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1.
Sincera
preoccupazione e profondo dolore si sono insinuati nel nostro animo quando
siamo venuti a conoscenza che le cose e le attività altrui vengono messe in
pericolo e rese incerte per l’ignoranza e la malvagità dei giudici: ciò può
essere pienamente compreso da chi conosce a fondo il profondo zelo che Ci anima
nell’amministrazione della giustizia.
2.
Ma poiché
la Nostra paterna carità, essendo stata a Noi affidata la salvezza dei popoli,
non può tacere più a lungo, siamo indotti a mettere mano agli opportuni rimedi
per eliminare la corruzione e restituire integrità ai giudizi.
3.
Sappiamo
che queste lamentele non sono recenti, ma di antica data: non si tratta dunque
di una malattia che muove ora i primi passi, ma di un male consolidato. Non
occorre dunque escogitare nuovi rimedi per eliminarlo, ma rendere operativi
quelli che già da tempo sono stati stabiliti.
4.
L’origine
di questo male non può essere imputata alla nostra Curia Romana, ma a chi si
lamenta ingiustamente della prassi della Curia.
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