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| Benedictus PP. XIV Magno cum animi IntraText CT - Lettura del testo |
1. In verità nulla ci è stato esposto di ciò che riguarda le cappelle che avete nei vostri Palazzi Episcopali per la celebrazione della Messa da parte vostra, o di altri, o per svolgervi qualsiasi altra sacra funzione propria della vostra carica e dignità. Trattare di ciò sarebbe per Noi cosa molto facile se non fosse estraneo al nostro caso. Prenderemo perciò in considerazione due antichi esempi di cappelle che i Vescovi avevano nei loro Episcopi, distinte e separate dalle Chiese pubbliche, e nelle quali celebravano il santo Sacrificio della Messa.
2. Il primo esempio è quello della cappella di San Cassio, Vescovo di Narni, di cui San Gregorio (Omelia 37 Super Evangelia) racconta che, benché fosse gravemente malato, "fece la Messa nell’Oratorio del suo Vescovo" per soddisfare tanto alla sua devozione quanto a quella di coloro che venivano a trovarlo.
3. L’altro esempio è quello di San Giovanni Elemosinario, Vescovo di Alessandria. Questi, come si legge nei suoi Atti scritti da Leonzio, redarguendo coloro che, a Messa non ancora finita, uscivano quando egli andava a celebrarla nella pubblica Chiesa, era solito dire: "Per voi vado nella Chiesa santa, perché per me potrei celebrare la Messa nell’Episcopio". Quest’esempio lo si può leggere in Tomassino (De veteri ac nova Ecclesiae disciplina, part. 1, lib. 2, cap. 93, n. 6). Altri esempi si trovano raccolti nell’opera intitolata De Oratoriis privatis (al cap. 6). (Quest’opera è stata recentemente pubblicata a Roma da Giovanni Battista Gattico, Canonico Lateranense). In quegli esempi è dimostrato con solide prove il diritto dei Vescovi di avere nei Palazzi Vescovili le proprie cappelle.