Il "Laboratorio femminile" divenne col tempo rivendita di libri ed oggetti religiosi, scuola di catechismo e di composizione tipografica. E il 29 giugno 1918, festa dei Santi Pietro e Paolo, tre delle prime "figlie", tra le quali Teresa Merlo, assumono l'impegno dei voti religiosi. Non c'è "pubblicità" attorno a questo gesto; ancora un piccolo esordio, e di lì a poco tempo si aggiungerà un'ulteriore tessera all'abbozzo di mosaico: è il momento di lasciare Alba per iniziare l'apostolato stampa.
Il vescovo di Susa, monsignor Castelli, propone a don Alberione di affidare alle sue ragazze il settimanale diocesano La Valsusa, la cui pubblicazione era stata interrotta per mancanza di personale.
Si accetta di buon grado, e alcune "figlie" lasciano la casa di Alba per iniziare la nuova opera, tra mille incertezze e poche conoscenze e abilità tecniche.
Al lavoro di composizione e stampa, accompagnano anche a Susa la vendita di libri; su ogni attività sovrasta una grande immagine di san Paolo, ragione per cui la gente del posto ben presto finisce col chiamarle, sbrigativamente, le "figlie di san Paolo", il nome destinato a diventare nel tempo l'appellativo comune in ogni angolo del mondo.
Teresa coordina il gruppo e il loro lavoro, e, sotto la guida vigile e sapiente dell'Alberione, insieme alle compagne, vive e sperimenta sulla sua pelle il progressivo definirsi dell'intuizione del giovane prete albese circa la donna, chiamata anch'ella nella Chiesa ad un impegno formativo e pastorale non soltanto limitato all'ambiente familiare, ma con precise funzioni di primo piano nell'ambito dell'apostolato stampa.
E l'esperienza di Susa ne è un esempio, davvero il principio.