| Capitolo XXXI
1. Da quello che è stato
detto finora si conclude chiaramente che la Sede Apostolica, sullo stesso
argomento, talvolta per particolari circostanze, considerata l’indole di certe
popolazioni, consentì di usare un certo modo, che tuttavia non permise affatto
che fosse usato da altri per circostanze diverse e per le diverse
caratteristiche di luoghi e di popoli. Per la qual cosa, per soddisfare
all’incarico assunto, non resta altro che dimostrare che la stessa Sede
Apostolica, mentre riconobbe certi popoli Orientali e Greci, fu più severa
nell’uso di qualche Rito Latino, lo permise benevolmente, soprattutto se la consuetudine
di usare questo Rito fiorì fin dai tempi più antichi e i Vescovi non solo non
sono mai stati contrari ma o tacitamente o espressamente lo approvarono.
Essendo stati portati in precedenza perspicui esempi di ciò, quando parlammo di
quella categoria di Orientali e di Greci che, mantenendo in gran parte i propri
Riti e venerando parimenti i Riti Latini e Orientali, abbracciarono qualche
nostro Rito, ci asterremo da un’inutile ripetizione richiamando qui ciò che
sopra fu esposto chiaramente in questa stessa Lettera. Aggiungeremo soltanto
due esempi, presi dai Maroniti, a quelli già addotti. Da alcuni secoli i
Maroniti usano i paramenti Pontificali e Sacerdotali della stessa forma che
prescrive il Rito Latino, come nel citato Concilio Libanese del 1736 si
legge.86 Il Sommo Pontefice Innocenzo III nella lettera al Patriarca
Geremia del 1215, che inizia Quia Divinae Sapientiae bonitas, li esorta
a conformarsi alla Chiesa Latina negli ornamenti pontificali. Per questa
ragione lo stesso Pontefice e i suoi successori mandarono loro in dono
paramenti sacri, calici e patene, come narra il Patriarca Pietro nelle due
lettere mandate a Leone X, riportate nella Collezione dei Concili i di Filippo
Labbe.87 Ora, nel citato Concilio Libanese al cap. 13, per unanime
decisione e con la nostra approvazione, gli stessi Maroniti, quanto alla Messa
dei Presantificati, hanno abbracciato il Rito Latino, celebrandola soltanto il
Venerdì Santo, tralasciando, per cause giuste e gravi, la disciplina dei Greci
i quali celebrano solo la Messa dei Presantificati nei giorni del digiuno
quaresimale, eccetto il sabato, la domenica e la festa dell’Annunciazione della
Beata Vergine, se per caso cade in Quaresima, secondo quanto prescritto nel
Concilio Trullano (can. 52). In questi giorni il Sacerdote divide il Pane
consacrato in tante particelle quanti sono i giorni che seguiranno, nei quali
si celebra la Messa dei Presantificati, in cui si mangia il Pane Eucaristico,
che prima consacrò, conservando nel Ciborio le altre particole consacrate,
perché nei giorni seguenti, in cui celebrerà la Messa dei Presantificati, ne
mangi e ne distribuisca anche agli altri presenti che ne facciano richiesta,
come diffusamente ricorda Leone Allazio.88
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