| Capitolo XXII
1. Se si volesse sostenere
gli Orientali e i Greci che, abiurando l’eresia e ritornando all’Unità, a buon
diritto possono essere attratti e sollecitati a denunziare i propri Riti e ad
abbracciare interamente il Rito Latino, tanto più che in altri tempi fu
approvato, ed ancor oggi si approva, che gli Orientali e i Greci seguano
qualche Rito Latino, viene risposto che non è opportuno. Infatti, gli Orientali
e i Greci costituiscono come due categorie. La prima è di coloro che, non
contenti in nessun modo di quanto è stato loro permesso dalla Sede Apostolica
per conservare l’Unione, sono portati fuori dai confini dell’onestà, sostenendo
che quanto è compiuto da loro avviene a buon diritto, e che sono in errore i
Latini che non sollecitano le stesse cose. Ad esempio il pane azimo: i Greci e
gli Orientali, per essere Cattolici, devono dichiarare che il pane, sia azimo,
sia fermentato, è materia valida del Sacramento dell’Eucaristia e che bisogna
che ogni Chiesa segua il proprio Rito. Pertanto, chiunque contesta il Rito
Latino, che nella consacrazione dell’Eucaristia usa il pane azimo, si allontana
dalla verità e cade in errore. Il monaco Ilarione nella sua Orazione
Dialettica che Leone Allazio tradusse dal greco in latino24 così si
esprime: "Vi ho scritto, Greci amicissimi, non accusando il vostro pane
che, adorando, venero come il nostro azimo, ma per lamentare e dire che voi non
vi comportate né onestamente, né come si conviene a un cristiano, quando
offendete il pane azimo dei Latini con parole e con fatti, e vi ostinate
nell’ingiuria: in ambedue infatti, come si è detto, è contenuto Cristo".
Ecco un esempio della libertà lasciata alla Chiesa Orientale e Greca: coloro
che in essa sono insigniti dei Sacri Ordini e anche del Sacerdozio possono
tenere le mogli che presero prima dell’Ordinazione, come chiaramente reca il
Canone Aliter.25 I Romani Pontefici, riflettendo che
questo non era contrario né al diritto Divino né a quello naturale, ma solo
alle regole ecclesiastiche, ritennero opportuno lasciare questa consuetudine
vigente tra i Greci e gli Orientali perché, frapponendo l’autorità Apostolica
con il proposito di estirparla, non si desse loro l’occasione di allontanarsi
dall’Unità, come spiega bene Arcudio.26 Tuttavia, chi lo
crederebbe? Non mancarono, né mancano, tra i Greci e gli Orientali, taluni che
ingiuriano la Chiesa Latina in quanto contraria al matrimonio perché, seguendo
l’esempio degli Apostoli, ha conservato e conserva il celibato nei suoi
Suddiaconi, Diaconi e Presbiteri. Si può leggere Incmaro di Reims.27 Un
terzo esempio lo recano parecchi Copti, il cui Rito prescrive che dopo il
Battesimo sùbito si amministri la Cresima; tale costume non c’è nella Chiesa
Occidentale, che nei Confermandi per lo più richiede una età tale che possano
distinguere il bene dal male. La Chiesa Romana non si oppone all’antica
consuetudine dei Copti. Ma (chi lo crederebbe?) tra loro vi sono alcuni che
rifiutano però il Battesimo dei Latini perché dopo il Battesimo non viene
amministrata la Cresima. Perciò nella nostra Costituzione 129 che inizia Eo
quamvis tempore28 giustamente sono ripresi e condannati:
"Come alla bontà e alla pazienza della Sede Apostolica può sembrare
coerente che i Copti perseverino nella loro consuetudine, così non si deve
tollerare che essi considerino con ripugnanza il Battesimo conferito in Rito
Latino e separatamente dalla Cresima".
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