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| Benedictus PP. XIV Nimiam licentiam IntraText CT - Lettura del testo |
1. Pertanto, Venerabili Fratelli, non vogliamo che Voi ignoriate le nostre tante preoccupazioni, le nostre tante esortazioni, le tante disposizioni imposte alla nostra Apostolica prudenza ed alla nostra autorità, intenti, secondo la decisione del nostro animo, ad adoperarci per la maggior gloria di Dio e per la salute delle anime, a che possano ridursi al minimo le antiche liti e controversie che s’intraprendono per la dissoluzione dei matrimoni: utilizziamo al massimo, con la nostra suprema autorità, più efficaci e rigorosi rimedi atti a rimuovere questi mali.
2. A Voi, infatti, è stato provato sufficientemente, e anche troppo, sulla scorta di giusti e razionali motivi, come possa accadere – se si farà diversamente da quanto prescrivemmo – che il giudizio delle cause matrimoniali della Polonia possa esaurirsi nella prima istanza. Inoltre, lasciata la prima istanza ai Vescovi locali e la seconda ai Metropolitani, occorre ordinare (così come, costretti dalla necessità, ordiniamo) che nelle cause matrimoniali della Polonia la prima sentenza pronunciata dalla Curia Episcopale e la seconda dalla Curia Metropolitana sulla nullità del matrimonio non diventino affatto esecutive se l’una e l’altra, secondo la procedura, non siano state opportunamente ed accuratamente esaminate ed approvate prima dalla Congregazione dei nostri Venerabili Fratelli della Santa Romana Chiesa dei Cardinali interpreti del Concilio Tridentino. Così pure per qualunque matrimonio, dopo l’una e l’altra sentenza pronunciate nelle vostre Curie, mentre nella Congregazione dei Cardinali l’una e l’altra sentenza vengono valutate, o presso la stessa Congregazione dei Cardinali non è stato presentato alcun ricorso – rispettato quanto è da rispettare – non si può dichiarare che il contratto è nullo, irrito, di nessuna validità, ora e in futuro.