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Benedictus PP. XIV
Apostolica constitutio

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Capitolo X

1. Qui però non terminano i motivi del nostro invito. È noto a ciascuno ciò che accadde nel 1300, allorché nacque all’improvviso una pubblica voce, sparsa non solo in Roma ma in molte parti del mondo, che ogni cento anni vi sarebbe stata una plenaria ed ampia Indulgenza a chi visitava i Sepolcri degli Apostoli, e che appunto in quell’anno 1300 cadeva il centesimo. Il Pontefice Bonifacio VIII, dopo aver esperito diligenti ricerche, pubblicò la celeberrima Costituzione che comincia antiquorum habet fida relatio, in cui concesse la plenaria Indulgenza a chi pentito e confessato visitasse, se fosse forestiero, quindici volte (ed essendo Romano trenta volte) le Basiliche dei Santi Pietro e Paolo e stabilì che si perpetuasse ogni cento anni la stessa plenaria Indulgenza nel modo sopraindicato.

2. Tutta la vicenda è fedelmente riferita da Giacomo Gaetano, Diacono Cardinale di San Giorgio in Velabro, nipote dello stesso Bonifacio VIII.23.

3. È pure noto che il termine di cento anni fu ridotto a cinquanta da Clemente VI, a trentatré da Urbano VI e a venticinque da Paolo II, e che il predetto Clemente VI aggiunse alla visita delle due Basiliche di San Pietro e di San Paolo quella alla Lateranense; Urbano VI, alle predette tre aggiunse la visita alla quarta Basilica: quella di Santa Maria Maggiore. Noi, nella Nostra Costituzione, ci siamo conformati alla disciplina che abbiamo veduta già introdotta, sia per quanto si riferisce alle Chiese da visitare, sia quanto al numero delle visite e alle opere da compiersi per conseguire il santo tesoro dell’Indulgenza plenaria. Non vi abbiamo aggiunto altro che l’obbligo di dover ricevere la Sacra Eucaristia. Questo è il vero oggetto del Nostro invito: il pellegrinaggio e le visite delle Chiese ed ogni altra opera suggerita, fatta a dovere, sono non solo convenienti, ma necessari.

4. Ciò premesso, usiamo le stesse parole con le quali Agostino Valerio, vigilantissimo Vescovo della Chiesa di Verona e poi degno Cardinale della Santa Romana Chiesa, si rivolse nella Lettera Pastorale indirizzata nel 1574 a tutti i fedeli della sua Città e Diocesi in vista del Giubileo dell’Anno Santo che nell’anno successivo fu celebrato da Gregorio XIII: "Fratelli, vi chiama lo Spirito Santo a Roma per il prossimo anno del Giubileo. V’invita il tesoro che vi è proposto. Io vi esorto tutti a non mancare ed a vestirvi della stola dell’allegrezza, perpetua compagna della buona coscienza, affinché, ritornati da questo santo viaggio, santificati in quest’Anno Santo, possiate servire il Signore Iddio meglio di quanto abbiate fatto finora".




23. pubblicata nel tomo 25 della Bibliotheca Maxima Patrum, edita a Lione, alle pp. 937 e ss.




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