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Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali
Communio et Progressio

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  • PARTE TERZA LE COMUNICAZIONI SOCIALI E L'IMPEGNO DEI CATTOLICI
    • Capitolo Secondo UTILITA' PER I CATTOLICI
      • 1. La pubblica opinione e la mutua comunicazione nella vita della Chiesa
        • a) Il dialogo nella Chiesa
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a) Il dialogo nella Chiesa

115. La Chiesa è un corpo vivo e ha bisogno dell'opinione pubblica, che è alimentata dal colloquio fra le diverse membra. Solo a questa condizione essa può diffondere la sua dottrina e allargare il cerchio della sua influenza. "... Mancherebbe qualcosa alla sua vita, se l'opinione pubblica le venisse a mancare; la colpa di questa carenza ricadrebbe sui pastori e sui fedeli". (2)

116. Perciò è necessario che i cattolici siano pienamente coscienti di avere quella vera libertà di parola e di espressione, che si fonda sul "senso della fede" e sulla carità. Sul "senso della fede" che è suscitato e alimentato dallo Spirito di verità, perché il Popolo di Dio, sotto la guida del Sacro Magistero e rispettoso dei suoi insegnamenti, aderisca indefettibilmente alla fede trasmessa e con retto giudizio penetri in essa più a fondo e più pienamente l'applichi alla vita. (3) Sulla carità poi che viene sublimata dalla comunione con la libertà di Cristo, il quale, liberandoci dal peccato, ci ha fatti capaci di giudicare ogni cosa con libertà in armonia con la Sua volontà.

Chi ha responsabilità nella Chiesa procuri d'intensificare nella comunità il libero scambio di parola e di legittime opinioni ed emani pertanto norme che favoriscano le condizioni necessarie per questo scopo. (4)

117. Vastissima è la zona di ricerca, nella quale può attuarsi questo dialogo interno; benché le verità della fede appartengano alla essenza stessa della Chiesa e non possano in nessun caso essere lasciate alla libera interpretazione dei singoli, tuttavia la Chiesa avanza con la storia umana e deve quindi rendersi idonea all'inserimento nel mondo orientandosi opportunamente secondo le contingenze di tempo e di luogo, sia perché le verità della fede vengano proposte validamente nelle diverse situazioni storiche e culturali sia per aggiornare la sua azione pastorale secondo il ritmo del rinnovamento che si attua nel mondo.

Pertanto, quando un cattolico intende seguire fedelmente le indicazioni del Magistero, può, anzi deve, ritenersi impegnato in una libera ricerca per attingere una più profonda comprensione delle verità rivelate o per farne una presentazione più adatta alla nostra società pluralistica in continuo mutamento. Questo libero dialogo nella Chiesa non nuoce certamente alla sua saldezza e unità; anzi, con la rapida circolazione dell'opinione pubblica, il dialogo può favorire la concordia di intenti e di opere. Ma perché questo colloquio possa alimentarsi e intensificarsi utilmente è sommamente importante che tutti conservino, anche nel dissenso, una carità longanime e si sentano animati dal desiderio di continuare e di rafforzare l'intesa e la collaborazione.

E' necessario infatti agire mossi dalla vera volontà di edificare e non di demolire e nell'ardente desiderio di unione con la Chiesa, unione che Cristo ha lasciato come segno distintivo della vera Chiesa e quindi dei veri credenti in Lui. (5)

118. Per queste ragioni occorre fare una chiara distinzione fra il campo della ricerca scientifica e quello dell'istruzione dei fedeli. Nel primo gli studiosi devono avere la libertà necessaria alla loro attività e la possibilità di mettere a disposizione degli altri i risultati delle loro ricerche, con la pubblicazione di articoli su riviste e di libri. Nel campo dell'insegnamento religioso devono essere solamente proposte come dottrine della Chiesa quelle che sono riconosciute come tali dal Magistero autentico e inoltre quelle sentenze teologiche che possano essere affermate con certezza.

Poiché spesso avviene, per la struttura funzionale stessa dei mezzi di comunicazione, che a nuove opinioni teologiche non sufficientemente maturate e sovente avulse dal loro contesto venga data larga diffusione, i recettori devono valutare con spirito critico e non confonderle con la dottrina autentica della Chiesa, tenendo conto inoltre della grave deformazione che spesso può subire il senso genuino di tali opinioni per lo stile di presentazione e per il linguaggio proprio di certi strumenti di comunicazione.

119. Quando si afferma che l'opinione pubblica è essenziale per la Chiesa, si deve riconoscere di conseguenza ai singoli fedeli il diritto di ottenere tutte le informazioni indispensabili per affrontare le loro responsabilità nell'ambito della vita ecclesiale. Questo implica la disponibilità di strumenti della comunicazione che non solo rispondano alle varie esigenze ma anche - se le circostanze lo suggeriscono - di dichiarata ispirazione cattolica e molto adatti per il compito che devono svolgere.

120. Una retta attuazione degli impegni di vita e di servizio nella Chiesa richiede che si stabilisca, a senso reciproco e su scala mondiale, un flusso continuo di informazioni e di suggerimenti fra le autorità ecclesiastiche di ogni grado, le istituzioni cattoliche e gli stessi fedeli. Per raggiungere nel miglior modo questo obiettivo, è necessario dare vita a molteplici istituzioni (quali, ad esempio, agenzie di informazioni, portavoci ufficiali, sale di riunione, consigli pastorali), dotate di mezzi appropriati.

121. Ogni volta che i casi trattati nell'ambito ecclesiale richiedono il segreto, dovranno essere osservate le norme generali che regolano questa materia nell'ambito delle istituzioni civili. D'altra parte per le ricchezze spirituali della Chiesa nell'ampiezza della sua missione, si esige che ogni informazione circa i suoi programmi e il suo molteplice apostolato risplenda per esattezza, per verità, per sincerità. Infatti quando le autorità ecclesiastiche non vogliono o non riescono a trasmettere informazioni, che rispondano alle esigenze sopra richieste, favoriscono piuttosto la circolazione di voci dannose che non la presentazione della verità. 11 segreto quindi deve essere conservato soltanto nella stretta misura necessaria per salvaguardare la fama e la reputazione di qualcuno o rispettare diritti di singoli e di gruppi.




2) Pio XII, Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale dei giornalisti cattolici tenuto a Roma il 17 febbraio 1950, in AAS, XLII (1950), p. 256.



3) Cf Lumen gentium, 12.



4) Cf Riflessioni e suggerimenti circa il dialogo ecumenico, in L'Osservatore Romano, 21-22 settembre 1970.



5) Cf Gv 17,21.






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