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1.
Perché la fine della Nostra Lettera torni là dove ebbe il principio, a Te,
Venerabile Fratello e a tutti i Presuli Ordinari di codesto Regno, ancora
raccomandiamo fortemente di disporre che dai vostri Ufficiali siano considerate
attentamente le Lettere di dispensa che vi sono inviate per l’esecuzione, né
vogliate ritenere superfluo – se in esse sembri esservi qualcosa di abnorme o
di nuovo – dissertare sulla verità o falsità di esse. Infatti è molta la
malizia dell’uomo sulla terra e a Noi non è dato sapere fin dove possa arrivare
l’audacia dei falsari. Giunse inoltre al Nostro orecchio che vi fu un tale il
quale, disattendendo l’impedimento di grado, unì in matrimonio un uomo eretico
con una donna cattolica; ed avendo saputo che la sua azione era criticata, non si
peritò di affermare che in tale occasione era dotato della Dispensa Apostolica
che aveva ricevuta da Roma; ed essendo stato invitato a produrre la lettera di
dispensa, non poté mai mostrarla perché non l’aveva mai ricevuta. Ma Noi, in
verità, che abbiamo un giudizio più positivo dell’inclita Nazione Polacca (che
abbracciamo con affetto di paterna carità) e dei Presuli consacrati di codesto
Regno (che tutti e singolarmente teniamo in grande considerazione), non
crediamo che un delitto così efferato sia mai stato tollerato.
A Te, Venerabile Fratello e al Gregge a Te
affidato impartiamo con tutto il cuore la Benedizione Apostolica.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 29
giugno 1748, anno ottavo del Nostro Pontificato.
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