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| Pontificia Opera per le vocazioni ecclesiastiche Pastor. delle vocaz. nelle Chiese partic. d'Europa IntraText CT - Lettura del testo |
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L'Europa occidentale di fronte alla crisi 18. Le Conferenze Episcopali dell'Europa occidentale dichiarano in generale di soffrire tuttora la crisi vocazionale di questi anni. Le statistiche inviate dai vari Paesi evidenziano chiaramente la tendenza alla diminuzione numerica negli ultimi dieci anni, ad es. Austria, Germania, Italia, Belgio, Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi, Irlanda, Portogallo, Spagna, Svizzera. Può essere molto interessante verificare come i diversi Paesi valutano le proprie situazioni e quali siano gli atteggiamenti di fronte alle difficoltà. Ad esempio il Belgio osserva che la crisi si fa sempre più grave, soprattutto nelle diocesi fiamminghe; anche in quelle che fino a 5 anni fa avevano un numero molto elevato di vocazioni. L'Episcopato d'Austria dichiara che nel 1995 si è rilevato il minimo delle entrate dei candidati nei seminari, a partire dal 1945. Lo stesso rilievo viene fatto circa i nuovi ingressi nelle famiglie religiose maschili e femminili. Le statistiche del 1994 sono considerate le più basse in Gran Bretagna negli ultimi dieci anni. Ecco quanto annota l'Episcopato Croato: "Purtroppo dalle statistiche non si può affermare che vi siano tendenze chiare di incremento vocazionale. Si potrebbe piuttosto dire che la situazione rimane negli ultimi anni stabile; ma sempre col numero dei sacerdoti sproporzionato alle necessità delle comunità trovatesi davanti alle possibilità che offre lo stato democratico appena creato". Altri Paesi, come l'Austria, la Bosnia e l'Erzegovina, il Belgio, la Germania, la Gran Bretagna concordano con la Croazia: cioè dichiarano di non notare inversione di tendenza in senso positivo nelle loro chiese locali. Uno dei problemi rilevati da più parti è l'alta media di età dei presbiteri. Questa situazione preoccupa diversi Episcopati: ad es. la Repubblica Slovacca e l'Ungheria rilevano che il 60% dei presbiteri è oltre i 60 anni; né le presenti risorse possono controbilanciare questo declino. La Gran Bretagna mette in rilievo il notevole aumento di impegno vocazionale da parte dei laici. In qualche Paese, come ad es. in Spagna, molti Vescovi hanno trasferito nella propria diocesi i seminaristi locali che stavano in altra diocesi per motivi di formazione, considerando ciò un vantaggio sia per i seminaristi che per la pastorale vocazionale. Questo fatto ha provocato la preparazione di nuovi formatori e professori. Inoltre si è visto un reale aumento vocazionale sia quantitativo che qualitativo. Nelle nazioni dell'Europa occidentale, i germi di nuove risposte vocazionali sono soprattutto legati ad un lavoro assiduo, costante, di pastorale che ha già tracciato un solco profondo nel dopo-Concilio. Pertanto la crisi e la ripresa vocazionale presentano una singolare immagine, disegnata a pelle di leopardo. In non poche Chiese particolari, là dove il lavoro ha già un passato consistente, i frutti non mancano. Anche se le nuove vocazioni non sono numericamente proporzionate ai vuoti che si creano a motivo dell'invecchiamento demografico dei sacerdoti o dei consacrati. L'andamento vocazionale sembra inoltre evidenziare una simpatia crescente in direzione di scelte radicali, come sta a testimoniare la discreta presenza giovanile nelle comunità claustrali di antica tradizione o nelle nuove forme di vita consacrata. |
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