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Attitudine ecclesiale. Il fatto che la Chiesa è per sua natura
missionaria e che è inviata e destinata all'evangelizzazione di tutti
gli uomini porta ad una doppia convinzione: che l'azione apostolica non
è un atto individuale e isolato; e che va compiuta in comunione
ecclesiale a partire dalla Chiesa particolare con il suo Vescovo.
Queste
constatazioni fatte da Paolo VI in relazione agli evangelizzatori, possono
essere applicate a pieno titolo ai catechisti, il cui ruolo è una
realtà eminentemente ecclesiale e quindi comunitaria. Il catechista,
infatti, è inviato dai Pastori e agisce con la missione ricevuta dalla
Chiesa e in nome di essa. La sua azione, di cui non è padrone ma umile
servo, ha legami istituzionali e nell'ordine della grazia con l'azione di tutta
la Chiesa.
Gli
atteggiamenti principali che si devono curare per educare convenientemente un
catechista in questa dimensione comunitaria sono:
- L'attitudine
all'ubbidienza apostolica ai Pastori, in spirito di fede, come Gesù
che "spogliò se stesso assumendo la condizione di servo (...),
facendosi obbediente fino alla morte" (Fil 2,7-8; cf Eb
5,8; Rm 5,19). Questa obbedienza apostolica sia accompagnata da un
atteggiamento di responsabilità, in quanto il ministero di catechista,
dopo la scelta e il mandato, è esercitato dalla persona chiamata e resa
idonea interiormente dalla grazia dello Spirito.
In questo contesto
dell'ubbidienza apostolica diventa quanto mai opportuno il mandato o la
missione canonica, come viene fatto in molte Chiese, in cui emerge il
legame tra la missione di Cristo, della Chiesa con quella del catechista. E'
consigliabile una speciale funzione liturgica o liturgicamente ispirata,
debitamente approvata, compiuta nella comunità da cui parte il
catechista, durante la quale il Vescovo o un suo delegato esprime il mandato,
compiendo un gesto che ne indichi il significato, come ad esempio l'imposizione
del crocifisso o la consegna dei Vangeli. E' conveniente che questo rito del
mandato sia diverso per solennità a seconda che il catechista è a
tempo pieno o solo parziale.
- Capacità
di collaborazione ai vari livelli: il senso comunitario produce necessariamente
nell'individuo un'attitudine operativa di collaborazione, che va educata e
sostenuta. Il catechista sappia tener conto di tutte le componenti della
comunità ecclesiale in cui è inserito, e operare in unità
con esse. Un particolare richiamo va fatto alla collaborazione con gli altri
laici impegnati nella pastorale, specialmente in quelle Chiese dove sono
più sviluppati i servizi laicali distinti da quello del catechista. Per
saper collaborare a questo livello non basta una convinzione interiore, ma
occorre pure l'uso dei mezzi adatti al lavoro d'insieme, quali sono la
programmazione e la revisione in comune delle varie opere e attività.
Questo legame di unità tra tutte le forze è compito specialmente
dei Pastori, ma la saggezza di un catechista dovrà puntare a favorire la
convergenza di quanti operano nel raggio della sua azione.
Il catechista
sappia soffrire per la Chiesa, sostenendo le fatiche connesse con l'apostolato
fatto in comune e accettando le imperfezioni dei membri della Chiesa, ad imitazione
di Cristo che ha amato la Chiesa donandosi per lei (cf. Ef 5, 25).
L'educazione al
senso comunitario venga curata fin dall'inizio, con esperienze programmate,
realizzate e revisionate in gruppo dai candidati.
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