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| Benedictus PP. XIV Prodiit jamdudum IntraText CT - Lettura del testo |
1. Prima che incominciasse l’anno corrente 1751, da varie parti, anche dalle più lontane località dell’Italia, ci sono arrivate Lettere di vari Vescovi e Prelati che – considerando che in quest’anno la vigilia di San Mattia cadeva con il digiuno dell’ultimo giorno di Carnevale – dopo avere esposto che sarebbero stati inevitabili, pubblici e forse anche comuni gli scandali della violazione del digiuno, dato che purtroppo la baldanza carnevalesca non ha alcun ritegno, specialmente nell’ultimo giorno e nella notte dell’ultimo giorno del Carnevale, proponevano un correttivo: cioè trasportare quest’anno la vigilia di San Mattia, anticipandola al sabato precedente, ultimo giorno della settimana di Sessagesima. Essi corredavano questo suggerimento con l’opinione di alcuni autori, che insegnano che il Vescovo, con la propria ordinaria autorità in Diocesi, concorrendovi una grave e legittima causa, possa trasportare da un giorno all’altro i digiuni ed anche le feste di precetto; individualmente, con la propria autorità vescovile, nel timore di scandali e della pubblica violazione del precetto del digiuno, cadendo la vigilia di San Mattia nell’ultimo giorno di Carnevale, possa trasportarla al sabato precedente.