esercizio nella pratica dell'amor di Dio.
Roma, 17 maggio '47
Art. 112. - La virtù della castità.
§ I. - La castità religiosa è la fermissima volontà di astenersi e custodirsi, per amor di Dio, da ogni dilettazione corporale che tocchi l'integrità personale. L'oggetto materiale sono quindi le dilettazioni corporali, sante nello stato ordinario in cui il sacramento grande costituisce l'uomo L'oggetto formale o il motivo è il divino amore.
§ II. - Tre raccomandazioni ci sono fatte: studiarsi di ben disporsi, ossia acquistare per la castità religiosa buone disposizioni; aborrire ogni cosa esterna o ad atto interno che in qualunque modo offenda la bellezza della virtù; prendere ogni mezzo per salvarla, integrarla, coronarla.
§ III. - Per disporsi bene, ricordiamo che la castità religiosa ha tre poteri: il potere di piacere a Dio e di vederlo; il potere di servire Iddio senza impedimento; il potere di pregare ed essere esauditi.
§ IV. - Lo studio di ben disporsi richiede anche una conoscenza della castità: La castità religiosa non solo modera, ma esclude del tutto, esternamente ed internamente per amor di Dio, ogni uso anche lecito e sacro di diritti coniugali; la pudicizia vigila, regola, santifica anche gli inizi della virtù, come gli sguardi, i contatti, le parole, le relazioni, i sentimenti, il modo di agire, di comportarsi; la verginità è la fermissima volontà di essere per amor di Dio, integri di corpo e di anima; la verginità come virtù è la volontà fermissima, e ad essa è promessa l'aureola; la verginità come stato è l'integrità materiale della propria persona, e questo è privilegio; la perdita della integrità o verginità materiale non officit alla aureola; la perdita della sola verginità formale ossia della virtù, col peccato, la lascia ricuperabile; se invece si perde col peccato l'una e l'altra si restaura la castità, ma non si ricupera il diritto; così il sacro consenso volontario al meritorio dispendio della propria integrità, nell'uso del sacramento grande97, non offende la castità, ma non lascia più la verginità né formale, né materiale. La purezza è la volontà fermissima di stare lontani da ogni macchia di peccato.
§ V. - La castità si vive con semplicità, non si pensa98; il pensarvi agita; la castità è serena, è pronta, è fiduciosa; la castità è terribile al demonio, e nessuna tentazione o afflizione o perturbazione di corpo, di mente, di cuore la macchia, quando la volontà non vi aderisce, detesta e si conferma.
Roma, 18 maggio '47
Art. 113. - 114. - Evitare le relazioni pericolose alla castità.
§ I. - Le Costituzioni si fermano su questo genere di pericoli, come più ordinari e principali e indicano tre specie od ordini di relazioni da vigilare e regolare: Le relazioni colle persone esterne, che si acquistano per ragioni di ufficio, per ragione di ministero, per ragione di lavoro. Agli uomini del mondo si porta l'esempio della più alta virtù, non si prendano da essi le deficienze;
§. II. - Le relazioni con i confratelli: con essi ci deve legare l'amore soprannaturale, spirituale, e anche affettivo, delicato e sensibile; non l'amore soltanto naturale e soltanto sensibile; non mai l'amore che si esprime con i sensi, dove si nasconde il pericolo.
§. III. - Le relazioni con le persone alterius sexus, e circa queste persone si dicono tre cose: quaecumque eae sint; siano pure parenti, siano pure legate a noi da affinità spirituali e sacre; anzi quanto più vicini a Dio, tanto più conservarsi lontani dai confini; evitare ogni relazione non necessaria, ogni parola non necessaria, ogni movimento non necessario; e le relazioni che si hanno siano approvate dai Superiori; il manifestarle è segno di rettitudine, il nasconderle è segno di debolezza; allontanare il solo sospetto, s'intende serio, e di uomo prudente.
§ IV. - Nelle nostre case, le quali necessariamente hanno per l'apostolato e grandi e piccoli, stabilirne una buona separazione e vigilarne il mantenimento.
§ V. - Evitino i religiosi di far le confidenze personali, o domestiche o spirituali alle Suole; di volersi far da loro consolare, dirigere, ammaestrare; e facciano sempre dai Superiori approvare questo genere di relazioni, e i Superiori sappiano distinguere spirito da spirito. Ben sovente infatti e ordinariamente è indice di mutua debolezza di cuore: qualche volta, ma raramente, si può trovare l'azione santificatrice dello Spirito Santo.
Roma, 19 maggio '47
Art. 115. - La custodia della castità.
§ I. - Il motivo determinante e il fine da raggiungere è questo: piacere a Gesù, il Divin Maestro.
§ II. - La castità angelica, cioè purissima, perpetua, consacrata a Dio, stabilita dal voto verginale, sia un ideale di ammirazione, di elevazione, di contemplazione.
§ III. - La castità angelica, sia il bravium, la meta desiderata, bramata, voluta, ricercata, perseguita con tutti i sentimenti, le decisioni, gli sforzi, con tutta l'anima, con tutti i sensi.
§ IV. - La castità angelica dimori in ogni senso del corpo, in ogni facoltà dell'anima.
§ V. - La castità angelica si circonda, si sostiene e si fortifica nella mortificazione interna ed esterna, universale e continuata, attenta e svelta.
§ VI. - La castità angelica si radica e si illumina nella lettura del Vangelo, il quale fa vergine il pensiero e pura la mente.
§ VII. - La castità angelica si nutre, si cresce, si eleva, si estende, con l'orazione perseverante ed infallibile.
§ VIII. - La castità angelica nasce e si conserva e si sviluppa sotto l'occhio della Madonna, e nel giardino della devozione particolare alla Madonna.
§ IX. - La castità angelica si irrora, si eleva, si incorpora a quella di Gesù Maestro coi sacramenti della Comunione e della Confessione, i quali dànno il sangue che germina i vergini, il sangue che redime e restaura, e rinnova.
§ X. - La castità angelica non si governa nella sua pace senza l'aiuto della direzione spirituale, la quale fa luce, consola, conforta, sospinge, sostiene, rende atti alla lotta, capaci ai meriti della battaglia e della vittoria.
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