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Benedictus PP. XIV
Apostolica constitutio

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Capitolo XXII

1. La terza tiene sempre presente la massima del venerabile Cardinale Bellarmino, secondo la quale "non vi sarebbe tanta inclinazione al peccato se non ci fosse tanta facilità di assolverlo", nonché le proposizioni condannate dai Nostri Predecessori e particolarmente dal Pontefice Innocenzo XI il 2 marzo 1679, e fra queste la n. 60 e le tre successive relative alla decisione di concedere, negare o differire l’assoluzione.

2. "Veda attentamente il Sacerdote quando e a chi sia da concedere, da negare o da differire l’assoluzione, per non assolvere coloro che di tale beneficio sono immeritevoli, come sono coloro che non danno alcun segno di contrizione, che non vogliono deporre odi e inimicizie, o restituire, potendo, le cose altrui, o sottrarsi ad una prossima occasione di peccato e trasformare in meglio la loro vita; per non assolvere coloro che diedero pubblico scandalo, se non faranno pubblica ammenda e rimuoveranno lo scandalo": non sono parole dei rigoristi, ma del Rituale Romano. Con l’avvertenza, inoltre, che, negando, o differendo o concedendo l’assoluzione, i Confessori non trascurino di far conoscere ai Penitenti, con ogni maggior garbo e carità, le ragioni del loro operare, indirizzato unicamente alla salute delle loro Anime, invitandoli a ritornare ed a compiere, prima di ritornare, quanto debbono al fine di potere ottenere poi l’assoluzione che è stata loro negata o differita. Concedendo poi l’assoluzione, particolarmente a persone che raramente si confessano o che vengono al Tribunale della Penitenza cariche di peccati, i Confessori non tralascino d’ammonirle e di far conoscere loro lo stato miserevole nel quale si erano ridotte per i loro peccati, la turpitudine dei medesimi, eccitando i Penitenti ad un vero dolore e ad un vero proposito di astenersi in futuro dai peccati. Le serie e sagge ammonizioni del Confessore nel Tribunale della Penitenza sappiano essere più opportune e benefiche di quelle che – quanto all’effetto – sono le prediche degli zelanti sacri Oratori, in quanto chi le ascolta per lo più riferisce le loro forti invettive agli altri e non a sé; il che certamente non può accadere per le serie ammonizioni dei Confessori, che parlano a tu per tu col Penitente e dopo che questi ha confessato le proprie colpe. Qualora si dicesse che ciò è impraticabile per la gran folla dei Penitenti, si risponde con le celebri parole di San Francesco Saverio, riferite dal Padre Tursellino nel libro: "Riteneva che ai Penitenti si dovesse non già un frettoloso, ma un diligente servizio, consigliando loro di preferire poche Confessioni fatte nel modo dovuto piuttosto che molte compiute sconsideratamente e in modo affrettato".44.




44. Vita, cap. 17, n. 6.




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