Avviata bene La Valsusa, nel luglio del 1922 don Alberione richiama le "figlie" ad Alba; nel frattempo cinque dei suoi giovani sono già sacerdoti. Tra loro, primo di tutti, il più stretto collaboratore dell'Alberione, don Timoteo Giaccardo, che Giovanni Paolo II il 22 ottobre 1989 ha dichiarato beato. Il sogno si fa realtà. Anche le Figlie di san Paolo realizzano la loro missione, l'annuncio del Vangelo con la stampa e gli strumenti della comunicazione sociale, che il progresso via via offrirà. Fondano la loro esistenza su basi sicure: la Parola di Dio e l'Eucaristia. Questi segni efficaci della presenza di Cristo in mezzo ai suoi alimentano l'impegno di consacrazione al Signore e l'esercizio della missione specifica. Nella Parola si attua l'incontro col Maestro Divino, Via unica per andare a Dio Padre, Verità che sola dà senso alla storia dell'uomo, Vita che apre il cuore all'amore autentico. Dall'Eucaristia viene la luce e la forza per comprendere e assumere in pienezza il mandato di annunciare il messaggio della salvezza ad ogni creatura. È il Cristo totale, che don Alberione ha imparato a conoscere dalle lettere di san Paolo, quello che addita ai suoi, riconoscendo nell'Apostolo il "padre, maestro, esemplare, fondatore" delle congregazioni religiose affidate alla sua protezione. Sull'esempio di san Paolo, le "figlie" sono chiamate ad aprirsi all'accoglienza di ogni popolo, di ogni cultura, col desiderio di farsi "tutto a tutti" pur di predicare la buona notizia del Signore Gesù. Uno spirito missionario a tutto campo, che non può fare a meno di guardare con fiducia a Maria, Regina degli Apostoli. È lei che introduce alla conoscenza della persona e dell'insegnamento di Cristo Maestro, e insegna a porgerlo, Parola di vita, agli uomini di tutti i tempi.
Teresa entrò con facilità in questa logica dello Spirito, che l'Alberione riteneva essenziale per la formazione di coloro che avrebbero condiviso il suo ideale. Una logica di abbandono alla volontà di Dio, che si fa per lei accoglienza di responsabilità apparentemente lontane dalle sue forze. Il 22 luglio di quello stesso 1922, infatti, il Primo Maestro annuncia alla nascente comunità femminile paolina che da allora Teresa, che con la professione aveva assunto il nome di Tecla, a memoria della discepola di san Paolo, e come segno di confidenza nell'apostolo, sarà superiora generale per dodici anni. Allo stile determinato di don Alberione, fa da completamento quello di Maestra Tecla, umile ma non dimesso, dolce e forte allo stesso tempo, all'insegna di una apparente sottomissione, che è prima di tutto lungimiranza e fede nel Signore e nelle sue mediazioni. È per lei il tempo di credere con fiducia rinnovata nelle scelte del fondatore. Le viene in aiuto la preghiera della fede, il Patto o Segreto di riuscita. In linea con la tradizione biblica dell'alleanza che Dio stabilisce con coloro che chiama in vista della realizzazione di un suo progetto, anche Maestra Tecla come l'Alberione, si appella a Gesù Maestro, e gli affida la consapevolezza di una povertà di mezzi, abilità tecniche, salute, fede, perché sia lui a moltiplicare i frutti di bene prodotti con l'apostolato stampa.