Doti umane, culturali e spirituali rilevate dai Superiori Maggiori
27. Le doti che maggiormente emergono, anche se spesso solo come promessa, sono: la generosità, l'entusiasmo, il desiderio di vivere in gruppo o comunità, l'onestà, il rifiuto del formalismo. Ma queste potenzialità sono accompagnate da fragilità e instabilità psicoaffettiva, da facile scoraggiamento e notevoli difficoltà ad accettare gli altri come sono, da eccessivo attaccamento alla famiglia o ai gruppi di provenienza, da incapacità a collaborare con gli altri per il forte "egocentrismo", che mina anche la possibilità di accettare progetti comunitari. "La cosa buona è che molti giovani sono in ricerca. Spesso essi non hanno trovato ancora la propria identità e cercano il loro equilibrio personale. Da qui i problemi di stabilità, la mancanza di una chiara visione per un impegno a lungo termine, professione, vita celibataria per tutta la vita, un certo spirito individualistico che sembra più marcato rispetto ai tempi passati" (Religiosi del Belgio) . A livello culturale c'è una grandissima pluralità di situazioni, ma quasi tutti hanno una insufficiente conoscenza della "Dottrina Cristiana" e una preparazione scolastica spesso inadeguata ad affrontare gli studi filosofici e teologici. Hanno, inoltre, difficoltà ad accettare i tempi della maturazione e ad impegnarsi in lavori che richiedono assiduità e costanza. È poi quasi totalmente assente il senso del sacrificio e della "mortificazione corporale". Infine, non pochi sono malati di protagonismo e, a volte, tendono alla 'clericalizzazione'. Gli educatori, nella fase di discernimento, si trovano non raramente anche a fare un serio lavoro di purificazione delle motivazioni vocazionali che, a volte, si fondano su spiritualismi, devozionismi o visioni ecclesiali preconciliari.
28. Tra i giovani che si avviano verso la maturazione della vocazione alla vita religiosa si possono distinguere, semplificando un po', due categorie: c'è chi mostra maggiormente un forte attaccamento alla preghiera e ha una grande attenzione ai valori dello spirito, un desiderio di radicalità nelle scelte di crescita spirituale, ama la preghiera personale, la Lectio Divina e anche le "solenni liturgie"; e c'è chi ha maggiormente una grande sensibilità verso i poveri, desidera impegnarsi attivamente nel servizio con autentico spirito missionario, è aperto alle "provocazioni" degli ultimi... Molti poi sentono il bisogno di una guida spirituale sicura e comprensiva. La riscoperta della vita spirituale, però, è minata da una certa difficoltà a distinguere tra festa e ferialità, tra momento forte e continuità nella vita ordinaria. La religiosità è molto spesso sentimentale e poco ancorata alla vita per il carente retroterra religioso ed ecclesiale. Lo slancio verso il volontariato e il servizio ai poveri è spesso compromesso nella sua efficacia formativa dal protagonismo, dalla difficoltà ad entrare in progetti globali comunitari, dallo scarso senso dei propri limiti, dall'incostanza e dallo scoraggiamento.
29. Iniziando il cammino formativo verso la Vita Religiosa, numerosi giovani mostrano di desiderare ardentemente la radicale sequela di Cristo e del fondatore, di conoscere sempre meglio il carisma dell'Istituto, ma hanno notevoli difficoltà ad accettare le sue strutture e le sue tradizioni. Sono poi non poche le difficoltà a stabilire un corretto rapporto con il denaro e la povertà, il silenzio e le esigenze della vita comune. L'obbedienza è resa difficile dalla rigidità mentale e dalla mancanza di una "sana utopia", dalla volontà debole e dal "benessere" di cui sono malati. Hanno un grande desiderio di impegnarsi e fare subito esperienze pastorali, missionarie, caritative; ma non hanno la disciplina del lavoro costante e feriale. La vita comunitaria è dai giovani spesso idealizzata, perciò fanno fatica ad accettare le povertà e le difficoltà della concreta vita fraterna. Fanno riflettere situazioni come quelle indicate dalla Grecia. "Considerata la mancanza di vocazioni per la vita consacrata femminile, dopo tanti anni, non è possibile parlare né di qualità né di quantità delle aspiranti alla vita religiosa. I pochi giovani che si presentano e pensano alla vita religiosa hanno una grande difficoltà a scegliere e a durare nella scelta. Vivono nella insicurezza materiale e più ancora nella insicurezza psicologica. Mancano di riferimenti precisi. Questa insicurezza li rende troppo fragili, molto vulnerabili, ciò spiega molto le loro reazioni e i loro comportamenti".
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