| Capitolo XI
1. Sulla fine del secolo
decimoterzo si colloca la citata Unione dei Greci e dei Latini concordata nel
Concilio Generale di Lione, sotto il beato Gregorio X, Sommo Pontefice, che
mandò a Michele Paleologo la Confessione di Fede e il decreto di Unione
confermato dal Concilio e giurato dai Legati Orientali, affinché lo stesso
Imperatore e gli altri Vescovi Greci lo sottoscrivessero. Tutto fu fatto
dall’Imperatore e dagli Orientali, aggiuntavi però questa condizione che è
contenuta nella stessa lettera riportata nella sua Raccolta da Arduino: "Ma
chiediamo alla Vostra Grandezza di restare nei nostri Riti, che usavamo prima
dello scisma, Riti che non sono contrari alla Fede né contro i Divini
Comandamenti".6 Quantunque la risposta di Gregorio Papa a
questa lettera degli Orientali sia andata perduta, tuttavia poiché egli reputò
abbastanza sicura l’Unione da essi accettata e sottoscritta, da ciò
naturalmente si deduce che questa condizione fu da lui accettata e approvata. E
in verità Nicolò III, successore di Gregorio, per mezzo dei suoi ambasciatori
che mandò a Costantinopoli, con queste parole rivelò fino in fondo il suo
animo, come si ha presso Rainaldo nell’anno di Cristo 1278: "Circa gli
altri Riti dei Greci, la stessa Chiesa Romana vuole che i Greci, per quel che
Dio permette, possano perseverare in quei Riti che abbiano l’approvazione della
Sede Apostolica purché con essi non si violi l’integrità della Fede Cattolica,
né si deroghi ai sacri statuti dei Canoni".
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