| Capitolo XXX
1. Della processione dello
Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, come sopra dicemmo, si disputò
principalmente tutte le volte che si trattò dell’Unione della Chiesa Greca e
Orientale con la Latina ed Occidentale. L’esame di questo articolo presentò
come tre aspetti; così fu redatto secondo questi tre capitoli. Primo: se
la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio fosse dogma di Fede,
e circa questo primo punto fu sempre risposto fermamente che non si doveva in
alcun modo dubitare che la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal
Figlio era da annoverarsi tra i dogmi di fede, e non c’era cattolico che non lo
credesse e non lo professasse. Secondo: posto che questo era dogma di
fede, se era lecito nel Simbolo della Messa aggiungere la parola Filioque
quantunque essa non si trovasse né nel Concilio di Nicea né in quello di
Costantinopoli, dal momento che dal Concilio di Efeso era stato decretato di
nulla aggiungere al Simbolo Niceno: "Il Santo Sinodo stabilì che a
nessuno è lecito professare, redigere o disporre un’altra Fede, all’infuori di
quella stabilita dai Santi Padri che si radunarono a Nicea con lo Spirito Santo".
Per quanto riguarda questo secondo punto, si confermò che non solo era lecito,
ma era anche molto conveniente che questa aggiunta si facesse al Simbolo
Niceno, dal momento che il Concilio di Efeso aveva proibito soltanto le
aggiunte contrarie alla Fede, o temerarie e diverse dal comune sentire, ma non
quelle ortodosse e dalle quali qualche articolo di Fede implicitamente
contenuto nel Simbolo venisse dichiarato in maniera più esplicita. Terzo:
se, posto come indubbio dogma la processione dello Spirito Santo dal Padre e
dal Figlio e riconosciuto il potere della Chiesa di aggiungere al Simbolo la
voce Filioque, si poteva permettere che Orientali e Greci nella Messa
recitassero il Simbolo a quel modo che usavano un tempo, prima dello scisma,
come a dire che tralasciassero la voce Filioque. Per quanto riguarda
quest’ultimo punto, la disciplina della Chiesa non fu sempre la stessa; talora
permise agli Orientali e ai Greci di recitare il Simbolo senza il Filioque,
allorché era risultato per certo che da loro erano accettati i primi due punti,
o articoli, e che, se ad essi veniva negato ciò che con tanto amore chiedevano,
veniva chiusa la possibilità dell’auspicata Unione. Talora poi si volle che dai
Greci e dagli Orientali fosse recitato il Simbolo con l’aggiunta Filioque
quando a buon diritto si poteva dubitare che essi non volevano recitare il
Simbolo con l’aggiunta perché aderivano all’errore di coloro che opinavano e
asserivano che lo Spirito Santo non procedeva dal Padre e dal Figlio, o che
dalla Chiesa non si poteva fare al Simbolo quell’aggiunta Filioque. Due
Sommi Pontefici, il Beato Gregorio X nel Concilio di Lione ed Eugenio IV in
quello di Firenze usarono con i Greci il primo modo di comportamento per i
motivi indicati, come consta dalla Collezione dei Concilii di
Arduino.77 Altro modo, per le ragioni parimenti sopra esposte,
abbracciò e osservò il Sommo Pontefice Nicolò III allorché rimproverò
all’imperatore Michele di non agire in buona fede e di non stare a quello che
aveva promesso nel patteggiare l’Unione che aveva stipulato e confermato con il
Pontefice suo Predecessore Gregorio X. Documento di questo fatto, tratto
dall’Archivio Vaticano, è stampato negli Annali di Raynaldo.78
La stessa strada percorsero Martino IV e Nicolò III. E quantunque di questi
Pontefici, sull’argomento, gli scrittori ci abbiano lasciato notizie
divergenti, tuttavia Pachimere che allora affidava alla memoria dei posteri la
storia di Costantinopoli79 dice apertamente che essi non seguirono
l’indirizzo concessivo dei suoi Predecessori, ma vollero che dagli Orientali e
dai Greci si recitasse il Simbolo con l’aggiunta del Filioque per
togliersi il dubbio della loro Fede ortodossa, "per avere una certezza
concreta della Fede e del parere dei Greci: il loro pegno sarà idoneo, se
avranno pronunciato il Simbolo come i Latini". Lo stesso Pontefice
Eugenio, che nel Concilio di Firenze aveva concesso agli Orientali che senza
quella parola Filioque potessero recitare il Simbolo, ricevendo
nell’unità di Santa Chiesa gli Armeni, ordinò agli stessi che usassero il
Simbolo aumentato della predetta aggiunta, come si può vedere nella Collezione
dei Concili di Arduino,80 per la ragione che aveva saputo che gli
Armeni, non come i Greci, erano contrari a questa aggiunta. Il Romano Pontefice
Callisto III, mentre mandava a Creta Fra Simone, domenicano, insignito
dell’incarico di Inquisitore - nell’isola di Creta, nella quale si erano
ritirati molti Greci fuggendo dalla città di Costantinopoli, di cui due anni
prima si erano impadroniti i Turchi - comandò di osservare attentamente che i
Greci recitassero il Simbolo con l’aggiunta Filioque, come narra
Gregorio Trapezonzio;81 ciò è confermato anche da Giacomo
Échard.82 Forse il Papa temeva che i predetti Greci, come coloro che
venivano da Costantinopoli, fossero meno sicuri in quel dogma di Fede. Nelle
due formule della professione di Fede, che già sopra abbiamo ricordate (una
delle quali Gregorio XIII aveva prescritto ai Greci, e l’altra Urbano VIII agli
Orientali) non è contenuto null’altro che quanto fu stabilito nel Concilio di
Firenze. Nelle due Costituzioni - una di Clemente VIII,83 e l’altra
nostra che comincia Etsi Pastoralis84 -ambedue edite per
i Vescovi latini nelle cui Diocesi abitano dei Greci e degli Albanesi che
osservano il Rito Greco, purché costoro dichiarino che lo Spirito Santo procede
dal Padre e dal Figlio, e riconoscano che la Chiesa ha il potere di aggiungere
al Simbolo la parola Filioque, non sono obbligati a recitare il Simbolo
con questa aggiunta, a meno che, tralasciandola, non ci sia pericolo di
scandalo, o in qualche luogo sia ormai invalsa la consuetudine di recitare il
Simbolo con l’aggiunta del Filioque; o finalmente si reputi necessario
che si dica il Simbolo con l’aggiunta predetta per manifestare l’indubbia prova
della loro retta Fede. Rettamente non solo i Padri del Concilio di
Zamoscia85 ma anche i Padri del Concilio Libanese (parte I della stessa
opera, n. 12), per rimuovere ogni scrupolo stabilirono provvidenzialmente che
tutti i Sacerdoti soggetti alle loro leggi usino il Simbolo secondo la
consuetudine della Chiesa Romana con la particella Filioque.
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