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Dialogo con i fratelli di altre religioni. Il dialogo interreligioso è
una parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. L'annuncio e il
dialogo, infatti, sono orientati verso la comunicazione della verità
salvifica. Il dialogo è un'attività indispensabile nei rapporti
tra la Chiesa cattolica e le altre religioni e merita di essere preso in seria
considerazione. Si tratta, di un dialogo della salvezza, che si realizza
in Cristo.
Anche i
catechisti, il cui compito prioritario nella missione è l'annuncio,
devono essere aperti, preparati ed impegnati in questo tipo di dialogo. Siano
perciò aiutati a comprenderne il valore e ad attuarlo, tenendo conto
delle indicazioni del Magistero e, in particolare, di quelle della Redemptoris
Missio, del documento congiunto Dialogo e Annuncio del Pontificio
Consiglio per il Dialogo Interreligioso e della CEP e del Catechismo della
Chiesa Cattolica, che comportano:
- Ascolto
dello Spirito, che soffia dove vuole (cf. Gv 3, 8), nel rispetto di
ciò che Egli ha operato nell'uomo, per raggiungere quella purificazione
interiore, senza della quale il dialogo non porta frutti di salvezza.
- Conoscenza
corretta delle religioni presenti nel territorio: della loro storia e
organizzazione; dei valori che, quali "semi del Verbo",
possono costituire una "preparazione al Vangelo"; dei limiti
ed errori, che si oppongono alla verità evangelica, e che vanno
rispettivamente completati e corretti.
- Convinzione
di fede che la salvezza viene da Cristo e che perciò, il dialogo non
dispensa dall'annuncio; che la Chiesa è la via ordinaria di salvezza e
solo essa possiede la pienezza della verità rivelata e dei mezzi
salvifici. Come ha riconfermato S.S. Giovanni Paolo II, riferendosi alla Redemptoris
Missio: non si può "mettere sullo stesso piano la
rivelazione di Dio in Cristo e le scritture o tradizioni di altre religioni. Un
teocentrismo che non riconoscesse Cristo nella sua piena identità
sarebbe inaccettabile per la fede cattolica. (...) Il mandato missionario
di Cristo, perennemente valido, è un esplicito invito a fare discepole
tutte le genti e battezzarle, perché si apra per loro la pienezza del
dono di Dio". Di conseguenza il dialogo non deve indurre al
relativismo religioso.
- Collaborazione
pratica con gli organismi religiosi non cristiani per risolvere le grandi
sfide all'umanità, quali la pace, la giustizia, lo sviluppo, ecc..
Inoltre, occorre un atteggiamento di stima e di accoglienza verso le persone.
E' la carità del Padre comune che deve unire la famiglia degli uomini in
ogni opera di bene.
Nel realizzare
un dialogo così impegnativo il catechista non sia lasciato solo. Da
parte sua, egli si mantenga integrato nella comunità. Ogni iniziativa di
dialogo interreligioso va portata avanti in base a programmi approvati dal
Vescovo e, quando occorre, dalla Conferenza Episcopale o dalla Santa Sede, e
nessun catechista agisca per conto proprio, meno ancora contro le direttive
comuni.
Infine, si deve
credere al dialogo, anche quando la via per realizzarlo è difficile e
incompresa. Il dialogo a volte è l'unico modo per testimoniare Cristo,
è sempre una via verso il Regno e darà sicuramente i suoi frutti,
anche se tempi e momenti sono riservati al Padre (cf.At 1,7).
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