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Benedictus PP. XIV
Celebrationem magni

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Capitolo I

1. In verità, la devozione dei Romani non si dimostrò inferiore a quella dei forestieri. Infatti, avendo Noi ordinato che con l’avvicinarsi dell’Anno Santo e anche lungo il suo corso si celebrassero le Sacre Missioni nelle piazze e nelle Chiese di Roma, è incredibile con quale afflusso e con quanta devota passione il Popolo Romano abbia rivolto l’animo all’ascolto della predicazione della parola di Dio. E da qui soprattutto hanno origine quei magnifici esempi di penitenza e di religiosità offerti dai cittadini di ogni ceto, in gara d’emulazione nel praticare le devozioni dell’Anno Santo. Certamente, coloro ai quali conveniva splendere per più intensa luce di buone opere, come candele poste sul candelabro, corrisposero talmente ai Nostri voti e alla nostra attesa, che Ci gloriamo di aver tratto dalla loro pietà la più grande consolazione e immenso gaudio. Infatti, non solo abbiamo rimirato con i nostri occhi i Venerabili Fratelli Nostri Cardinali della Santa Romana Chiesa e i Vescovi e i Prelati della Nostra Curia e gli altri notabili dell’Urbe e i nobili di entrambi i sessi frequentare assiduamente le sacre funzioni delle predette Missioni; ma anche, per tutto il corso dell’Anno Santo, vedemmo in parte, e in parte Ci fu riferito, che devotamente compirono le prescritte visite delle Chiese; servirono umilmente alle mense dei pellegrini, lavarono loro i piedi nei pubblici ospizi e talora li indottrinarono più con l’esempio che con le parole; intervennero assiduamente alle pubbliche funzioni della Chiesa; con generose elemosine alleviarono le miserie dei poveri; sostennero con il loro peculio la spesa dei luoghi pii (spesa alla quale non avrebbero potuto far fronte i beni di tali luoghi), in quanto considerarono loro dovere offrire con munifica liberalità un tetto, un giaciglio, una tavola all’infinita moltitudine di pellegrini.

2. Queste cose, essendo avvenute al cospetto di quasi tutto il mondo cattolico, sicuramente costringeranno al silenzio quegli spudoratissimi uomini che, estranei ad ogni legame con la Chiesa, hanno osato affermare in modo calunnioso che la celebrazione del Giubileo nell’Urbe non deve essere altrimenti definita che un cumulo di scandali e una trovata per far quattrini.




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