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| P. Fernando Leite, SI Giacinta di Fatima IntraText CT - Lettura del testo |
In spirito di umiltà e raccoglimento, i pastorelli evitavano i curiosi che cercavano di interrogarli. Talora ci riuscivano servendosi di spiritosi accorgimenti:
"Stavamo un giorno a Fatima - racconta Lucia - quando lungo la strada vedemmo scendere da una automobile un gruppo di signore e alcuni gentiluomini. Non dubitammo per un istante che cercassero proprio noi. Non potevamo più fuggire senza essere notati. Quindi, decidemmo di andare avanti nella speranza di non essere riconosciuti. Giunti presso di noi, le signore ci chiesero se conoscevamo i pastorelli a cui la Madonna era apparsa. Rispondemmo di sì. Ci chiesero se sapevamo dove abitavano. Demmo loro tutte le indicazioni precise su come giungervi e andammo a nasconderci in un boschetto.
Giacinta, contenta del buon risultato dell'esperienza, diceva:
- Così dobbiamo fare ogni volta che non ci riconoscano.
Un giorno eravamo seduti a due passi dalla casa dei Marto, all'ombra di due alberi di fichi accanto alla strada. Francesco si allontanò un poco per giocare. Vedendo avvicinarsi diverse signore, corse da noi per avvisarci. Siccome a quell'epoca si usavano capelli con falde larghe come setacci, pensammo che così abbigliate non erano riuscite a vederci e, senza esitazione, salimmo su uno dei fichi. Loro passarono sotto di noi e, scesi in tutta fretta, andammo subito a nasconderci in un campo di granturco”.
I continui e faticosi interrogatori ai quali, il più delle volte, non potevano sottrarsi, costituivano un angustioso tormento e uno dei sacrifici maggiori per i tre veggenti.