| Capitolo XXXIV
1. Sarebbe proibita la
miscela di Riti, se il Latino celebrasse con pane fermentato e desse ai Latini
l’Eucaristia consacrata a quel modo. La stessa cosa si dovrebbe dire se gli
Orientali, che non abbracciarono la consuetudine del pane azimo, celebrassero
in azimo e distribuissero alla loro gente l’Eucaristia così consacrata. Quindi
i Vescovi latini cui sono soggetti gli Italo-Greci devono curare che i Latini
si comunichino sempre in azimo e i Greci, dove hanno una propria parrocchia,
sempre in fermentato, come è stabilito nella nostra Costituzione Etsi
Pastoralis 57.92 Sarebbe pure vietata la miscela del Rito se un
Sacerdote Latino celebrasse la Messa ora in Rito Latino, ora Greco, o se un
Sacerdote Greco celebrasse ora in Greco ora in Latino. Ciò è proibito nella
Costituzione di San Pio V che inizia Providentia93 A
questa Costituzione di San Pio V è conforme anche la nostra citata.94
Ché se ai Sacerdoti della Compagnia di Gesù che sono a capo dei Collegi delle
Nazioni Orientali eretti a Roma e che abbracciando la regola della predetta
Compagnia erano passati dal Rito Greco al Latino fu concesso, come sopra
accennato, di celebrare talvolta la Messa in Rito Greco e Orientale, questo fu
fatto, come sopra spiegato, perché gli alunni che devono praticare il Rito
Greco e Maronita imparino a celebrare la Messa nel predetto Rito e secondo il
medesimo a celebrare i Divini Uffici per tutta la vita. Ma le particolari
circostanze di questo caso singolare dicono che non si possono portare ad
esempio per ottenere simili indulti: ciò è così vero che quantunque il
Cardinale Leopoldo Kollonitz abbia esposto al nostro Predecessore Clemente XI
che avrebbe giovato molto alla Chiesa Cattolica se si fosse permesso ai
Missionari Latini di celebrare, in Ungheria, col Rito Greco tutte le volte che
lo richiedesse la necessità, lasciando loro la libertà di tornare al Rito
Latino, lo stesso Pontefice riflettendo che, secondo le leggi canoniche,
ciascuno doveva restare nel suo Rito e non era lecito al Sacerdote celebrare
ora in Rito Latino, ora in Rito Greco, rifiutò di concedere la facoltà
richiesta dal predetto Cardinale, come risulta dalla lettera in forma di Breve
che indirizzò allo stesso Cardinale il 9 maggio 1705.95
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