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Gabriella Collesei, FSP
Tecla Merlo

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Roma - L'offerta

Ed un modello ella fu anche nella prova, nella sofferenza fisica, che sopraggiunse a prostrare la sua fragile salute; per due anni, dal 1957 al 1959, in seguito ad un'operazione, è costretta a ridurre la sua presenza tra le "figlie".
Riprenderà, con una nuova visita in America, verso la fine del 1959. Accanto alla gioia di una realtà che cresce, di un apostolato che è richiesto, utile, apprezzato, la fatica dei problemi di sempre: non si è mai in numero sufficiente per rispondere a tutte le necessità, e non si è ancora abbastanza sante.

In quegli anni di grandi novità, che vedono le battute di inizio dell'evento più significativo di questo nostro secolo per la cristianità, il Concilio Vaticano II, don Alberione invita i suoi, soprattutto coloro che nella Famiglia Paolina avevano incarichi di responsabilità, ad un tempo di preghiera e discernimento in un corso di esercizi spirituali straordinari per durata.
Maestra Tecla, in quel clima di intenso raccoglimento e preghiera, concentrerà le sue energie nell'affidare al Signore tutte le sue "figlie", e offrire per la loro santificazione la sua stessa vita. È il 28 maggio 1960, festa della S.S. Trinità; in questa solennità che celebra la pienezza di presenza e santità di Dio in mezzo al suo popolo, la Prima Maestra si rende disponibile a morire pur di "guadagnare" le Figlie di san Paolo tutte ad una adesione perfetta alla volontà divina.

Al di , prima e a sostegno di ogni altro obiettivo, ogni "figlia" deve perseguire la santificazione. "Siamo qui per farci sante". Una meta ambiziosa, che è la ragion d'essere stessa di ogni iniziativa apostolica, di gioie e fatiche, di tutti i passi percorsi per il Vangelo sulle strade del mondo.
È questo anelito che sostiene il continuo itinerare su spazi illimitati. Giunge così anche per lei il momento di mettere piede nella grande Africa, dove le suore erano arrivate nel giugno 1958.
È il 1961; in un contesto di forte instabilità politica e sociale, Maestra Tecla visita la comunità paolina, presente allora soltanto nel Congo Belga, e ne riporta l'impressione di un mondo che "esercita un fascino speciale", assetato della parola di Dio.
In quel contesto, con spirito profetico, ancor una sollecitazione alle "figlie" ad essere autentiche discepole di Paolo: "Assumete la bellezza e la miseria, i traguardi e i cammini dei popoli con i quali vivete, i loro costumi, le loro abitudini, gli stili, la festa e il dolore; tutto vi riguarda come cosa vostra. E in tutto questo predicate il Vangelo con gli strumenti che ci sono dati".




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