| Capitolo V
1. Per certo non si può
ignorare quanto abbiano fatto i Romani Pontefici, fin dai primi tempi della
Chiesa, per ridurre ad unità gli Orientali, dopo il funesto scisma di Fozio,
che al tempo del Sommo Pontefice San Nicola I, allontanato con la forza
Sant’Ignazio, patriarca legittimo, occupò la Sede di Costantinopoli. San Leone
IX, Nostro predecessore, mandò i suoi ambasciatori a Costantinopoli per
eliminare siffatto scisma, che, sopito per circa due secoli, Michele Cerulario
aveva rinfocolato; ma i suoi tentativi caddero nel nulla. Successivamente,
Urbano II invitò gli Orientali al Concilio di Bari ma ne ricavò poco frutto,
quantunque Sant’Anselmo, arcivescovo di Canterbury, abbia messo ogni cura per
conciliarli con la Chiesa Romana, ed abbia loro manifestato gli errori in cui
si trovavano con la luminosità della propria dottrina. Nel Concilio di Lione
che il beato Gregorio X aveva indetto, l’imperatore Michele Paleologo e i
Vescovi greci abbracciarono l’unità della Chiesa Romana; ma poi, cambiato
parere, si allontanarono nuovamente da essa. Nel Concilio di Firenze (sotto il
Papa Eugenio IV), dove si erano recati Giovanni Paleologo e Giuseppe, patriarca
di Costantinopoli, con gli altri Vescovi Orientali, fu stabilita l’Unione e
accettata con la firma di ognuno. Nello stesso Concilio le Chiese degli Armeni
e dei Giacobiti ritornarono all’obbedienza della Sede Apostolica; poi il
Pontefice Eugenio, partito da Firenze per Roma, ricevette anche gli
ambasciatori del Re degli Etiopi e ridusse all’obbedienza della Sede Romana i
Siri, i Caldei e i Maroniti. Ma poiché, come si legge nel Vangelo di San
Matteo, il seme che cade sulla pietra non reca alcun frutto, perché non ha dove
mettere le radici: "Questi sono coloro che ricevono con gioia la parola
di Dio, ma non hanno in sé radice: per cui quando vengono la tribolazione e la
persecuzione a cagione della parola, subito si scandalizzano".
1 Così appena Marco Arcivescovo di Efeso, come un nuovo Fozio, cercò di
distruggere l’Unione e cominciò ad alzare la voce contro di essa, subito il
frutto desiderato andò perduto completamente.
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