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| Benedictus PP. XIV Apostolica constitutio IntraText CT - Lettura del testo |
1. Non ignoriamo che, dovendosi fare semplici ed ordinarie Confessioni, o dovendosi ripetere quelle fatte male, o dovendosi fare Confessioni generali, se le Confessioni non sono ricevute ed intese da Confessori che siano uomini virtuosi, esperti e preparati nelle vere massime della Chiesa, non se ne ricaverà quel frutto che sommamente si desidera. Per tutto il tempo in cui siamo stati alla testa della Chiesa arcivescovile di Bologna, non abbiamo concesso a nessuno la facoltà di confessare se non dopo averlo esaminato Noi stessi, o fatto esaminare da altri alla Nostra presenza, per aver cognizione della sua perizia e dei suoi costumi; né abbiamo mai concesso licenza illimitata di confessare, ma limitata a tempo breve, affinché gli esaminati ed approvati una volta dovessero di nuovo tornare sotto il nostro esame, o da farsi di nuovo alla nostra presenza; il che, quanto era scomodo ai Confessori altrettanto era utile alla buona salute delle anime. Ora che siamo oppressi dal grave peso della Chiesa universale, siamo obbligati ad affidare l’esame dei Confessori di questa Nostra Città di Roma ad altri, che confidiamo non manchino al loro dovere e alla necessaria diligenza. Soltanto una volta all’anno, quando è vicina la Quaresima, non tralasciamo di esprimere i Nostri sentimenti ai Predicatori ed ai Parroci convocati al Nostro cospetto su tutto ciò che crediamo opportuno e necessario per la salute delle anime. Ora poi, che è imminente l’Anno Santo, chiamiamo davanti a Noi tutti i Confessori: ad essi, con tutto lo spirito e con tutta l’energia che abbiamo, inculchiamo le massime seguenti.