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Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali
Aetatis Novae

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D. I media al servizio della comunione ecclesiale

10. A tutto ciò che è stato appena detto, non può non aggiungersi il richiamo importante del diritto fondamentale al dialogo ed all'informazione in seno alla Chiesa, così come è affermato da Communio et progressio, (20) e la necessità di continuare a ricercare quali siano i modi efficaci per favorire e proteggere questo diritto, in particolare con un'utilizzazione responsabile dei mezzi di comunicazione. Pensiamo, tra le altre, alle affermazioni del Codice di Diritto Canonico secondo cui, pur manifestando la loro obbedienza verso i pastori della Chiesa, i fedeli "hanno il diritto di manifestare ... le proprie necessità, soprattutto spirituali, ed i propri desideri", (21) e in funzione della loro scienza, competenza e prestigio, hanno "il diritto, e anzi talvolta anche il dovere , di esprimere ai loro pastori la propria opinione sulle questioni riguardanti il bene della Chiesa. (22)

Vi è qui un mezzo per mantenere e rafforzare la credibilità e l'efficacia della Chiesa. In modo ancor più fondamentale, questo può essere il mezzo per realizzare concretamente il carattere di "comunione" della Chiesa, che trova il suo fondamento nella comunione intima della Trinità di cui è un riflesso. Tra i membri di questa comunità che costituisce la Chiesa, esiste una innata uguaglianza di dignità e di missione che proviene dal battesimo e che è alla base della struttura gerarchica e della diversità delle mansioni. Questa uguaglianza si esprimerà in uno scambio onesto e rispettoso dell'informazione e delle opinioni.

In caso di disaccordo, però, è importante sapere che "non è esercitando ... una pressione sull'opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità" (23) Infatti, "le idee dei fedeli non possono essere puramente e semplicemente identificate con il sensus fidei". (24)

Perché la Chiesa insiste tanto sul diritto che ha la gente di avere una informazione corretta? Perché sottolinea il proprio diritto ad annunciare l'autentica verità evangelica? Perché insiste sulla responsabilità che hanno i suoi pastori di comunicare la verità e di educare i fedeli a fare altrettanto? E per motivo che, nella Chiesa, una completa comprensione della comunicazione si basa sul fatto che il Verbo di Dio comunica se stesso.




20) Ibid, nn. 114-121, in AAS, LXIII (1971), pp. 634-636.



21) Cf Can. 212.2, in AAS, LXXV, 2 (1983), p. 34.



22) Cf Can. 212.3, in AAS, LXXV, 2 (1983), p. 34.



23) Congregazione per la Dottrina de]la Fede, Instruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo, n. 30, in AAS, LXXXII (1990), P. 1562.



24) Cf ibid., n. 35, in AAS, LXXXII (1990), p. 1565.






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