Attenzione al Concilio Vaticano II
4. Alla base della riflessione c'è una attenzione esplicita al Concilio Vaticano II, il quale non solo ha parlato di "vocazioni", rendendo assai familiare questa prospettiva nella pastorale delle comunità cristiane, ma ha aperto prospettive di fondo per una corretta prassi di pastorale vocazionale: come la valorizzazione della storia della salvezza, entro cui si colloca la vocazione come storia personale ed originale; come l'esigenza di discernimento dei segni dei tempi, in cui si possono cogliere gli appelli di Dio per il servizio al Regno; come la vocazione universale alla santità nella Chiesa sui sentieri delle vocazioni diverse; come l'accentuazione della comunione per l'unica missione attraverso l'apporto diversificato dei carismi e dei ministeri. Questa visione vocazionale a spettro aperto si compone con la pur legittima preoccupazione del Concilio per una oculata pastorale vocazionale al servizio del ministero ordinato, proprio per il ruolo che tale vocazione comporta nella comunità cristiana al servizio di tutte le vocazioni. Ovviamente il Concilio non va sottinteso o lasciato sullo sfondo, ma resta come costante punto di riferimento per una verifica dei cammini pastorali in atto nelle Chiese. Così resta punto di riferimento il ricco magistero del post-Concilio in tema di vocazioni; in particolare il "Documento conclusivo" del Secondo Congresso internazionale per le vocazioni del maggio 1981. Senza dimenticare il magistero dei Vescovi, i quali hanno incoraggiato e illuminato sul campo il servizio di animazione e di pastorale vocazionale.
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