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| Congregazione per la Dottrina della Fede Sulla Chiesa Clandestina IntraText CT - Lettura del testo |
3. I problemi restanti
Una parte dei vescovi e dei sacerdoti ordinati clandestinamente non ha accettato le norme approvate dal Santo Padre.
Per questi sacerdoti il motivo principale per il rifiuto era l’ordinazione «sotto condizione», da essi ritenuta una mancanza di fiducia da parte della Santa Sede, poiché erano fermamente convinti di essere stati ordinati validamente. Accanto a questo vi erano anche motivi psicologici, che sono da rispettare, anche se non si possono condividere.
Come fu loro spiegato dai propri vescovi, come anche dal Nunzio Apostolico, che ebbe numerosi colloqui con alcuni di questi sacerdoti, l’ordinazione «sub condicione» non significava né sfiducia né un ostacolo alla loro accettazione come sacerdoti.
In realtà, dalle ricerche eseguite sul conto di ciascuno, non risultava che l’ordinazione sacerdotale fosse stata sempre conferita in modo valido; forse talvolta aveva potuto esserlo, ma esistevano seri dubbi al riguardo come, in particolare, nel caso di ordinazioni effettuate dal vescovo Felix Maria Davidek.
Farsi ordinare «sub condicione» voleva soltanto dire che, se la loro precedente ordinazione era valida, la seconda ordinazione («sotto condizione») non avrebbe avuto effetto, dato che erano già sacerdoti; se, invece, l’ordinazione ricevuta clandestinamente non fosse stata valida, essi, venendo di nuovo ordinati, sarebbero stati sicuri in coscienza di essere veramente sacerdoti. Su questo punto c’è stato un dialogo aperto e sincero e le accuse rivolte contro la Santa Sede non corrispondono a verità.
Per quanto riguarda i vescovi sposati, la delicatezza della loro posizione aveva indotto il Santo Padre a seguire una norma prudenziale ben motivata: infatti è noto che la legge canonica della Chiesa Cattolica, sia di rito latino che orientale, come pure l’antichissima tradizione delle Chiese Orientali non in comunione con essa, non ammettono assolutamente la compatibilità dello stato matrimoniale con l’ufficio episcopale. Tuttavia, le possibilità, che venivano loro offerte, e che sono state rese ad essi note dai rispettivi vescovi diocesani, non furono ritenute da essi soddisfacenti.