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| P. Fernando Leite, SI Francesco di Fatima IntraText CT - Lettura del testo |
Il prefetto non risparmiò sforzi per strappare il segreto ai pastorelli. Cominciò con il regalare loro dei bei vestiti e far loro le più lusinghiere promesse. Poiché i bambini non cedevano, fece ricorso alle minacce. Inscenò una commedia o piuttosto una tragedia. Ordinò a una guardia di allestire un pentolone di olio bollente per friggerli nel caso in cui non volessero rivelare il segreto.
Dopo una pausa compare la guardia che con voce minacciosa gridò a Giacinta:
"O dite il segreto o morirete!"
La piccola rispose negativamente e la guardia la trascinò fuori con sé.
"È andata via subito, senza congedarci da noi. Mentre la interrogavano, Francesco mi diceva con immensa pace e gioia:
"Se ci uccidono, in poco tempo siamo in Cielo! Che bello! A me non importa niente."
"Passato un attimo di silenzio, aggiunse:
"Voglia Dio che Giacinta non abbia paura. Reciterò un’Ave Maria per Lei".
Si tolse il cappello e pregò. La guardia al vederlo in atteggiamento di preghiera gli domandò:
"Cosa fate?"
"Sto recitando un’Ave Maria perché Giacinta non abbia paura."
La guardia fece un gesto di disprezzo ma non lo interruppe.
Siccome Francesco e Lucia risposero con lo stesso eroico coraggio, entrambi vennero condannati a morte e portati via al loro destino.
Dopo tre giorni di infruttuosi tentativi e insidie, il prefetto restituì i tre piccoli veggenti di Fatima il 15 agosto, festa della Assunzione della Madonna.