1.
Fra coloro che professano la Fede Cattolica non c’è nessuno che ignori quanta
cura sia necessario usare non solo perché il Sacrosanto Sacrificio della Messa
sia celebrato con tutto il culto e la venerazione propri della Religione, ma
anche perché dalla dignità di così alto Sacrificio siano eliminate le occasioni
di guadagno di qualunque genere, i contratti e quelle importune e illiberali
richieste di elemosine (che sono piuttosto esazioni) e altre simili cose che
non sono lontane dall’ignominiosa simonia, o per lo meno da un turpe guadagno.
-1-
1. In verità, non senza grande
dolore del Nostro cuore siamo venuti a sapere che l’avarizia – la quale è
servitù agli idoli – è progredita a tal punto che alcuni, sia da parte degli
Ecclesiastici, sia dei Laici, accumulano, per la celebrazione delle Messe,
tanto le elemosine quanto i compensi previsti dalle consuetudini locali o dalle
Disposizioni dei Sinodi Diocesani a titolo di sussidio per gli alimenti del
singolo Sacerdote. Anzi, fanno in modo che le Messe siano celebrate altrove
quando le elemosine o i compensi per ciascuna Messa siano minori, secondo la
consuetudine o la legge Sinodale, di quelli che si corrispondono là dove essi
li ricevono.
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1. Quanto ciò sia discordante e
quanto sia estraneo alla volontà, sia espressa che tacita, dei devoti offerenti,
tutti facilmente comprendono. Né si deve diversamente
interpretare. Ciascuno infatti vuole che le Messe
siano celebrate in quella Chiesa alla quale, mosso dagli stimoli della
religione e della pietà, porta le elemosine, o nella quale per caso è stato seppellito
qualcuno dei suoi, piuttosto che in un’altra Chiesa che gli è del tutto
sconosciuta.
2. Questo fatto, di essere
indotti quasi a mercanteggiare per una vergognosa avidità di guadagno, non solo
non è esente dal sospetto e dalla colpa di avarizia, ma neppure dal reato di
furto, onde soggiace all’obbligo della restituzione. Ne deriva che molte
persone buone, a conoscenza di tale mercato, fortemente
sdegnate si astengono dall’offrire ancora elemosine per celebrare le Messe.
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1. I Romani Pontefici Nostri
Predecessori, deplorando questo esecrabile abuso che andava pian piano
insinuandosi qua e là, vollero che con provvedimento sia della Congregazione
dei Cardinali di Santa Romana Chiesa dell’Inquisizione universale contro le
malvagie eresie, sia della Congregazione dei Cardinali interpreti del Concilio
di Trento, fosse prescritto che nessun Sacerdote, una volta ricevuto da
chiunque un compenso o un’elemosina sovrabbondante per la celebrazione di una
Messa, possa dare a un altro Sacerdote, che si appresta a celebrare tale Messa,
un compenso o un’elemosina di minore entità, pur dichiarando al Sacerdote che
celebra la Messa (e con il consenso di questi) di aver ricevuto un compenso o
un’elemosina di maggior valore.
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1. Perciò Vi preghiamo e Vi
esortiamo caldamente in nome del Signore, Venerabili Fratelli chiamati a far
parte dell’Apostolico Ministero e del Nostro impegno, di custodire insonni il
Vostro gregge, perché non si estenda oltre una simile infezione, ma venga
completamente eliminata. Dall’avarizia infatti
proliferano tutti i mali, come da una radice. Alcuni che la praticarono si
allontanarono dalla Fede e si immersero in molte
afflizioni. Certamente non vi è nessun contagio che più dell’avarizia riesca a inquinare e a sradicare l’opinione, da tutti
accolta, circa la perfetta dignità sacerdotale. L’avarizia, insegnando a
posporre Dio alle ricchezze e a servire Mammona, fa sì che gli avari non
ricevano alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. Se essa non è affatto tollerabile tra i laici (e addirittura
è da infrenare con le leggi) come potrà esserlo tra
gli Ecclesiastici, che hanno divorziato dai beni terreni, che sono stati
chiamati al servizio del Signore, e che si sono assoggettati a Dio? Che sarà di
loro, dal momento che in modo così sordido, non per mezzo di guadagni mondani,
ma attraverso il ministero dell’Altare, nel disprezzo di santissime leggi, vengono trascinati con animo sconsiderato verso l’avarizia,
disonorando l’ordine sacerdotale?
2. Sforzatevi dunque, Venerabili
Fratelli, ai quali è stata affidatala cura delle pecorelle di Cristo, non solo di
precedere tutti con la parola e con l’esempio, ma di essere in ogni luogo il
buon profumo di Cristo, affinché i popoli seguano i Vostri passi. Inoltre,
allontanando prima di tutto gli Ecclesiastici, poi i
Laici, dai contaminati pascoli dei vizi, insegnate loro a correre verso l’Ovile
Celeste lungo la via dei precetti di Dio.
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1. Inoltre, poiché è stato
accertato che si obbedisce più facilmente per il timore della pena presente che
per ammonimenti salutari, rendete noto a tutti, con un Editto da pubblicare ed
affiggere nelle Vostre Diocesi, che chiunque, per celebrare Messe, abbia
raccolto elemosine o compensi di entità superiore alle consuetudini locali o
alle Disposizioni Sinodali e, trattenendo per sé una parte delle elemosine o
dei compensi ricevuti, abbia fatto celebrare le Messe o nello stesso luogo o
altrove, dove per celebrare le Messe i compensi o le elemosine sono inferiori,
sia Laico o Secolare, incorre nella Scomunica, oltre alle altre eventuali pene
che vorrete infliggere; se Chierico o Sacerdote incorrerà ipso facto nella
pena della Sospensione: da tali sanzioni nessuno potrà essere assolto che da
Noi, o dal Romano Pontefice pro tempore, se
non in punto di morte.
2. Confidiamo poi nel Signore
affinché ciascuno, conscio della propria condizione, d’ora in poi vorrà
prendersi cura dell’anima sua e non vorrà disprezzare queste leggi e censure
ecclesiastiche tanto salutari.
3. Frattanto, alle Vostre
Fraternità impartiamo molto affettuosamente l’Apostolica Benedizione, che dovrà
ridondare a vantaggio anche dei popoli affidati alla Vostra cura.
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1. Vogliamo poi che alle copie o
esemplari della presente lettera, anche stampati, firmati di mano di qualche
pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche personalità che abbia una
carica ecclesiastica, sia attribuito assolutamente lo stesso credito, in
giudizio e fuori, che si attribuirebbe a questa stessa, se fosse presentata o
esibita.
Roma, presso Santa Maria
Maggiore, sotto l’anello del Pescatore, il 30 giugno 1741, anno primo del
Nostro Pontificato.
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