Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Gabriella Collesei, FSP
Tecla Merlo

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per attivare i link alle concordanze


Roma - L'itineranza

L'accrescersi della compagine paolina induce don Alberione a travalicare i confini di casa: prima tappa, Roma, dove la consueta volontà e determinazione ad organizzare l'apostolato è attenuata dal fatto che l'istituzione non era stata ancora ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa come congregazione religiosa.

Per il benevolo interesse di prelati che credono nel sogno dell'Alberione, anche questo obiettivo sarà raggiunto entro breve tempo; il 12 marzo 1927 il vescovo di Alba, su delibera di papa Pio XI, firma il decreto diocesano di costituzione della Società San Paolo in congregazione religiosa dedita alla buona stampa.
Le autorità romane temporeggiano un po', invece, per il gruppo femminile, e impongono per il riconoscimento l'abito religioso, una sorta di compromesso per don Alberione, che aveva pensato le sue "figlie" uguali a tutte le altre donne nel modo di vestire.

Maestra Tecla si occuperà pure di questo, rispolverando la sua abilità di sarta per dar forma ad un modello che sia pratico, adatto alle esigenze apostoliche di queste suore "sui generis", destinate, di lì a poco tempo, ad offrire con generosità il seme della Parola negli ambienti più disparati.

Edopo l'abito, ma soprattutto in seguito alle relazioni dettagliate, pervenute a Roma a testimonianza della bontà dell'opera del Signor Teologo, il 15 marzo 1929 monsignor Re riconosce la Pia Società delle Figlie di san Paolo come congregazione religiosa di diritto diocesano.

Di quegli anni è anche la decisione presa da don Alberione di editare la Bibbia e di prodigarsi affinché entri in ogni casa.
Gran parte dei cattolici fino ad allora avevano sentito leggere il testo sacro soltanto in Chiesa, e in latino. Si temeva, infatti, di diffonderlo a vasto raggio e di metterlo nelle mani dei fedeli a causa dell'interpretazione inesatta che se ne sarebbe potuta fare, così come si giudicava avvenisse all'interno delle confessioni protestanti.

Don Alberione, da parte sua, sa bene per esperienza personale quanto possa la parola di Dio, e, instancabile, solleciterà sempre le paoline a credere nella potenza di questa presenza silenziosa, ma molto eloquente.
Forte della stessa convinzione, Maestra Tecla a proposito ricorda alle Figlie, che di famiglia in famiglia diffondevano le varie pubblicazioni: "Se vi dicono che non sanno leggere, offrite il Vangelo e la Bibbia, dicendo che questo libro, anche se non si legge, fa bene lo stesso averlo in casa".
Una certezza che si era cristallizzata in lei nella consuetudine di avere sempre con sé un piccolo Vangelo. È il compagno di cammino, la guida sicura, che si desidera fare incontrare ad ogni persona, mettendosi materialmente sulle strade che la gente percorre ogni giorno.
"Avanti! In cammino, Figlie di san Paolo, portate la verità della carità", annunciate a ciascun uomo la salvezza, ridonategli la speranza.
In cammino, con mezzi impensati per quei tempi, in sella ad una bicicletta, al volante di un'auto; in cammino, con le borse cariche di libri, semi di bene, disposte a percorrere anche il più impervio sentiero, pur di raggiungere ogni casa, ogni famiglia.
In cammino, nonostante la stanchezza, le incomprensioni, i timori; come san Paolo, unicamente preoccupate di annunciare il Vangelo di Cristo.

Maestra Tecla è con loro anche in questa itineranza; e dalle esperienze che fa, trae indicazioni e suggerimenti per definire meglio le modalità pratiche e lo spirito che deve animare ognuna.
Nel gergo paolino, per indicare questa attività di diffusione della Parola e delle pubblicazioni che la mediano, si parlerà sempre e dovunque di propaganda, un termine tecnico-commerciale assunto a dignità nuova, quella stessa della predicazione orale fatta indistintamente dal pulpito di cattedrali o umili chiese di campagna.

Nel frattempo c'è già un nuovo progetto in cantiere, l'apertura in varie città d'Italia di centri stabili, che facciano da punto di appoggio all'irradiazione del materiale prodotto.
Si comincia con Salerno, alla fine del 1928, con il consueto stile, che verrà collaudato di lì a pochi anni in tanti paesi del mondo: una sistemazione improvvisata, e poi la ricerca dei locali per la libreria, i contatti con le autorità ecclesiastiche, col clero e le associazioni diocesane per fare conoscere le finalità dell'opera e i libri di cui si disponeva. Ancora incertezze e critiche da parte di chi fa fatica ad accettare delle suore in vesti da "commercianti", ma Maestra Tecla e le sue "figlie" vanno avanti, sicure della positività dell'iniziativa.

Dalle librerie si parte per visitare ogni paese, e ad esse confluiscono sacerdoti, religiosi, laici alla ricerca intenzionale o occasionale di qualcosa che li aiuti nella prassi pastorale, nella vita spirituale, trovandovi volentieri anche una parola buona, un sorriso.
"Le nostre Librerie sono Centri di Apostolato; non vetrine propriamente, ma insegna fatta di san Paolo e Vangelo; non negozio, ma servizio; non vendita, ma apostolato con tutte le iniziative; non affari e cifre, ma Vangelo che spande luce e calore nella regione...", queste le istruzioni di don Alberione, alle quali fa eco saggiamente Maestra Tecla: "Queste cose leggetele bene e poi poco per volta verremo a questo, non affannatevi, si farà poco per volta ma intanto si deve mirare lì".
L'obiettivo da raggiungere sia chiaro, coltivato, tenuto presente; il raggiungere la meta sarà questione di procedere per gradi, con la pazienza del contadino che, dopo aver seminato, sa attendere con spirito vigile il crescere e maturare del suo raccolto.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) Copyright 1996-2007 EuloTech SRL