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| Benedictus PP. XIV Allatae sunt IntraText CT - Lettura del testo |
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| Capitolo XXV
1. Dell’uso di dare l’Eucaristia sub utraque specie anche ai laici, secondo la disciplina orientale e greca, parlano diffusamente Arcudio,47 Leone Allazio.48 Nel Collegio greco che fu eretto a Roma, come dicemmo, da Gregorio XIII, fu stabilita la legge che il Greco si conservi in quel Rito, come attesta Leone Allazio,49 secondo le Costituzioni del Collegio stesso, confermate dal Sommo Pontefice Urbano VIII: gli alunni ogni otto giorni devono confessarsi, e comunicarsi ogni quindici giorni, nonché nelle feste solenni e nelle domeniche di Avvento e di Quaresima, osservando il Rito Latino; nelle feste più solenni, cioè a Pasqua, Pentecoste e Natale è loro comandato di ricevere l’Eucaristia sub utraque specie col Rito Greco, cioè con pane lievitato, intinto nel Sangue, per fare la qual cosa il Sacerdote usa un piccolo cucchiaio, che mette nella bocca di chi si comunica. Lo stesso Rito si osserva con tutti gli altri Greci, che in quei giorni convengono per la Messa solenne, o che negli altri giorni dell’anno nella Chiesa del Collegio Greco chiedono che venga loro amministrata l’Eucaristia con Rito Greco. Ma per gli Italo-Greci nella ricordata Costituzione Etsi Pastoralis,50 l’Eucaristia sub utraque specie è permessa solo in quei luoghi in cui è conservato il Rito di questa Comunione; ma negli altri luoghi, dove lo stesso Rito è obsoleto, la Comunione sub utraque specie è proibita. Da questa disciplina o Rito della Comunione sub utraque specie, pur accettato in tutta la Chiesa Orientale, alcuni Greci e Orientali a poco a poco si sono allontanati. Luca Olstenio, uomo famoso, nella lettera a Bertoldo Nimisio, che si legge stampata negli opuscoli Greci e Latini di Leone Allazio51 riferisce di aver dato l’Eucaristia nella Basilica Vaticana a un Sacerdote abissino che, dovendo comunicarsi, si era accostato con altri alla Sacra Mensa. Avendogli amministrato la Comunione sotto l’unica specie del pane, allo stesso ed anche agli altri uomini della Chiesa di Etiopia fu chiesto se, secondo il Rito della loro patria erano soliti prendere l’Eucaristia sub unica specie, tanto nella liturgia solenne quanto nella quotidiana partecipazione all’Eucaristia, nonché quando in immediato pericolo di morte la recavano come Viatico. Egli attesta che da essi fu risposto che sempre si amministrava l’Eucaristia sotto l’unica specie del pane e che questa era l’antica disciplina che ancora durava nella Chiesa Etiopica. Tra i quesiti posti al Sommo Pontefice Gregorio XIII dal Patriarca dei Maroniti si trova questo: "Noi celebriamo la Messa solo in azimo; ma i nostri laici si comunicano sub utraque specie". Gli rispose il Papa: "Se vogliono consacrare in azimo non sembra che si debba loro proibire, ma i Laici piano piano devono essere allontanati dalla Comunione sub utraque specie; infatti tutto il Cristo è contenuto in una sola specie e nell’uso del calice c’è gran pericolo di effusione", come è possibile leggere nella lodata opera di Tomaso da Gesù.52 Anche i Padri del Concilio del Libano celebrato nel 173653 aderendo a questo orientamento così stabilirono: "Aderendo alle leggi della medesima Santa Romana Chiesa, vi ordiniamo e comandiamo letteralmente che a nessun laico o chierico con Ordini Minori venga data la Comunione sub utraque specie ma solo sub una, quella del pane", permettendo ai soli Diaconi di ricevere nella Messa solenne l’Eucaristia sub utraque specie, cioè prima sotto la specie del pane e poi sotto quella del vino, rimosso tuttavia l’uso del cucchiaio, che sopra abbiamo ricordato: "Ma ai Diaconi concediamo e permettiamo, soprattutto nella Messa solenne, di poter ricevere l’Ostia intinta nel Sangue dai Sacerdoti, purché sia evitato l’uso del cucchiaio che abbiamo stabilito doversi abolire totalmente". |
47 Concordia occidentale e orientale nell’amministrazione dei Sacramenti, libro 3, cap. 4. 48 De Ecclesiae Occidentalis atque Orientalis consensione, p. 1614 e ss. 49 Tractatus de aetate et interstitiis, p. 21. 50 57, § 6, n. 15. 51 p. 436. 52 De conversione omnium gentium, p. 486 e ss. 53. part. 2, cap. 12, n. 21. |
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