| Capitolo XLV
1. Noi consideriamo questa
questione conclusa, non essendovi alcuna urgenza ora per discuterne. A Noi
basterà indicare che cosa ha fatto la Sede Apostolica a questo proposito,
quando dai fatti precedenti si evince che è quanto mai ragionevole la risposta
che "non si deve cambiare nulla" data al quesito. Agli
Italo-Greci che vivono tra di noi e vengono sottoposti al governo dei Vescovi
Latini nelle cui Diocesi sono domiciliati, fu comandato dalla Sede Apostolica
di conformarsi al nuovo Calendario, come si può vedere nella nostra citata
Costituzione Etsi Pastoralis.119 Il clero della Collegiata di
Santa Maria del Grafeo, della città di Messina, che pratica il Rito Greco,
osserva il nuovo Calendario scrupolosamente, come si può vedere nell’altra
nostra Costituzione Romana Ecclesia;120 tuttavia ciò fu
comandato non così severamente che talvolta, richiedendolo gravi ragioni, non
si sia lasciato posto ad un indirizzo concessivo. Gli Armeni cattolici
residenti a Liburni non volevano sottoporsi al Calendario gregoriano ed
inoltrarono suppliche a Innocenzo XII di poter usare il vecchio Calendario.
Nella Congregazione del Sant’Officio il 20 giugno 1674 era stato approvato
questo decreto: "Richiamata di nuovo la lettera 10 aprile del Nunzio
Apostolico di Firenze circa le richieste fattegli dagli Armeni di pregare nella
Messa per il Patriarca degli Armeni e circa la celebrazione della Pasqua e
delle altre feste secondo il loro Rito, cioè secondo il calcolo vecchio che
esisteva prima della correzione del calendario, e circa la celebrazione della
Pasqua, ecc. ; riferita la Scrittura mandata dalla Sacra Congregazione di
Propaganda Fide circa il modo di pregare nella Messa per il Patriarca Armeno,
si risponda al Nunzio che, circa il permesso di pregare nella Liturgia per il
Patriarca degli Armeni, la Sacra Congregazione sta ai decreti emanati il 7
giugno 1673, e cioè che non si può, e quindi è vietato. Quanto alla
celebrazione della Pasqua e delle altre feste, restarono del pari ancorati ai decreti:
cioè nella celebrazione della Pasqua e delle altre feste gli Armeni residenti a
Liburni devono osservare il Calendario Gregoriano". Poiché gli Armeni
si rifiutarono di ottemperare a questo decreto, l’esame del caso fu affidato
alla particolare Congregazione di Cardinali eminenti per dottrina, tra i quali
erano il cardinale Gianfrancesco Albano, che poi divenne Papa, e il cardinale
Enrico Norisio, uomo famoso tra i letterati. La stessa Congregazione tenutasi
il 23 settembre 1699 emise questo decreto confermato dal Pontefice nello stesso
giorno: "Discussa profondamente la cosa e considerate tutte le
circostanze del fatto, stabilirono, secondo quanto è proposto, che si può
chiudere un occhio con i Cattolici Armeni abitanti a Liburni; circa l’uso del
vecchio Calendario, coloro che ritengono peculiare la Chiesa, si dispongano ad
ogni modo all’osservanza del Calendario Gregoriano e frattanto al beneplacito
della Sede Apostolica, con l’aggiunta, inoltre, di questa condizione: che nei
giorni di precetto, secondo il Calendario Gregoriano, si astengano dalle opere
servili e ascoltino la Santa Messa".
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