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Gabriella Collesei, FSP
Tecla Merlo

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Il mondo - L'evangelizzazione

Nell'aprile del 1949, Maestra Tecla parte con don Alberione per un nuovo viaggio; ancora una volta la colpiscono in particolar modo le grandi masse di persone. Nelle Filippine, entusiasta, dirà di sentirsi più vicina al Paradiso in mezzo a quella natura e sotto quel cielo.
Le sue grandi passioni, il Paradiso, le anime a cui fare del bene. "Vi sono tante anime che aspettano la salvezza, e sono pochi gli operai del Vangelo. Pensate: ancora la metà dell'umanità non conosce Dio..."

Una sensibilità missionaria viva, la stessa che apre oggi le sue suore ad alcune di quelle nazioni, europee e non, nelle quali le mutate condizioni socio-politiche di questi ultimi anni lasciano intravedere la possibilità di colmare il vuoto di valori ed ideali, formatosi in decenni di ateismo e repressione.
La forte esigenza di ritrovare le ragioni profonde della propria esistenza crea i presupposti adeguati, infatti, per un impegno di evangelizzazione, che nel contesto culturale attuale non può fare a meno di valorizzare i mass-media, dalla stampa all'informatica, ai supporti tecnici più moderni a servizio della parola di Dio.

Proprio come allora. Maestra Tecla fu sostenitrice e promotrice attenta delle direttive del fondatore circa l'assunzione dei nuovi mezzi. Incoraggiava, suggeriva, proponeva, con la curiosità intelligente di chi ha a cuore una realtà. Sempre presente nelle tante attività di cui si occupavano le sue "figlie", tutte sollecitava a prendersi cura di ogni modalità concreta di esprimere l'apostolato paolino.
Così accadde quando fu il momento del cinema, che intuì mezzo prezioso al servizio dell'evangelizzazione fra la grandi masse ancora scarsamente alfabetizzate.

Le esigenze e le possibilità del nuovo mezzo inducono ad un impegno consistente, nel quale vengono coinvolte più direttamente le Figlie di san Paolo. Si tratta di scegliere il materiale cinematografico da proporre negli ambienti parrocchiali, di organizzare le agenzie di distribuzione, di tentare la via della produzione di soggetti a scopo catechistico e formativo. Maestra Tecla non è assente a tutto questo ulteriore fervere di iniziative, attenta ad incoraggiare, orientare, esortare. Come sempre fiduciosa nelle direttive del fondatore, al suo fianco a sostenere le perplessità ed incertezze di chiunque, purché si faccia il bene.
"Ci sentiamo piccole di fronte al gran bene da fare e vediamo la nostra insufficienza. Ma con noi c'è il Signore: Non temete: io sono con voi è scritto in tutte le nostre cappelle. Coraggio, quindi, fidiamoci di Dio!"

Dopo la guerra, con la ripresa economica, si prospettano situazioni e problematiche sociali complesse, e affiora l'esigenza di un impegno formativo più adeguato ai tempi; strumenti idonei a questo scopo sembrano essere le riviste. Dopo l'esperienza oramai collaudata di Vita Pastorale, Il Giornalino, Famiglia Cristiana, si avvia nel 1952 Via, Verità e Vita, per la formazione di chi opera negli ambiti di pastorale e catechesi. Nel 1955 ancora le Figlie iniziano a realizzare un mensile per le giovani, Così, che la Prima Maestra sostenne di tutto cuore e auspicò fin dal principio "accolto con entusiasmo". "Si parli già della rivista tra noi, se ne parli in libreria, in propaganda; si studino tutti i mezzi di diffusione, tutte le industrie per arrivare a Collegi, Istituti, Parrocchie... Nessuna si tiri indietro, dicendo: a me non interessa... tutte dobbiamo essere interessate..."
Non c'è attività anche di una sola Figlia di san Paolo al servizio della parola di Dio con i mezzi specifici affidati dalla Chiesa alla congregazione, che non debba coinvolgere in qualche modo tutte. L'apostolato paolino non è soltanto, nella maggior parte dei casi, il risultato di un lavoro di équipe, ma soprattutto è frutto di una comunione profonda in ordine agli obiettivi da raggiungere, così che nel realizzare una parte non si deve mai perdere di vista il tutto.

Maestra Tecla ebbe uno sguardo aperto verso ogni dimensione dell'apostolato paolino, e tutto assunse con grande responsabilità e serietà, nella preghiera e nell'immediatezza che il suo ruolo di superiora generale comportava: offrire sì delle indicazioni, ma in primo luogo un modello.




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