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| P. Fernando Leite, SI Francesco di Fatima IntraText CT - Lettura del testo |
Il sacrifico dei pastorelli
L’Angelo e la Madonna chiesero ai veggenti dei sacrifici "in atto di riparazione per i peccati con cui Dio viene offeso e per la conversione dei peccatori."
I piccoli risposero con eroica generosità a questi appelli. Non mangiavano la merenda, che era il loro pasto del mezzogiorno. La distribuivano alle pecore e anche ai poverelli. Non toccavano né l’uva né i fichi appetitosi. "Avevamo per abitudine offrire a Dio ogni tanto il sacrificio di passare nove giorni o un mese senza bere. Una volta abbiamo fatto questo sacrifico in pieno mese di agosto, quando il caldo ci soffocava." Portavano alla cintura un cordiglio e si frustavano le gambe con ortiche. Lasciarono i divertimenti mondani, come i balli. Passavano ore e ore prostrati col volto sulla terra a ripetere la preghiera dell’Angelo.
Ancora più duri furono i sacrifici inviati loro da Dio, così come l’Angelo aveva preannunciato: "Accettate e sopportate con sottomissione la sofferenza che il Signore vi manderà." E la Madonna aveva avvertito loro: "Avrete molto da soffrire".
Queste sofferenze furono gli scherni, le burle, i castighi, la prigionia, la persecuzione, e, dopo, le lunghe malattie di Giacinta e Francesco.
Francesco si ammalò nell’ottobre del 1918. Dopo qualche miglioramento, ebbe una ricaduta alla vigilia di Natale, non si riprese più fino alla morte avvenuta il 4 aprile 1919.