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a) Il
dialogo nella Chiesa
115. La Chiesa è un corpo vivo
e ha bisogno dell'opinione pubblica, che è alimentata dal colloquio fra
le diverse membra. Solo a questa condizione essa può diffondere la sua
dottrina e allargare il cerchio della sua influenza. "... Mancherebbe
qualcosa alla sua vita, se l'opinione pubblica le venisse a mancare; la colpa
di questa carenza ricadrebbe sui pastori e sui fedeli". (2)
116. Perciò è
necessario che i cattolici siano pienamente coscienti di avere quella vera
libertà di parola e di espressione, che si fonda sul "senso della
fede" e sulla carità. Sul "senso della fede" che è
suscitato e alimentato dallo Spirito di verità, perché il Popolo
di Dio, sotto la guida del Sacro Magistero e rispettoso dei suoi insegnamenti,
aderisca indefettibilmente alla fede trasmessa e con retto giudizio penetri in
essa più a fondo e più pienamente l'applichi alla vita.
(3) Sulla carità poi che viene sublimata dalla comunione con la
libertà di Cristo, il quale, liberandoci dal peccato, ci ha fatti capaci
di giudicare ogni cosa con libertà in armonia con la Sua volontà.
Chi ha
responsabilità nella Chiesa procuri d'intensificare nella
comunità il libero scambio di parola e di legittime opinioni ed emani
pertanto norme che favoriscano le condizioni necessarie per questo scopo. (4)
117. Vastissima è la zona di
ricerca, nella quale può attuarsi questo dialogo interno; benché
le verità della fede appartengano alla essenza stessa della Chiesa e non
possano in nessun caso essere lasciate alla libera interpretazione dei singoli,
tuttavia la Chiesa avanza con la storia umana e deve quindi rendersi idonea
all'inserimento nel mondo orientandosi opportunamente secondo le contingenze di
tempo e di luogo, sia perché le verità della fede vengano
proposte validamente nelle diverse situazioni storiche e culturali sia per
aggiornare la sua azione pastorale secondo il ritmo del rinnovamento che si
attua nel mondo.
Pertanto,
quando un cattolico intende seguire fedelmente le indicazioni del Magistero,
può, anzi deve, ritenersi impegnato in una libera ricerca per attingere
una più profonda comprensione delle verità rivelate o per farne
una presentazione più adatta alla nostra società pluralistica in
continuo mutamento. Questo libero dialogo nella Chiesa non nuoce certamente
alla sua saldezza e unità; anzi, con la rapida circolazione
dell'opinione pubblica, il dialogo può favorire la concordia di intenti
e di opere. Ma perché questo colloquio possa alimentarsi e intensificarsi
utilmente è sommamente importante che tutti conservino, anche nel
dissenso, una carità longanime e si sentano animati dal desiderio di
continuare e di rafforzare l'intesa e la collaborazione.
E' necessario
infatti agire mossi dalla vera volontà di edificare e non di demolire e
nell'ardente desiderio di unione con la Chiesa, unione che Cristo ha lasciato
come segno distintivo della vera Chiesa e quindi dei veri credenti in Lui. (5)
118. Per queste ragioni occorre fare una
chiara distinzione fra il campo della ricerca scientifica e quello
dell'istruzione dei fedeli. Nel primo gli studiosi devono avere la
libertà necessaria alla loro attività e la possibilità di
mettere a disposizione degli altri i risultati delle loro ricerche, con la
pubblicazione di articoli su riviste e di libri. Nel campo dell'insegnamento
religioso devono essere solamente proposte come dottrine della Chiesa quelle
che sono riconosciute come tali dal Magistero autentico e inoltre quelle
sentenze teologiche che possano essere affermate con certezza.
Poiché
spesso avviene, per la struttura funzionale stessa dei mezzi di comunicazione,
che a nuove opinioni teologiche non sufficientemente maturate e sovente avulse
dal loro contesto venga data larga diffusione, i recettori devono valutare con
spirito critico e non confonderle con la dottrina autentica della Chiesa,
tenendo conto inoltre della grave deformazione che spesso può subire il
senso genuino di tali opinioni per lo stile di presentazione e per il linguaggio
proprio di certi strumenti di comunicazione.
119. Quando si afferma che l'opinione
pubblica è essenziale per la Chiesa, si deve riconoscere di conseguenza
ai singoli fedeli il diritto di ottenere tutte le informazioni indispensabili per
affrontare le loro responsabilità nell'ambito della vita ecclesiale.
Questo implica la disponibilità di strumenti della comunicazione che non
solo rispondano alle varie esigenze ma anche - se le circostanze lo
suggeriscono - di dichiarata ispirazione cattolica e molto adatti per il
compito che devono svolgere.
120. Una retta attuazione degli
impegni di vita e di servizio nella Chiesa richiede che si stabilisca, a senso
reciproco e su scala mondiale, un flusso continuo di informazioni e di
suggerimenti fra le autorità ecclesiastiche di ogni grado, le
istituzioni cattoliche e gli stessi fedeli. Per raggiungere nel miglior modo
questo obiettivo, è necessario dare vita a molteplici istituzioni
(quali, ad esempio, agenzie di informazioni, portavoci ufficiali, sale di
riunione, consigli pastorali), dotate di mezzi appropriati.
121. Ogni volta che i casi trattati
nell'ambito ecclesiale richiedono il segreto, dovranno essere osservate le
norme generali che regolano questa materia nell'ambito delle istituzioni
civili. D'altra parte per le ricchezze spirituali della Chiesa nell'ampiezza
della sua missione, si esige che ogni informazione circa i suoi programmi e il
suo molteplice apostolato risplenda per esattezza, per verità, per
sincerità. Infatti quando le autorità ecclesiastiche non vogliono
o non riescono a trasmettere informazioni, che rispondano alle esigenze sopra
richieste, favoriscono piuttosto la circolazione di voci dannose che non la
presentazione della verità. 11 segreto quindi deve essere conservato
soltanto nella stretta misura necessaria per salvaguardare la fama e la
reputazione di qualcuno o rispettare diritti di singoli e di gruppi.
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