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| Benedictus PP. XIV Gravissimum supremi IntraText CT - Lettura del testo |
1. Inoltre i Missionari, col metodo della loro vita e con l’esempio, devono infervorare il popolo alla virtù. "In ogni circostanza offri te stesso come esempio di buone opere" dice lo stesso Apostolo a Tito7. San Luca negli Atti degli Apostoli testimonia che Cristo Signore "cominciò a fare e a insegnare"8. Da ultimo è necessario che i Missionari si dedichino completamente a Dio, né nutrano alcun desiderio di vanagloria mentre attendono ad istruire il popolo, o speranza di guadagno, anche modesto. Sappiamo infatti che le Missioni hanno recato gran frutto, quando San Carlo teneva la sede di Milano. Questo accade anche ora per opera e virtù degli Oblati, che egli istituì, e che si chiamano "di Sant’Ambrogio". Infatti, oltre al resto, hanno prescritto questo: di non recare incomodo a nessuno e di non essere spinti da alcuna ragione a prendere alcunché in dono, come si apprende chiaramente dagli Atti della Chiesa Milanese9. Volgete il pensiero a San Giovanni Crisostomo, che nell’Omelia 46 sopra Matteo dice che tutto il mondo fu portato dagli Apostoli dall’errore alla verità, dalla vecchia superstizione ad abbracciare la verità cristiana, non perché avessero richiamato i morti a nuova vita, ma perché avevano liberato l’anima da ogni passione e dall’avarizia: "Che cosa, infatti, li fa apparire grandi? Il disprezzo del denaro, della gloria, l’esenzione da tutte le preoccupazioni della vita; se non avessero avuto ciò, anche se avessero resuscitato i morti, non solo non avrebbero giovato a nessuno, ma sarebbero stati giudicati degli imbroglioni".10.