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Gabriella Collesei, FSP
Tecla Merlo

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Albano - La malattia

Il 16 giugno 1963, pochi giorni dopo la morte di papa Giovanni XXIII, Tecla Merlo viene colpita da spasmo cerebrale; è la malattia che la porterà nello spazio di tempo di otto mesi alla morte, e che, cammin facendo, le darà modo di restare nella mente e nel cuore di coloro che l'hanno conosciuta ed amata come modello di sopportazione della sofferenza, che la malattia le procurava, di coraggio, pazienza, umiltà, arrendevolezza.

Mesi di attesa, quasi, col consueto avvicendarsi di eventi quotidiani e memorabili. Nell'agosto di quello stesso 1963 l'Ospedale Regina Apostolorum, voluto da don Alberione per provvedere alle necessità di salute dei suoi figli, riceve inaspettatamente la visita del neo-eletto papa, Paolo VI.
Egli, rivolgendosi alle suore malate, le invita ad accogliere dalle mani di Dio l'esperienza del dolore fisico come realtà molto preziosa, utile, se vissuta nella fede, a dare speranza alla vita umana. "Se acquista valore, se vale qualche cosa, non è energia sciupata, non è tempo perduto, non sono lacrime disperse e non è sacrificio inutile".

Maestra Tecla sente che può servire la sua famiglia religiosa anche così; vive in maniera tutta speciale la grazia di esercitare l'apostolato della sofferenza, che è, al pari della propaganda, della redazione, di ogni forma di annuncio con gli strumenti della comunicazione sociale, apostolato paolino.

Quando la salute glielo permette, è ancora in mezzo alle sue "figlie", ad esortarle com'è sua consuetudine, con l'autorevolezza di sempre, che le viene dalla vita. Raccomanda a tutte l'obbedienza, di restare con semplicità nella volontà del Signore.
Si rammarica soltanto di non poterle incontrare una ad una, com'era solita fare, di non essere in grado di rispondere alle loro lettere, farsi presente in qualche modo nelle necessità.

Il suo sguardo corre lontano, alle nuove generazioni di Figlie di san Paolo, ancora alle grandi moltitudini che attendono di conoscere Cristo, la sua Parola di verità. E alla Chiesa, che in quello stesso tempo, per voce del Concilio, col decreto Inter Mirifica afferma di sentire come "suo dovere predicare l'annuncio della salvezza anche mediante gli strumenti della comunicazione sociale". Un riconoscimento, indiretto ma esplicito, della bontà della scelta di Maestra Tecla di stare sempre dalla parte del Signor Teologo, da quel lontano giugno 1915 fino ad ora.




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