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Benedictus PP. XIV
Accepimus praestantium

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Capitolo X

1. In quarto luogo si discute se il Crocifisso è bene sia posto tra i candelabri, quando si termina il rito sacro su quell’Altare, dove la Divina Eucaristia non è chiusa nel Tabernacolo, ma è esposta alla pubblica venerazione dei fedeli. La Congregazione dei Sacri Riti il giorno 14 maggio 1707 ha ritenuto che ciò sia indispensabile. Infatti era stato chiesto: "Se sopra l’Altare, sul quale è stato esposto il Santissimo Sacramento, la Croce debba essere collocata secondo la consuetudine". Così allora è stato risposto: "Giammai bisogna tralasciare di porre la Croce con l’immagine del Crocifisso". Ricordiamo inoltre che quando Noi stessi (occupavamo allora la carica di Coadiutore del Promotore della Fede) abbiamo partecipato alla medesima Congregazione, in occasione di quella decisione i voti sono stati vari e discrepanti; ci volle prudenza, perché la stessa decisione non vedesse la luce. La questione è stata di nuovo sollevata all’inizio del Nostro Pontificato il giorno 2 settembre 1741 nella medesima Congregazione dei Sacri Riti, la quale, dopo aver esaminato il tutto con scrupolo, ha decretato che qualunque Chiesa mantenesse anche per l’avvenire l’usanza che fino ad allora aveva praticato. In verità, a favore della rimozione della Croce dall’Altare mentre vi si celebra la Messa, e l’Eucaristia vi è esposta alla pubblica venerazione, poco importa che alcuni ritengano che è sconveniente che l’immagine di Cristo si trovi nel luogo, in cui Cristo stesso in forma di pane è realmente presente e da tutti è visto sotto la medesima specie di pane. Ciò senza dubbio avviene ogni volta in cui il Sacerdote, compiendo il rito sacro su qualsiasi Altare, consacra l’Eucaristia; e giammai la Chiesa ha ritenuto che si debba decidere che, compiuta la consacrazione, la Croce sia rimossa dall’Altare. Analogamente per coloro i quali sostengono che la Croce deve essere necessariamente sull’Altare su cui è stato esposto il Sacramento alla pubblica venerazione, se la Messa vi viene celebrata: a nulla può giovare il fatto che nella pubblica esposizione dell’Eucaristia sono indicati il trionfo e la gloria del Salvatore, mentre nella Messa è rievocata la sua morte; la Chiesa, tanto durante la Messa, nella quale si consacra l’Eucaristia, quanto nella conclusione delle preghiere, le quali sono recitate alla presenza della medesima ormai consacrata ed esposta apertamente alla venerazione dei fedeli, si serve egualmente della stessa Colletta composta da san Tommaso d’Aquino: "Dio, che lasciasti a noi il ricordo della tua passione entro il mirabile Sacramento, concedi, Ti chiediamo, che noi veneriamo i sacri misteri del tuo Corpo e del Tuo Sangue, così che sentiamo sempre in noi il frutto della tua redenzione (cioè della passione e della morte)". Stando così le cose e dal momento che gl’interpreti e gli scrittori di riti, per i motivi che sono stati riferiti, hanno espresso diversi pareri, non possono essere sufficientemente raccomandati i Decreti che accortamente e sapientemente sono stati emessi dalla predetta Congregazione dei Sacri Riti, appunto perché ogni Chiesa o Diocesi possa mantenere la propria consuetudine; così come nulla venga modificato in quella Diocesi, dove la Croce suole essere posta sull’Altare, mentre viene celebrata la Messa, anche se la sacra Eucaristia sia pubblicamente esposta; né venga incoraggiata una nuova disciplina in quella Diocesi, dove si è affermata già da tempo una consuetudine ad essa contraria.




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