III - Il livello qualitativo delle nuove vocazioni
Tipologia dei candidati
22. Un dato appare evidente: la fisionomia dei primi anni di seminario teologico, come quella dei noviziati maschili e femminili, è decisamente mutata rispetto agli anni precedenti. La tipologia delle presenze è molto varia e tradisce la diversità di provenienza. Ciò che appare più evidente è la presenza di personalità fortemente polarizzate su alcuni valori forti, come il desiderio di dedizione a Dio e ai fratelli, la forte sensibilità per la preghiera, il bisogno di dare un senso alla propria vita, il desiderio di servire la Chiesa. Viene rilevato che i candidati, ridotti di numero, sono meglio dotati sotto il profilo culturale e spirituale (es. Austria). Nell'ultimo decennio si osserva anche un incremento di candidati provenienti da gruppi di giovani di 21-25 anni. Alcuni sono "profondamente impegnati nella Chiesa". Tuttavia molti candidati "provengono da famiglie disgregate, con conseguente immaturità emozionale e insufficiente fondamento catechetico" (Gran Bretagna, Francia, Italia...). "Talora sussiste un certo timore che alcuni candidati cerchino l'ordinazione sacerdotale anche come rifugio e liberazione dai danni provocati dalle esperienze emozionali e sessuali" (Gran Bretagna). Il più delle volte questi aspetti si collocano in un quadro globale piuttosto debole o parziale della personalità e della sua vita spirituale. Di qui l'impatto non facile con i cammini pedagogici del seminario o dei noviziati.
23. Le nuove vocazioni, oltre che dai seminari minori, tuttora presenti in alcune nazioni, provengono ormai in numero crescente dai gruppi giovanili, dalle scuole di preghiera, dalle esperienze di volontariato (obiezione di coscienza, servizio ai poveri, alle missioni, al mondo dell'emarginazione...) dalla scuola, dall'università. In molte Chiese particolari provengono dai cammini dei "gruppi vocazionali", animati e guidati da sacerdoti o da religiosi/e a pieno tempo.
24. Questo orizzonte vario di provenienza pone il problema di un "periodo propedeutico" (un anno, due anni) al pieno inserimento nel curriculum di seminario o dei noviziati. Infatti già in molti seminari è previsto l'anno propedeutico per una integrazione spirituale e culturale. Ciò è richiesto non soltanto dalla diversa sensibilità dei candidati, ma anche dalla diffusa insufficiente preparazione spirituale e culturale, causata sovente da una carenza di elementi basilari di vita cristiana e soprattutto da una mancanza di visione globale della fede. Non mancano di approdare nei seminari o nei noviziati maschili e femminili giovani che hanno vissuto esperienze morali gravemente negative. E pertanto non mancano di rivelare una sorta di frattura tra intuizioni spirituali forti - ad esempio l'amore per la preghiera o per il servizio - e vita morale segnata da fragilità e cadute. Insomma i chiamati del nostro tempo rivelano di appartenere alla generazione dei loro coetanei.
25. Tutto ciò sottolinea un'altra differenza rispetto al passato: chi entra in teologia o nei noviziati non è da considerarsi già determinato in modo definitivo verso il sacerdozio o la professione religiosa. Necessita di un serio discernimento per motivare e verificare le scelte definitive di vita. Ciò che in passato veniva deciso negli anni dell'adolescenza, coincidente con le scuole medie superiori, ora diventa necessario soprattutto nei primi anni di teologia, o in un tempo corrispondente delle comunità di formazione.
26. In passato i giovani provenienti da seminari minori o da comunità affini erano una presenza numerica consistente e tale da determinare un clima comunitario portante dal punto di vista educativo. Ora le vocazioni adulte sono nettamente prevalenti quasi ovunque e sono tali da richiedere una maggiore attenzione pedagogica, per creare le condizioni utili a una positiva dinamica comunitaria. Non va poi dimenticato che molte comunità o noviziati sono assai ridotti di numero; al punto da rendere assai più complessa e difficile una ricca e stimolante crescita comunitaria. Si ha l'impressione che più sono piccole le comunità e più ci sia bisogno di educatori maggiormente qualificati. In realtà succede spesso il contrario. Secondo i Religiosi Francesi i giovani che si presentano, in generale sembrano seri, con problemi psicologici e affettivi molto profondi. Hanno bisogno di aiuto e di accompagnamento spirituale. L'esperienza religiosa è quasi inesistente. Le difficoltà provengono non tanto dalla famiglia, dal celibato o altro, quanto dall'impegno e dalla decisione. I candidati arrivano in seminario per la maggior parte negli ultimi anni delle scuole medie superiori o durante l'università: si stanno infatti assottigliando gli ingressi e le presenze nei seminari minori (preadolescenza, adolescenza). L'età media, d'ingresso in seminario, senza riferimenti statistici precisi, può essere considerata sui 18-20 anni, ed anche oltre. Va inoltre considerato il fatto che le Diocesi per preparare i giovani all'ingresso in seminario stanno predisponendo specifiche "comunità vocazionali" residenziali e non, con ordinamenti diversi dal seminario propriamente detto.
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