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Gabriella Collesei, FSP
Tecla Merlo

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Roma - La Chiesa

Avviata bene la propaganda, il Primo Maestro vuole ora che le Figlie di san Paolo concentrino le loro energie sulla redazione, così da realizzare più compiutamente il fine stesso della Congregazione, che è "casa di magistero".
Alcune suore vengono pertanto indirizzate agli studi teologici, prima all'interno dell'istituto stesso, e, successivamente, nelle Università Pontificie. Un impegno di preparazione culturale finalizzato a formare un nutrito gruppo di paoline e fare di loro delle scrittrici, delle editrici di libri da diffondere nei centri apostolici, delle esperte nel settore della comunicazione sociale.
Percorrendo gli scritti di Maestra Tecla difficilmente si trova qualche direttiva a questo proposito. Riportava quelle del Fondatore, o si soffermava piuttosto su aspetti pratici, concreti, e sulla necessità per tutte di vivere ogni attività, ogni esperienza con umiltà, consapevoli della responsabilità che si ha nel gestire tempo, mezzi, doni di natura.

Una sorta di regola saggia ed essenziale, che verrà buona da applicare nelle situazioni più dure. Così anche durante la seconda guerra mondiale, scoppiata di a pochi anni, che portò privazioni d'ogni genere; Maestra Tecla non si stanca di rassicurare le sue figlie e invitarle ad accogliere il sacrificio, offrendo ogni cosa per le tante realtà di sofferenza e di morte. Lei stessa fu in molti casi impegnata con gioia nella distribuzione di quello che c'era disponibile a chiunque bussasse alla porta. E quando fu necessario, con grande premura fece ospitare nella casa generalizia il gruppo delle monache benedettine di Montecassino, sfollate dal loro convento a causa dei bombardamenti. Per circa un anno si prodigò per favorire loro un clima sereno e rispettoso della vita claustrale, e anche dopo continuò a provvedere loro ciò di cui potevano aver bisogno.

Gli anni incerti della guerra registrano altri avvenimenti di importanza storica per la giovane famiglia religiosa; tra il 1941 e il 1943, infatti, sia alla Società san Paolo che alle Figlie di san Paolo viene conferito il primo riconoscimento pontificio e l'approvazione delle Costituzioni "ad esperimentum". Farà seguito, una decina d'anni più tardi, l'atto definitivo, attraverso il quale a tutti gli effetti la Chiesa riconosce come fine di queste congregazioni "la diffusione/divulgazione della dottrina cattolica mediante l'apostolato delle edizioni cioè la stampa, il cinema, la radio, la televisione e gli altri mezzi più efficaci e più celeri che l'umano progresso fornisce e le necessità e le condizioni dei tempi richiedono".
Uno stimolo a ripartire, appena possibile, per consolidare le presenze, e concentrare nuove energie in tanti paesi del mondo.




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