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Benedictus PP. XIV
Libentissime quidem

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Capitolo I

1. Veramente con somma letizia cogliamo ogni occasione che a Noi si offre per spronare i vostri animi a dedicare assidua cura al ripristino della disciplina ecclesiastica. Infatti siamo consapevoli che alla dignità del Sommo Pontificato alla quale Noi, pur senza merito, fummo elevati, è congiunta la sollecitudine verso le altre Chiese, affidata a Noi che ben conosciamo l’esiguità delle nostre forze. Pertanto l’argomento della presente Lettera riguarda esclusivamente il digiuno che nel tempo della Quaresima è prescritto ai fedeli secondo un’antica usanza e per legge della Chiesa. Consideriamo superfluo pronunciare un lungo discorso sulla istituzione della Quaresima e citare tutti gli Atti dei Padri e dei Concili i su questa materia che a Noi non parrebbe difficile ma piuttosto inopportuna e in nessun modo consentanea a Voi, in quanto vi giudichiamo eminenti per merito di dottrina e per conoscenza dei Canoni e della Storia Sacra. Pertanto a scrivere questa Lettera fummo indotti da quelle severe parole del Sinodo Tridentino che nella Sessione 25 sulla Riforma prescrisse ai Vescovi di consacrare ogni studio allo scopo che i fedeli affidati alla loro cura, con grande devozione applichino le prescrizioni dei Sacri Canoni... "In modo che siano ossequienti a tutte le norme e in particolare a quelle che conducono alla mortificazione della carne, come la scelta dei cibi e i digiuni".




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