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Pontificia Opera per le vocazioni ecclesiastiche
Pastor. delle vocaz. nelle Chiese partic. d'Europa

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  • IV - Elementi problematici nel mondo giovanile
    • Complessità e contraddittorietà
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IV - Elementi problematici nel mondo giovanile


Complessità e contraddittorietà

30. Sullo sfondo dell'andamento vocazionale dell'ultimo decennio sta il mondo giovanile, in tutta la sua complessità e contraddittorietà. La categoria attraverso cui è possibile evocare la realtà giovanile in prospettiva vocazionale è quella della "ambivalenza". È arduo trovare categorie sintetiche e onnicomprensive per descrivere il mondo giovanile di fronte alla vita come progetto. Comunque alcuni tratti sono identificabili.
Anzitutto gli aspetti più problematici o negativi. Si rileva un po' ovunque che i giovani sono il simbolo della cultura del "soggettivismo" e ne sono le vittime più vulnerabili. Tale cultura, fortemente edonistica, assume il soggetto come criterio e misura di ogni scelta di vita all'insegna del puro sentire. L'egemonia mortificante del soggettivismo rende estremamente ardua l'accoglienza di una proposta oggettiva di vita nella direzione dell'autotrascendenza evangelica. La stessa Parola di Dio tante volte viene filtrata secondo criteri soggettivi e selettivi. Un progetto di vita nella direzione del "perdere la vita per ritrovarla" viene considerata come limitativa della libertà personale e viene lasciata perdere.

31. In una cultura condizionata dal soggettivismo risulta debole la "domanda" dei giovani di fronte alla vita e al futuro. Si vive in una cultura delle risposte, non tanto alle domande profonde, quanto ai bisogni sovente indotti artificialmente, gratificati i quali, gli interrogativi più veri risultano ancora più difficili. Insomma la crisi vocazionale si radica nella povertà e nella debolezza delle domande giovanili. Di qui la scarsa significatività di proposte forti che sovente risultano semplicemente non interessare.
Nei giovani della "domanda debole" cresce in modo macroscopico l'abitudine a gratificare l'immagine di sé: che consiste nell'apparire, nel fare bella figura, nell'ostentare le qualità esteriori, come il corpo, le capacità sportive, intellettive, artistiche. La vita viene costruita sull'immagine, sull'avere, sulla carriera, sull'affermazione di sé. Si vive così agli antipodi di una esistenza da giocare secondo la logica del dono. Si costruisce sulla sabbia.
Ed infine i giovani dell'immagine rincorrono il miraggio delle "emozioni", delle esperienze al plurale. Passano di esperienza in esperienza. Non solo quelle negative, ma anche quelle spirituali. Fanno fatica a passare dalle esperienze alle decisioni, ai cammini formativi per costruire un progetto di vita su valori saldi.
Il secolarismo e il materialismo, dominanti nella cultura della società contemporanea, hanno portato alla diminuzione del senso morale e alla fragilità della vita di fede. Questo rende poco appetibile la proposta della vita religiosa. La situazione disgregata delle famiglie, il numero ridotto di "figli" e gli ostacoli che anche le famiglie cristiane pongono ad una scelta di "sequela radicale" del Signore, sono divenute condizioni difficili per la crescita e l'accompagnamento delle vocazioni.
I giovani sono circondati da una grande quantità di stimoli, frastornati da mille voci e da informazioni discordanti, senza punti di riferimento, intimoriti da ansie e paure, tengono spesso gli occhi bassi sul povero e insicuro orizzonte della loro vita e l'unico interesse vero sembra quello di valorizzare in qualche modo se stessi, con un individualismo che li tiene distanti dal mondo, dalla società, dalla politica. Per essi, nel grande mercato del pluralismo culturale e morale della nostra società, dove si offrono valori diversi e contrastanti, senza gerarchie precise, è facile crearsi una morale e una fede propria, piccola, parziale, relativa... ma propria. Di qui la difficoltà ad instaurare veri rapporti educativi e progettuali.

32. Se questi sono fattori negativi o gravemente problematici per una ricerca vocazionale, non manca tuttavia una chiara emergenza di "nuovi valori" o sensibilità positive che hanno un esplicito aggancio con la vita-vocazione.
Da più parti del mondo giovanile si rileva una chiara simpatia per la vita intesa come valore assoluto, sacro, ed insieme come esperienza bisognosa di senso. C'è un diffuso coinvolgimento nelle esperienze di solidarietà, di amore agli ultimi. C'è il rifiuto di una esistenza inautentica, bilanciato da un bisogno di giustizia e di apertura agli altri anche in dimensione mondiale. Così c'è una diffusa nostalgia del "profondo", di silenzio, di preghiera, che costituiscono alcune delle premesse più feconde per l'efficace proposta di un progetto alto di vita.
Anche dal punto di vista vocazionale risulta, come dato interessante, la chiara simpatia dei giovani per i "modelli" che si configurano in modo limpido e radicale nell'incarnazione dei valori evangelici. In questa linea si giustifica il diffuso interesse per la figura di Gesù, non solo come un leader tra i tanti, ma nel suo mistero di Figlio di Dio morto e risorto.
La pastorale vocazionale, non raramente, oscilla tra due estremi a fronte di un mondo giovanile contraddittorio e complesso: o ignora le dinamiche della psicologia facendo proposte che non interrogano e non interessano, o resta come intimorita lasciando mancare cammini seri in prospettiva vocazionale, paga di proporre solo esperienze senza decisioni per la vita.





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