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1. Tra i cattolici non
esiste alcuna controversia circa il Rito dell’Ostia Maggiore e delle altre
minori particole che sono chiamate merides. Quando infatti fu proposta
tale questione nel Sinodo Ecumenico di Firenze, fu annotato negli Atti che
l’Arcivescovo di Mitilene aveva accolto le proposte argomentazioni nel loro
insieme. Sebbene non sia stato riferito in quella sede il tenore delle risposte
dell’Arcivescovo, tuttavia si deve ritenere ch’egli abbia accolto le domande,
dimostrando la vetustà di quel Rito, praticato per molti secoli nella Chiesa
Orientale, del quale il messaggio è questo: indicare i diversi fini per i quali
si offre il Sacrificio. "Penso abbia detto che questa è antica consuetudine
della Chiesa Orientale, e che quella Chiesa se ne vale per dichiarare i vari
fini del Sacrificio": sono le testuali parole di Arcudio (cf. predetto
lib. 3, cap. 9).
2. Perciò dicemmo che non
esiste alcuna controversia tra i cattolici circa questo Rito; risulta infatti
che, tra gli scismatici, Simone, Arcivescovo di Tessalonica, nel suo trattato De
Sacramentis si sia mostrato dubbioso circa la consacrazione delle
particole. Ma ciascuno può intuire quanto fosse irrazionale il dubbio di
costui. Infatti, quando il Sacerdote presso il sacro Altare pronuncia la
formula della Consacrazione sia sopra la maggiore porzione, sia sopra le
particole minori; e quando la sua intenzione sia diretta alla regolare
consacrazione di tutte, e quando la materia di esse sia idonea alla mutazione
sacramentale, se la porzione maggiore riceve la consacrazione, certamente è
necessario che siano consacrate anche le particole minori le quali, come già
abbiamo detto, si chiamano merides.
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