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Giuseppe Timoteo Giaccardo, SSP
Il libro di una filiale memoria

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  • Il libro di una filiale memoria
    • LA VITA E LE OPERE DELLA PIA SOCIETÀ SAN PAOLO
      • Capo VI - [GLI ALTRI ESERCIZI DI PIETÀ]
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Capo VI - [GLI ALTRI ESERCIZI DI PIETÀ]

Roma, 10 giugno'47

Art. 143. - Il primo e principale dovere: la pietà.

§ I. - I doveri Sampaolini si raggruppano in due grandi titoli: doveri dei voti; doveri della vita comune.
I doveri della vita comune comprendono quattro parti: dovere della pietà, dovere dello studio, dovere dell'apostolato, dovere del servizio alla Divina Provvidenza.

§ II. - I Religiosi di S. Paolo si formino della pietà un concetto giusto, profondo e radioso:
La pietà è il fondamento di tutta la vita religiosa: perciò la pietà è di tutti, la pietà è di ogni casa, la pietà è per ogni ufficio, la pietà è per tutta la vita; come sul fondamento poggia tutta la casa, in tutte le sue parti, così sulla pietà poggia tutta la vita sampaolina, in tutti i suoi organi e le sue funzioni.
La pietà è il semenzaio, la radice di tutte le virtù religiose; le quali sono vive soltanto se vengono dalla radice della carità; e la pietà è l'amore filiale ingenerato, alimentato, sostenuto dallo Spirito Santo.
La pietà è utile a tutto; è parola divina(Tim)117, e quindi il primo mezzo per lo studio, l'apostolato, il servizio di Dio, la pratica dei voti, ogni buona riuscita singolare e collettiva, privata e pubblica; soprattutto per il compimento dei divini voleri, la percezione nella vocazione, la purezza dell'amor di Dio.

§ III. - I religiosi di S. Paolo curino la pietà di continuo, il più ardentemente possibile, con sforzo generoso.
Chi non ha pietà non sia accolto.
Chi non ha imparato a compiere gli esercizi di pietà non sia accolto.
Soprattutto non sia accolto chi non fa l'esame di coscienza o non sa farlo; chi non legge la Scrittura o non sa leggerla; chi non fa la Visita o non ne conosce il metodo; chi non fa la meditazione o non ha imparato come si fa.
Praticare la pietà, nei veri esercizi, nel metodo, nello spirito della Congregazione.

§ IV. - I Religiosi di S. Paolo chiederanno ogni giorno la grazia della pietà; di capirla, di crescere in essa, di gustarla, di renderla saporosa; perciò la loro pietà sarà soave e bella, raccolta e varia, svelta e libera, interiore e amorosa; sarà una pietà non obbligata da pressione umana, ma ispirata dal soffio e da la fiamma dello spirito vivificante; la pietà del Padre verso il Figlio nello Spirito Santo, del Figlio verso il Padre nello Spirito Santo, la pietà amorevolissima dello Spirito che unisce Padre e Figlio; sarà la pietà del Divin Maestro verso il Padre Celeste118.

§ V. - I Religiosi di S. Paolo, perciò imiteranno e vivranno la vita del Divin Maestro nel mistero della Pietà e dell'amor filiale.
E questa impareranno da S. Paolo.


Roma, 11 giugno'47

Art. 144. - Gli esercizi di pietà quotidiani.

§ I. - Nessuna creda cosa piccola ogni piccolo esercizio di pietà: o piccola omissione il trascurare un piccolo esercizio.

§ II. - Gli esercizi quotidiani sono:
1) La S. Messa: o si celebra o si ascolta. Chi parte, chi viaggia faccia il possibile per celebrare o ascoltare la S. Messa; chi deve levarsi più tardi, disponga il suo riposo così da poter ascoltare possibilmente la Messa.
È desiderio della Congregazione che la S. Messa sia integrata dalla Comunione.

2) La meditazione: di mezz'ora, in comune. In comune vuol dire che tutti devono essere presenti alla meditazione, sia che si faccia parlata, sia che si faccia da soli.
È uso da noi che la Meditazione e segua il metodo nostro e sia guidata e detta dal Superiore ai Sacerdoti. I Maestri portano questa meditazione o gli indirizzi di essa ai vari gruppi della Casa.

3)La Visita al SS.mo Sacramento: di un'ora.
È l'antica tradizione; è la disposizione dei Superiori, è il segreto della nostra devozione e della nostra vitalità.
La Visita si fa in tre parti e comprende: la lettura spirituale per conoscere Gesù, l'esame particolare di coscienza per seguirlo, il Rosario della B. Vergine per riceverne le grazie.
L'ora dev'essere integra, continuata, tutta unita nella stessa intenzione e nello spirito di adorazione, distinta dal tempo speso per il breviario.

4) Le orazioni quotidiane del mattino e della sera. Distinte da Prima e da Compieta; sono la chiave della giornata, e contengono le grazie nostre per la nostra giornata.

§ III. - Ognuno perciò a queste pratiche quotidiane sia fedele, non si esima, non si dispensi, non cerchi sostituzioni; sia anzi sollecito, diligente, attento nel compierle; anche se costano di sonno, di mortificazione, di sacrificio.

§ V. - Il criterio, che ci mostra uomini di pietà, di Dio, di devozione, attaccati alla vocazione, atti a seguirla, è la Visita di un'ora.


Roma, 12.VI.'47

Art. 145. - Il metodo della Meditazione.

§ I. - La meditazione è fiamma di luce, di riforma, e di pio affetto: soprattutto è fiamma di riforma, di restaurazione, di rinnovazione, di presa di posizione quotidiana119.

§ II. - La Meditazione si fa in comune; ma l'esame, il pentimento, il proposito, la riforma è affare personale; e perciò la meditazione dev'essere condotta in modo che ognuno rinnovi se stesso, e la comunità cresca e progredisca nel rinnovamento ordinato di ognuno.

§ III. - La meditazione ha tre parti, con una introduzione e una chiusa.
L'introduzione consiste in due preludi, con i quali il direttore conduce la comunità a porsi in vario modo alla presenza di Dio, e a chiedere la grazia di far bene la meditazione e di ottenere il fine.
La prima parte è considerazione o contemplazione della verità o del mistero o del fatto. Sia fatta con parole semplici, chiare, convinte, persuasive, gravi, piissime.
La seconda parte è applicazione, esame, pentimento, proposito, determinazioni particolari. È la parte più personale.
Si può passare in silenzio, perché ognuno lavori interiormente per conto proprio; ma è meglio accompagnare e suggerire l'applicazione, l'esame, il proposito, le determinazioni pratiche, con parole soavi, affettuose, esortative, precise, così da sostenere il lavoro, condurlo, farlo venire a conclusione; parole che non alludono ad alcuno, che non offendono alcuno, che non abbattano alcuno ma di senso generale, e tuttavia, luminoso, efficace, astringente, trascinante.
La terza parte è parenetica ed eucologica; ossia è consolazione, promessa, affetto, preghiera. Parole brevi, sentenze scritturali, esortazioni di santi, visioni di beni, atti di amore, elevazioni spirituali, orazioni vocali in comune.
La chiusa della meditazione si fa recitando le due orazioni: Cuore Divino di Gesù... e Cara e tenera mia Madre Maria...

§ IV. - Il tempo dell'introduzione e della chiusa, il tempo di ogni singola parte non è fissato; chi dirige la meditazione adatti il tempo al soggetto; ma curi che le tre parti abbiano luogo per suscitare l'attività personale di ogni facoltà, ed ottenere un risultato fecondo: non faccia una predica, o una lezione, o una sgridata, o una conferenza.

§ V. - Sovente, nelle feste dei Misteri giova sostituire alla meditazione la contemplazione del Mistero, traendo la comunità in una luce semplice e bella, in una docilissima dedizione, in una amorosissima unione e qui lasciare giocondamente l'anima nelle soavi comunicazioni con Dio.

§ VI. - Chi dirige la meditazione si prepari: è cosa difficile e importante per noi la meditazione in comune.

§ VII. - Perché il metodo si apprenda, la meditazione si gusti e la pratica resti e si continui anche quando si è soli, durante il noviziato e la professione temporanea, si faccia esercizio del metodo, tanto ai chierici che ai discepoli, lasciando giorni, uno per settimana, per es. in cui il Maestro determina solo i vari tempi e lascia il lavoro agli alunni.

§ VIII. - La meditazione, ogni anno, abbia un corso di tre mesi sulle verità eterne; il venerdì si lasci libero ai professi; il sabato si consideri la Madonna; la domenica si tenga sulla liturgia domenicale; Maggio si consacri alla Madonna; Giugno al Divin Maestro; Gennaio a San Paolo.


Albano, 13 giugno'47

Art. 146. - Il "Piccolo Ufficio" dei Discepoli.

§ I.- La Visita dei Discepoli è anche di un'ora. L'altra ora l'impiegano nella recita del Piccolo Ufficio della Beata Vergine.

§ II. - Il "Piccolo Ufficio" sia, quanto possibile, recitato in comune, in Chiesa, davanti al SS.mo Sacramento: Vespro, Compieta, Mattutino e Lodi la sera; le ore minori, al mattino, dopo le pratiche di pietà.

§ III. - Si ritenga sacro, in tutte le case, la recita in comune del "Piccolo Ufficio" dai Discepoli, a loro istruzione, gioia, ed edificazione; e perciò si disponga così l'orario di chiusura delle librerie, e il finis d'apostolato, che sia facile ai Discepoli il ritrovarsi per l'Ufficio.

§ IV. - Curino però i Discepoli di recitare ogni giorno il Piccolo Ufficio, in qualunque contingenza si trovino di vacanza o di viaggio, salvo il caso di fisica impossibilità.

§ V. - Il "Piccolo Ufficio" si recita in latino: e perciò i Discepoli sono avviati ad una sufficiente cognizione della lingua latina, cosicché la loro mente corrisponda alla voce nella bella recita.

§ VI. - I Discepoli stimino, amino, e siano fedeli a questa pratica, e a questa recita, per loro obbligatoria, la quale ha nella Chiesa e nella vita dei Santi una storia così piena di pietà e di zelo e di intelligenza.
Così la Congregazione nostra, con l'Ufficio divino dei Sacerdoti e l'Ufficio mariano dei Discepoli innalza ogni giorno a Dio e alla Madonna, nella Chiesa e nel Cristo, una lode e una preghiera completa, efficace, accettevole.

§ VII. - La recita, fatta in comune, sia pia nella posizione del corpo e nel tono della voce, sia attenta interiormente, e sia devota di spirito.
Il testo sia elegante, bilingue, con le rubriche chiare, ben tenuto.
Nella devozione dell'Ufficio abbiano la misura della devozione del Discepolo.


Roma, 14.VI.'47

Art. 147. - Gli esercizi di pietà settimanali.

§ I. - Per tutti è prescritta la Confessione sacramentale; che l'Art. 134 raccomanda ai Superiori di curare affinché almeno una volta alla settimana vi si acceda.

§ II. - La Confessione settimanale entra quindi non solo nei doveri di coscienza, ma anche nei doveri di disciplina religiosa.
I Superiori vigilino su l'osservanza di questo precetto: se credono di aver argomenti che qualcuno dei Religiosi non si confessi, lo chiamino paternamente, e, se occorre, curino il suo stato. Se fossero chierici, si tengano lontani dagli Ordini sacri.

§ III. - L'omettere la confessione settimanale, oltre che perdere il grandissimo bene di un sacramento, rende l'anima insensibile, cauteriata, trascurata, grossolana, e cieca nei doveri più delicati.

§ IV. - Per i Discepoli: si facciano due ore di Religione; qualunque sia la materia; per es. Catechismo e storia ecclesiastica; liturgia e storia sacra; Costituzioni e scienza morale120.

§ V. - La scuola di Religione ai Discepoli si faccia da un Sacerdote pio, istruito, e che ben guidi nello studio; si faccia graduale, introducendo i Discepoli a sempre più alta, più vasta, più profonda conoscenza della dottrina cristiana;
si faccia proporzionata, nel testo e nella spiegazione e nella scelta della materia, al loro sapere, alla loro capacità, ai nuovi gradi di conoscenza che mano mano vanno apprendendo, e alle basi progressive del loro studio.


Albano, 15.VI.'47

Art. 148. - Gli esercizi di pietà per ogni mese.

§ I. - Ogni mese si fa in ogni casa il Ritiro mensile. Esso è luce, riforma e applicazione degli esercizi per il mese; perciò una meditazione ampliata, un corso di esercizi sintetizzato.
Non sia una conferenza, un giorno di studio, ma una preparazione121 a ben morire; e perciò ogni ritiro termini con "l'esercizio della buona morte".

§ II. - È uso da noi incominciare il Ritiro la sera con la recita del Rosario e la meditazione; continuarlo metà il giorno che viene con una seconda meditazione, una istruzione, la Confessione sacramentale, l'esercizio della buona morte, la benedizione del SS. mo Sacramento.

§ III. - Nelle Case grandi è bene che i Sacerdoti facciano il Ritiro il giovedì avanti la prima domenica; nella prima domenica lo facciano i Chierici e i Discepoli professi; nella seconda domenica lo faranno i giovani; nelle altre domeniche si può predicare alle nostre Suore.
È convenientissimo che il Ritiro ai Sacerdoti e ai Professi lo tenga il Superiore della Casa: ma si può anche chiamare pii religiosi d'altri Istituti.
Il giorno dopo il Ritiro si ascolta, invece della meditazione, una messa in più, che diciamo la Messa dei Propositi.

§ IV. - Pratiche speciali per ogni mese sono ancora:
la prima domenica dedicata al Divin Maestro;
il primo lunedì a San Paolo;
il primo martedì alle Anime Purganti;
il primo mercoledì a S. Giuseppe;
il primo giovedì all'Angelo Custode,
il primo venerdì al Sacro Cuore;
il primo sabato alla Regina degli Apostoli.

§ V. - Questi particolari atti di pietà, i quali sono come l'olio nella lampada della devozione, si compiono così:
Si tiene la meditazione su l'argomento della devozione particolare; si celebra la Messa votiva, se la liturgia lo consente, con la S.Comunione122.
Nella prima domenica è opportuno, commendabile, e utilissimo fare l'esposizione solenne del SS.mo Sacramento da mezzogiorno, passare in adorazione per turno, cantare i Vespri davanti al SS.mo Sacramento esposto, tenere la predica sul Divin Maestro e terminare con la benedizione solenne.
Al primo venerdì si fanno anche particolari opere di pietà: ad es. il canto delle litanie del Sacro Cuore e la benedizione solenne.
Al primo sabato la Messa si celebra, quando il rito consente, ad onore di Gesù Cristo Sommo ed eterno Sacerdote, per le vocazioni, la loro perseveranza e santificazione.


Roma, 16.VI.'47

Art. 149. - Gli esercizi di pietà annuali.

§ I. - Tutti i nostri religiosi123, ogni anno attendono agli esercizi spirituali per otto giorni interi.

§ II. - Quanto è possibile, gli esercizi si fanno assieme, in vari turni, distinti per Sacerdoti, Chierici, Discepoli, in una delle case nostre adatte allo scopo.

§ III. - Quanto è possibile, il Superiore generale o uno dei Superiori generali124, o il Maestro Provinciale visiti i Sacerdoti, i Chierici, i Discepoli radunati per gli Esercizi, e tenga loro almeno una o due sacre conferenze.

§ IV. - Per gli esercizi spirituali raccomandiamo il metodo che chiamiamo di "Via Verità e Vita".
Gli esercizi si iniziano col Rosario, il "Veni Sancte Spiritus" e la meditazione di introduzione.
Si dedica tutto il primo giorno seguente all'introduzione, all'orientamento, alla disposizione, a prender contatto con Dio: e qui stanno le meditazioni sul fine.
Nei due giorni seguenti (2.-3) si considerano e si meditano le verità eterne o la parola di Gesù Maestro quale il Direttore crede di seguire per purificare e illuminare l'anima.
Gli altri due giorni (4. - 5) si dedicano all'offerta di noi a Gesù, a seguirlo e a imitarlo nella virtù e negli esempi suoi, applicandovi le meditazioni precedenti.
Gli altri due giorni (6. - 7) si dedicano alla considerazione e all'uso dei mezzi d'unione con Dio, ai Sacramenti, all'orazione, al vivere in Cristo.
L'ottavo giorno si dedica tutto alle comunicazioni con Dio, all'esercizio della carità, alla pace e al gaudio.
La chiusa si fa il decimo giorno con la meditazione di chiusa, la Messa, il Te Deum, la benedizione eucaristica, la benedizione papale.

§ V. - Gli esercizi spirituali sono luce e fiamma di riforma e di rinnovamento in Cristo; purificazione e proposito di riforma e di rinnovamento in Cristo; grazia e dono di riforma e di rinnovamento in Cristo: perciò il metodo indicato nella luce di Gesù; nell'esempio di Gesù; nella grazia di Gesù ci porta alla riforma e al rinnovamento in Cristo.
La confessione si faccia dopo il giorno; ma è bene, durante gli esercizi, se è possibile ripetere la confessione almeno due volte.
Il silenzio si osservi diligentemente tutti i giorni completo e assoluto: meno che nell'ora di apostolato, in cui si può parlare sotto voce.
Nell'ora di apostolato, solo in quella, è permesso rispondere alle cose più urgenti, sbrigare le cose ordinarie del proprio ufficio.
Una delle quattro meditazioni giornaliere, sia tenuta ogni anno sulle Costituzioni.


Roma, 17.VI.'47

Art. 149. -Le nostre feste religiose.

§ I. - Non essendovi ancora giorno liturgico fisso per la festa del Divin Maestro, si dedica ad esso il giorno 6 agosto, festa della Trasfigurazione. Infatti il Divin Maestro nel mistero della Trasfigurazione ci sensibilizza la sua presenza gloriosa nel cielo, e la sua presenza gloriosa nel mistero eucaristico.

§ II. - Alla Regina degli Apostoli dedichiamo due giorni di festa:
la prima domenica di maggio si celebra la solennità della Regina degli Apostoli, con una Messa letta, e una Messa solenne della Regina degli Apostoli. - secondo il rescritto SRC con rito doppio di prima classe.
Il sabato dopo l'Ascensione si celebra la festa liturgica con rito doppio maggiore; il breviario e ogni Messa sono della Regina degli Apostoli.
È consigliabile tramandare alla chiusura del Mese di Maggio la processione della Madonna125.

§ IV. - La Congregazione celebra con solennità la festa del Transito di S.Giuseppe, patrono speciale dei Discepoli del Divin Maestro: questa festa è preceduta dagli Esercizi dei Discepoli; è solennizzata colla vestizione, la prima professione, la professione perpetua dei medesimi; e deve portare ogni anno la Casa ad una maggior devozione verso il Custos Virginum, Padre della S. Famiglia, e padre universale delle Famiglie religiose, che sono l'estensione della Santa Famiglia di Nazareth.

§ IV. - Ad onore di S. Paolo, pater domesticus e patrono e guida e protettore e dottore e maestro della Pia Società, celebriamo due feste: la Conversione, il 25 gennaio; e il Martirio, nel giorno della sua Commemorazione, il 30 giugno.

§ V. - Celebriamo pure con rito doppio minore126 la festa di S. Bernardo Abbate, nella quale ricorre il genetliaco della Pia Società San Paolo.

§ VI. - Nel giorno della Trasfigurazione, in una delle feste della Regina degli Apostoli, nelle due feste di S. Paolo, nella festa di S. Bernardo si può guadagnare, alle solite condizioni, l'indulgenza plenaria.

§ VII. - Celebriamo pure127 senza esteriore solennità, ma con rito doppio maggiore la festa dei dottori: S. Gregorio Magno, S. Tommaso di Aquino, S. Alfonso De Liguori, S. Agostino128.
E commemoriamo con speciale pietà il 10 Maggio giorno dell'approvazione Pontificia della Pia Società.


Albano, 18.VI.'47

Art. 150. - Il metodo e lo spirito della Pietà Sampaolina.

§ I. - La nostra pietà si radica, si nutre, si compie nella devozione al Divin Maestro, che consideriamo, seguiamo, prendiamo sotto questo aspetto e titolo: Via e Verità e Vita.

§ II. - Fondamento della pietà è lo studio del Maestro Divino; ossia guardare a Lui, accostarlo negli esempi, viverne la vita:
e questo di continuo, ogni giorno, abitualmente;
e in modo del tutto speciale, sopra ogni altro mezzo e metodo.

§ III. - Esercizio della pietà è aderire al Divin Maestro con amor filiale pieno, integrale, personale; portare a lui filialmente tutta la mente, tutta la volontà, tutto il cuore, i pensieri, le forze, i sentimenti129.

§ IV. - Fine della pietà è l'unione di vita col Divin Maestro nello Spirito Santo; crescendo il Lui, con Lui, per Lui, nella sapienza e nella intelligenza di Dio, nella virtù e nell'adempimento della sua volontà, nella grazia e nella santità.

§ V. - Così in noi la legge della preghiera stabilisce la legge della fede, e apre la legge delle opere130 secondo il divin beneplacito.

§ VI. - Lo spirito della nostra pietà è lo stesso spirito che unisce il Divin Maestro al Padre colle più intime relazioni di amor filiale.
Quindi il culto di Dio, la profonda, filiale, docilissima adesione al Padre nella luce e nell'amore, nella verità e nella carità, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo.

§ VII. - In modo speciale lo Spirito della pietà Sampaolina è vivere il mistero di dipendenza filiale del Divin Maestro dal Padre nello Spirito Santo, particolarmente nel senso della sua piccolezza umile, docile, semplice, fiduciosa;
della sua immolazione per l'onore suo e l'amore nostro;
e della ricerca costante del suo beneplacito.

§ VII. - Soprattutto la pietà nostra, nello spirito di Gesù, si unisce alla sua preghiera Eucaristica ed eterna, e prega con l'interesse dell'amor filiale nelle intenzioni del Divin Maestro.

§ IX. - Lo Spirito quindi della pietà Sampaolina ci guida alla preghiera pubblica e alla preghiera privata; perché Iddio, che s'unisce amantissimamente alla Chiesa che prega in noi, e a noi che preghiamo nella Chiesa, ascolti la Chiesa in noi, e ascolti noi nella Chiesa.

§ X. - Nella orazione privata poi diamo ampio campo alla preghiera collettiva, che facciamo a nome della Congregazione; e ampio campo alla orazione singolare con cui ci eleviamo a maggior fede, a maggior luce, in Dio.


Roma, 19.VI.'47

Art. 151. - Spirito Liturgico.

§ I. - Nella Pia Società si dia ampio campo allo studio, alla pratica, allo spirito della Sacra liturgia.

§ II. - I Discepoli, i Novizi, i Chierici abbiano corsi regolari, proporzionati, di sacra liturgia, in cui si apprenda la storia, il valore teologico, le leggi della sacra liturgia.

§ III. - Abbiano scuola regolare di cerimonie e di canto gregoriano; vi prendano parte con amore; ne eseguiscano le parti con diligenza.
Ogni funzione sia preparata nelle cerimonie e nel canto; ognuno con devozione accolga e compia quanto gli è assegnato.

§ IV. - Nella sacra liturgia diligentemente si faccia vedere, si mediti, si apprenda, si consideri: ciò che il mistero insegna, quid credas; ciò che il mistero invita a fare, quid agas; ciò che il mistero dona, quid petas; la grazia che applica, la via che apre, la verità che fa risplendere.

§ V. - Si abbia cura delicata a far seguire l'anno liturgico, che ci presenta successivamente, e sempre novo gradu131 et novo modo, il Divin Maestro nei suoi singoli misteri; mostrandoci in ognuno la luce della verità, l'esempio della virtù, la fonte della vita soprannaturale.

§ VI. - Da le fonti liturgiche la pietà Sampaolina prende il più gran nutrimento per la conoscenza della devozione al Divin Maestro e la sua pratica amorosa.


Roma, 20.VI.'47

Art. 152. - Santificazione della festa.

§ I. - I nostri religiosi considerino il giorno festivo come il giorno di Dio, il giorno da passarsi con Dio, il giorno delle più soavi comunicazioni con Dio.

§ II. - Nei giorni festivi si ferma la propaganda, e tacciono le macchine; si riposa lo scrittore, l'insegnante e lo studente; possibilmente non si viaggi. Il giorno festivo è il giorno della comunità. I Maestri lo prendano come giorno della conferenza, in cui i vincoli della vita comune si riaffermano nella unità.

§ III. - Il riposo è fermare il lavoro, ma non abbandonarlo; è anzi organizzarlo; è anche una migliore cucina; un maggior tempo per il sonno; la buona lettura; il sollievo del passeggio; ma non è la fatica del gioco; i nostri non partecipino e non assistano ai giochi clamorosi pubblici; ma si godano la famiglia.
È desiderio della Congregazione che specialmente le feste patronali e le maggiori feste132 si passino in casa alla stessa mensa; e quindi procurino di arrivare e di trovarsi anche quelli che escono per ministero.

§ IV. - Il ministero delle anime, sia che si compia nelle nostre Chiese, sia che si compia fuori, deve essere sollecito, fervoroso, attentissimo; i nostri sacerdoti si prestino per le confessioni e le loro funzioni siano le più belle, e puntuali e devote.

§ V. - Nelle nostre case, ogni domenica e ogni festa, si tenga alla Comunità e dal Superiore la meditazione sul Vangelo, o meglio sulla liturgia domenicale o festiva del giorno; conducendo sapientemente gli uditori a considerare ciò che la liturgia della Messa insegna, a proporre ciò che ci chiede e ci indica di fare, a pregare, con le orazioni stesse della liturgia, per ottenere la grazia che ci vuole applicare.

§ VI. - Nel giorno del Signore si celebra e tutti ascoltano una seconda Messa; la quale, salvo gli impedimenti, sarà cantata; e, dove è possibile, solenne, specialmente nelle feste maggiori.
Il canto della Messa sia fatto in gregoriano nelle domeniche e feste ordinarie, variando il testo del canto secondo i tempi.
Sia fatto in musica polifonica nelle feste maggiori quali S. Paolo, S. Giuseppe, Regina degli Apostoli, Pasqua, Pentecoste, l'Immacolata, Natale.

§ VII. - La sera, ad ora conveniente, si canta il Vespro o la Compieta; si tiene l'istruzione domenicale progressiva, o il discorso Sacro; e si imparte la benedizione, solenne possibilmente, del SS.mo Sacramento. Si abbia attenzione a non abbandonare l'istruzione domenicale; e a non sostituire il Vespro con altre preci e che la funzione vespertina non sorpassi l'ora.


Roma, 21.VI.'47

Art. 153. - L'obbligatorietà degli esercizi di pietà.

§ I. - Gli esercizi di pietà da farsi in comune obbligano, e urgono, anche quando i religiosi sono impediti di farli in comune.

§ II. - Anzi chi è impedito d'intervenire alla meditazione in comune, chi è impedito di trovarsi all'ora comune delle confessioni, chi non può fare in comune il ritiro mensile, chi non può intervenire al corso comune degli Esercizi spirituali, non è dispensato da questi atti o esercizi ma vi deve supplire.

§ III. - Nel miglior modo e con la miglior sollecitudine: il che significa che il dovere urge; e che ognuno deve provvedere in modo da ricavarne il più gran frutto.

§ IV. - Siano però attenti e diligenti i religiosi, perché l'impedimento non dipenda da pigrizia, indolenza, noncuranza, imprevisione, trascuratezza, divagazione: perché allora la mancanza rivestirebbe colpa.

§ V. - E guardino bene di non essere tardi alle opere comuni, perché sono troppo dediti alle opere proprie e individuali.





117 Revisore: "I Tim. IV, 8".

118 Revisore: "Padre Celeste, della Madonna verso Gesù".

119 Revisore: "e presa di quotidiana posizione".

120 Revisore: "morale, ascetica".

121 Revisore aggiunge: "e una prova".

122 Revisore aggiunge: : "si offrano opere individuali di ossequio".

123 Revisore aggiunge: "non impediti da infermità".

124 Revisore: "maggiori".

125 Revisore: "ad onore della Madonna".

126 Revisore: "di classe".

127 Revisore: "ancora".

128 Revisore aggiunge: "S. Alberto Magno".

129 Revisore amplia: "tutto il cuore, tutti i sensi, tutto lo spirito; i pensieri, le forze, i sentimenti, gli atti esterni, la vita interiore".

130 Revisore: "conferma la legge della fede, e istituisce e apre la legge delle opere".

131 Revisore "sempre novo titulo, novo gradu".

132 Revisore: "solennità".




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